“La madre”, parla il regista Marcello Cotugno

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Il ruolo centrale della figura materna, l’amore verso un figlio, il dolore del distacco causato da un ragazzo che decide di lasciare la casa paterna. Con questi temi principali e la regia di Marcello Cotugno, La madre, di Florian Zeller, con Lunetta Savino, è in scena al Teatro Carcano di Milano fino al 14 aprile. Ne sono protagonisti anche Andrea Renzi, Niccolò Ferrero e Chiarastella Sorrentino.

Quanto spirito di sacrificio c’è nella protagonista?

Moltissimo, perché è una donna che per potersi dedicare ai figli, soprattutto al maschio, ha rinunciato alla propria vita e alla carriera. Quando lui va via, lei va in crisi perché le crolla tutto il mondo. Se da un lato è cattiva, morbosa e ossessiva, dall’altro è vittima di una società patriarcale, che l’ha relegata a un ruolo imposto da un marito che le dice di trovarsi un interesse. Come se questo bastasse a risolvere il problema.

Lunetta Savino è una delle più valide attrici comiche del panorama italiano. Quali direttive le ha dato per un testo che passa da un lieve humour nero al drammatico?

Zeller lo sottotitola “black comedy“, quindi noi ci siamo lasciati andare a una serie di effetti che non sono dovuti al teatro comico ma alla situazione. Ci sono scene che si ripetono nel quotidiano divise in due parti: la prima è come se fosse un interno familiare “senza peli sulla lingua”. La seconda è invece mediata dall’ipocrisia borghese: si dicono le cose che si possono dire, ma alcune vengono “messe sotto al tappeto”. Con Lunetta Savino e tutta la compagnia c’è stata grande armonia. Abbiamo fatto un periodo di prove bellissimo di ricerca sul testo. Poi è il secondo anno di una tournée che ci sta dando grandi soddisfazioni.

Perché l’ha colpita così tanto proprio questo testo di Florian Zeller?

Mi occupo da più di vent’anni di drammaturgia contemporanea e sono sempre alla ricerca di autori e autrici internazionali. E’ un autore chiaramente sulla cresta dell’onda ed è stata Lunetta Savino a farmi leggere il testo prima che Zeller vincesse l’Oscar. Adesso è a Hollywood e sta a girando la serie di “Lehman Trilogy” del nostro Stefano Massini. E’ un autore importante che riesce a raccontare il contemporaneo con un certo distacco ironico. Questo lo rende assolutamente internazionale e i suoi spettacoli sono rappresentati in più di 50 Paesi.

  • Si ringrazia Cristiana Ferrari
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