Corrado d’Elia, “Amadeus”

Lo spettacolo Amadeus non vuole essere solo un omaggio alla grande musica e al genio di Mozart, ma indagare il nostro rapporto personale col genio, quell’impossibilità a comprendere e spesso anche solo a misurarci con chi è tanto diverso da noi. Ecco quindi che lo spettacolo scritto, diretto e interpretato da Corrado d’Elia, approfondendo la straordinaria figura di Wolfgang Amadeus Mozart, analizza la difficoltà del rapporto tra l’uomo e la grandezza.

Amadeus, liberamente ispirato all’omonima opera di Peter Shaffer, è in scena al Teatro Litta di Milano dall’8 al 17 dicembre.

Quattro domande a Corrado D’Elia

Che cosa viene fuori dall’analisi che fai sul rapporto personale tra l’uomo e il genio?

Sono tanti anni che lavoro su questi temi. Come i grandi soggetti e le grandi domande, più si scava, meno si trova il letto del fiume. E’ un terreno talmente grande e meraviglioso che l’entusiasmo mi porta a continuare questa ricerca. Parlare di Mozart significa riferirsi a qualcuno diverso da noi. Non era solo un artista: a tre anni suonava il clavicembalo; a 4 faceva il suo primo concerto; a 7 componeva la sua prima sinfonia e a 12 scriveva tutti gli strumenti per un’opera completa. Il vero problema non è lui, che ha già i propri guai perché è un genio che si deve rapportare con il mondo. Il vero problema è il modo in cui noi ci relazioniamo con il genio. Tendenzialmente, infatti, lo mettiamo dentro alle nostre categorie che sono sempre riduttive. E’ il nostro modo di ragionare. Da qui nascono scontri e invidie.

Perché il genio ci sorprende e ci confonde?

Ci sorprende perché ci emoziona, sia in modo positivo che negativo. E’ qualcosa di dirompente: entra come un coltello caldo nel burro e non ci lascia mai indifferenti; è un altro pianeta, un altro spin dell’elettrone. Ogni volta che lo incontriamo, ci stupisce per forza perché noi siamo su un piano completamente diverso rispetto al suo. Ovviamente, sorprendendoci, è inevitabile che ci confonda, perché non esistono categorie in cui incasellarlo. Noi cerchiamo di ridurlo a una tipologia che conosciamo, ma lui è un’altra cosa. E’ molto più avanti rispetto agli altri. Vive la vita in un modo diverso dal nostro e per noi è come incontrare un’altra specie, un alieno.

Nello spettacolo ha un ruolo importantissimo la figura del compositore Antonio Salieri, che fu prima antagonista e poi assassino di Mozart. Dovremmo detestarlo, invece, grazie al modo in cui lo porti in scena, si riesce addirittura a provare empatia per lui. Perché?

Innanzitutto perché giustifica il suo gesto. Nello spettacolo noi immaginiamo che Salieri sia già all’inferno in una situazione un po’ dantesca in cui vede comparire gli spettatori e si rivolge a loro. La scrittura è in versi, in rima e rimanda un po’ a Dante. Poi la storia si anima pian piano e Salieri inizia a raccontare la propria versione, provando a spiegare umanamente il suo terribile gesto.

Ricordiamo che fu Puskin il primo a scrivere che fu Salieri a uccidere Mozart, ma ovviamente la storia non è questa. Noi ci crediamo perché Peter Shaffer ha scritto un testo per il teatro e Milos Forman ha diretto un film meraviglioso che ormai ha quasi 40 anni. Se chiediamo alla gente com’è morto Mozart, tutti rispondono che lo ha ucciso Salieri. L’invenzione diventa quindi realtà e da lì la gente non può scappare. Il sogno diventa talmente reale che ci condiziona. Per noi è fantastico, perché è un espediente drammaturgico straordinario. Immaginiamo quindi che Salieri abbia ammazzato Mozart. Il suo racconto dell’amore verso la musica e le sue motivazioni sono talmente umane che noi parteggiamo per lui. Amadeus è il grande genio: a lui non togliamo niente. Dobbiamo invece aggiungere qualcosa all’umano Salieri.

Dopo Beethoven e Mozart, possiamo aspettarci una chiusura del cerchio e quindi di una trilogia, con uno spettacolo su Johann Sebastian Bach?

Ci pensavo proprio in questi giorni. Per il momento è presto. Ho intrapreso anche altri percorsi, come un progetto su Dante che devo seguire. Io credo che si possa fare, ma non subito. Adesso cerchiamo di apprezzare Amadeus, che mi sembra uno spettacolo molto emotivo. La musica di Mozart è meravigliosa ed è incastonata nelle parole come in tutti i miei lavori. Non è mai scelta a caso: il pubblico ascolterà sia brani conosciuti sia pezzi meno notti. Per il momento godiamoci il nuovo bambino che nasce venerdì 8 dicembre sul palcoscenico del Teatro Litta!

  • Intervista di Andrea Simone
  • Si ringrazia Alessandra Paoli
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