Gaia De Laurentiis, “Diamoci del tu”

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Un rapporto professionale si trasforma a sorpresa in una divertente, acuta e scoppiettante relazione. Così, un burbero e scontroso datore di lavoro e la sua efficiente collaboratrice cominciano a confrontarsi senza la formalità dei ruoli, arrivando ben presto a situazioni divertenti e toccanti.

Diamoci del tu di Norm Foster è in scena al Teatro Martinitt di Milano fino al 10 marzo. Diretta da Enrico Maria Lamanna, la commedia vede protagonisti Gaia De Laurentiis e Pietro Longhi.

La parola a Gaia De Laurentiis

Quali sono i tratti caratteriali distintivi del suo personaggio?

E’ una zitella molto chiusa e riservata, piuttosto ruvida, a tratti aggressiva, sulla difensiva, fondamentalmente molto sola, ma con un mondo interiore ricco. Parla di sé come una povera governante poco istruita e un po’ rozza. In realtà ha passato un’esistenza a leggere e a formarsi. E’ molto curiosa della vita.

Lei ha una solida formazione teatrale alle spalle. Tra i suoi tanti ruoli, c’è quello di Margherita nel Faust di Goethe. Qual è il genere teatrale che sente più affine a lei?

Direi tutti. Ho iniziato con ruoli drammatici e purtroppo ne capitano pochi. Sembra ormai che il mercato del teatro privato voglia ridere e desideri commedie: un genere che all’inizio non era a me tanto affine è diventato poi un mio tratto distintivo perché ho fatto molte commedie comiche. Nel 2022-2023 sono andata in scena diretta da Lamanna con Note stonate, un testo di Israel Horovitz, in cui avevo un ruolo meraviglioso: anche in quel caso era una governante. Si trattava di una parte drammatica che mi ha dato grandi soddisfazioni. Mi piace molto piangere! Negli anni ho però affinato varie corde, quindi direi che mi trovo bene con tutti i generi.

Norm Foster è un autore brillante di diverse commedie ed è considerato il Neil Simon canadese. Meriterebbe più spazio in Italia?

Decisamente! Ho letto anche altri testi ed è straordinario! Non so se accomunarlo a Neil Simon. Secondo me, in lui c’è qualcosa di più sottile, perché riesce a essere terribilmente tagliente e ha una modernità diversa. Ha una scrittura straordinaria e meravigliosa: fa esplodere in una risata, immediatamente dopo dà un pugno nello stomaco e viceversa: porta all’emozione e poi “rompe” con l’ironia.

Siamo di fronte a una commedia. E’ d’accordo nel dire che far ridere è molto più difficile che commuovere? Di solito con il dramma scatta un’empatia più immediata.

L’aspetto più difficile è far ridere in modo intelligente. Per quanto riguarda la comicità, ha a che fare molto con i tempi. E’ un fatto più tecnico. Trovo che commuovere sia più soddisfacente; in quel caso i tempi variano a seconda della serata e del pubblico. Ci vuole infatti sensibilità per capire fino a dove ci si può spingere e quando “tirare più dritto”. Nel caso della risata, invece, è questione di orecchio e di tempi musicali. Con il dramma non è così.

Diamoci del tu è una carezza sul cuore con un finale totalmente inaspettato. Amo profondamente il mio personaggio e credo sia il quarto anno che lo riprendiamo. Il pubblico esce davvero commosso e felice.

  • Si ringrazia Lia Chirici
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