- Clicca QUI per ascoltare il podcast dell’intervista
DAVID parte da un fatto di cronaca, o meglio, da più fatti di cronaca che ogni anno avvengono tra Stati Uniti ed Europa. È la storia di un ragazzino di 13 anni che prende dalla cassaforte la pistola del padre e compie una strage a scuola. Un ragazzino che proviene dalla borghesia, con un padre medico e una madre avvocato. Un ragazzino appassionato di fisica e basket, un normale tredicenne che frequenta una scuola privata.
DAVID – Come quando eravamo felici è in scena al Teatro della Cooperativa di Milano fino al 19 ottobre. Il testo e la regia sono di Marco Di Stefano, la dramaturg è Chiara Boscaro. In scena troviamo Andrea Trovato accompagnato dalla voce di Miro Baldini.
Quattro domande a Marco Di Stefano
Che cosa emerge dalla storia che racconti?
Noi abbiamo deciso di raccontarla secondo il punto di vista del padre del ragazzino. Per cui non portiamo in scena tanto le motivazioni dietro al gesto del tredicenne quanto l’elaborazione del gesto del figlio da parte del padre e il suo tentativo di ritrovare una normalità o comunque di capire come e se ricucire una relazione con un ragazzo che compie un gesto così violento.
Quanta solitudine c’è negli autori di queste stragi?
Questa è una bellissima domanda! Sicuramente ce n’è molta percepita, nel senso che una delle cose a cui facciamo riferimento noi durante lo spettacolo è proprio il senso di inadeguatezza che un adolescente può provare rispetto al mondo. Quindi magari non c’è una solitudine concreta e reale, perché forse sono dei ragazzi che hanno intorno una rete anche familiare efficace, educativa e formativa, però percepiscono se stessi come dei diversi, dei ragazzini soli di fronte al mondo.
Che tipo di rapporto c’è fra David e suo padre?
E’ un legame molto forte e bello. Noi partiamo proprio da una situazione familiare che non è fatta di disagio, ma è quella di una famiglia felice, medio borghese, dove il padre e il figlio hanno una relazione molto profonda. Ed è proprio questo che mette in crisi il padre di David: l’interrogarsi su dove si sia verificata una frattura o una crisi che ha portato il ragazzo a compiere il gesto che ha compiuto, nonostante il padre sia riuscito a creare un rapporto così profondo con lui.
Tu nel 2023 hai portato in scena uno spettacolo sulle Bestie di Satana. Come mai hai questa passione per i fatti di cronaca nera?
In un certo senso la motivazione dietro DAVID è connessa a quella che stava dietro a Poco più di un fatto personale, nel senso che io da quando sono diventato padre, ho iniziato a interrogarmi sulle problematiche dell’adolescenza. In Poco più di un fatto personale portavo quelle che ho vissuto io e cercavo di affrontarle con un nuovo sguardo da padre, perché io ho due figli piccoli di cui il più grande ha sei anni. In DAVID affronto le mie paure completamente nuove come genitore. La cosa che mi ha colpito di questi fatti di cronaca è che non si parla mai dei genitori ma sempre dei ragazzi che vengono additati come dei mostri. Allora mi sono chiesto come mi comporterei se il mostro fosse mio figlio. Quindi ho deciso di scrivere e dirigere questo spettacolo.
- Intervista di Andrea Simone
- Si ringrazia Giulia Tatulli
- Clicca QUI per iscriverti al canale YouTube di Teatro.Online e vedere le nostre interviste video