Mariangela D’Abbraccio, “Lo zoo di vetro”

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Capolavoro assoluto della drammaturgia americana firmata Tennesse Williams. Siamo alla fine degli anni ’30 del secolo scorso e la storia racconta le vicende della famiglia Wingfield composta dalla madre Amanda e dai suoi due figli, Tom e Laura, ragazza timida e claudicante. Abbandonata dal marito, Amanda deve affrontare le difficoltà, i timori e le ansie che le derivano dal desiderio di assicurare un futuro sereno ai suoi figli con un comportamento che oscilla tra il tenero e l’eccessivo.

Lo zoo di vetro di Tennessee Williams è in scena al Teatro Carcano di Milano dal 5 al 9 marzo. La regia è di Pier Luigi Pizzi. Ne sono protagonisti Mariangela D’Abbraccio, Gabriele Anagni, Pavel Zelinskiy ed Elisabetta Mirra.

Quattro domande a Mariangela D’Abbraccio

“Quali sono le difficoltà che deve affrontare Amanda?“

“Tante, enormi, soprattutto l’abbandono di un marito che sparisce improvvisamente, la costruzione di una vita. Questo testo è stato scritto negli anni Quaranta, quindi c’è una donna sola con una figlia che ha una menomazione. Dunque ci sono tanti buchi, tante mancanze, tanta solitudine e tanta disperazione, quindi lei si attacca a questi figli e spera di avere il meglio per loro. A volte sbaglia, opprimendoli e costringendoli, ed è un rapporto con i figli di amore e di violenza, anche di litigate e di dolori. Però è una donna molto vitale. Come tutti i personaggi di Tennessee Williams spera sempre in un futuro migliore, non si abbatte mai e ha il senso della speranza. Sono personaggi che da un momento all’altro possono rialzarsi, possono credere in un futuro, sono puri d’animo, pensano che domani possa accadere qualcosa di diverso.”

“E’ uno spaccato sociale tutto al femminile?“

“Abbastanza, ma direi che parla anche della parte maschile, però in scena c’è un dramma femminile di una giovane come può essere mia figlia interpretata da Elisabetta Mirra, così staccata dalla realtà con la sua menomazione. C’è una madre, una donna sola, che subisce anche la parte maschile. La verità è che queste donne stanno subendo una decisione degli uomini. Ha condizionato totalmente il futuro di lei, dei suoi figli e di tutto.”

“Quali sono i mali che affliggono i protagonisti?“

“Questo testo di Tennessee Williams è autobiografico. E’ il primo testo importante di Williams, nel senso che prima ha scritto degli atti unici, quindi qui scrive di se stesso. C’è il protagonista maschile ma è uno spettacolo a quattro voci. C’è la figura maschile che parla con la voce e con i pensieri del giovane Tennessee Williams. Chiaramente è un giovane che spera invece di scappare, di costruirsi un futuro, di non essere costretto a una vita monotona. E’ una persona che ha dentro un senso artistico, è un poeta, scrive poesie e vuole andare via. La figlia invece è bloccata nella realtà, non esce, non vuole uscire, è chiusa nel suo zoo di vetro e si aggrappa a questo per sopravvivere. Ha creato un suo mondo alternativo perché non è inserita nel mondo.

Lei si sente rifiutata dato che ha questa zoppia, quindi ha uno shock e un trauma diverso. Poi c’è questo giovane che arriva e che invece non ha tutti questi problemi. Certamente anche lui racconta i suoi fallimenti di un ragazzo che prometteva molto ma che è impiegato in una fabbrica di scarpe e non ha mantenuto le promesse. Però è più sano. Arriva e si deve sposare con la fidanzata. Ha un incontro con la figlia che sembra portare a qualcosa ma che invece è un piccolo inganno perché è fidanzato ma in quel momento ci crede anche lui. Ha questa piccola liaison amorosa in quella serata. Però forse è il personaggio più sano, che arriva per passare una serata con noi e poi non sarà più con noi.”

“In che modo il testo di Tennessee Williams tocca l’anima?“

“Tocca l’anima perché racconta l’essenza umana, gli shock, le sensibilità e le durezze, quindi parla sempre di anima. Io sono al mio quarto Tennessee Williams, ne ho fatti altri, grandi titoli come Un tram che si chiama desiderio, La gatta sul tetto che scotta e La rosa tatuata. Quindi l’autore è sempre lì a raccontare che cosa avviene nell’anima della persona, gli shock, i blocchi, i traumi. Dunque in questo senso è proprio un autore dell’anima.”

  • Intervista di Andrea Simone
  • Si ringrazia Cristiana Ferrari
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