Diego Dalla Palma, “Bellezza imperfetta”

Bellezza imperfetta – fra vacche e stelle è il titolo della prima opera teatrale scritta e interpretata da Diego Dalla Palma, che arriva al Teatro Manzoni di Milano il 5 dicembre. La regia dello spettacolo è di Ferdinando Ceriani, mentre le musiche sono affidate a Cesare Picco.

Icona inconfondibile di stile, emblema del significato della bellezza che va oltre ai luoghi comuni, Diego Dalla Palma ripercorre la storia imperfetta della sua vita, impervia e sorprendente, in un viaggio suggestivo fatto di evocazioni, immagini, pensieri, musiche e ricordi per portare in scena quella che lui chiama “la bellezza scomoda”. In scena ci sarà anche l’attrice Vera Dragone, che con la sua voce e le doti recitative affiancherà Diego Dalla Palma nella narrazione.

Intervista a Diego Dalla Palma

Che cos’è quella che lei definisce “la bellezza scomoda”?

E’ quella che fa soffrire la gente. Ad eccezione di attrici come Grace Kelly e Ava Gardner o altre dive del passato che rasentavano fisicamente la perfezione, le icone più importanti sono tutte caratterizzate da quelli che gli sciocchi e i superficiali definiscono difetti. Questi sono invece l’anticamera del fascino e, a volte, un veicolo di stile. La bellezza scomoda è quella che io considero imperfetta ed è l’unica che porta a un significato e a uno charme duraturi. Quella leziosa dei 20 anni passa in fretta e molto spesso diventa un vero e proprio problema, addirittura un incubo, per le persone più fragili e deboli.

Nello spettacolo è centrale la figura di sua madre. Ce ne vuole parlare?

Sì, perché è stata la prima a farmi capire che la bellezza nelle donne era rappresentata dall’intelligenza, dal carisma, dalla personalità e soprattutto dal coraggio, che secondo lei era alla base di qualsiasi tipo di fascino e di potere seduttivo. Non lo diceva in questi termini, perché era una donna che viveva di pastorizia. Nonostante puzzasse di letame, aveva sempre un rossetto fiammeggiante sulle labbra anche quando andava nella stalla a raccogliere i secchi di latte. Era come Silvana Mangano in Riso amaro nel contesto del film L’albero degli zoccoli di Ermanno Olmi.

Che ruolo ha l’attrice Vera Dragone?

Vera Dragone è prima di tutto un dono che mi ha mandato il destino. Infatti, pur non sapendolo, ho scoperto di aver lavorato con sua madre Francesca De Seta quand’era giovane. E’ stato quindi un trasporto totale. Tra noi c’è una simbiosi incredibile e lei è molto brava. Al di là del nostro rapporto, spero che in futuro la sua straordinaria sensibilità prevalga su tutto. E’ una fusione perfetta, siamo in sintonia su ogni cosa, anche sul dolore.

Per la data milanese lei ha voluto accanto a sé l’attrice Giulia Lazzarini. Perché ha scelto proprio lei?

Per prima cosa è stata portatrice e icona di significati nella mia vita per la sua bravura, delicatezza e umiltà. Io la conosco da tanto, dai tempi in cui veniva nel mio showroom che avevo appena aperto in via Madonnina a Milano. Da quando ha recitato nella parte di Ariel e poi in altri ruoli, io l’ho sempre seguita con grande ammirazione. Il secondo motivo è legato alla stima che ho di lei. Di sicuro esistono attrici ancora in vita che sono monumenti di bravura del teatro italiano e internazionale, ma io sono convinto che lei in questo momento rappresenti il non plus ultra, l’apice e la vetta della montagna. Credo che il motivo sia dovuto al suo fatalismo che lei fa diventare carisma.

  • Intervista di Andrea Simone
  • Si ringraziano Elena Simoncini e Manola Sansalone
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