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Fine anni ‘80. Un piccolo paese di provincia nell’Italia settentrionale. Il dottor A., dirigente pubblico dell’Ospedale Civile, sta attraversando Saluzzo, una cittadina di portici, geometrie e cioccolato buono, per tornare a casa. Nell’androne del suo palazzo sono appostati due uomini. Varcata la soglia dell’edificio, gli uomini escono allo scoperto…
Senza motivo apparente è un progetto di Christian La Rosa che lo vede protagonista sul palco del Teatro della Cooperativa fino al 19 gennaio. Il testo e la regia sono di Chicco Dossi.
Quattro domande a Chicco Dossi
E’ un fatto di cronaca reale quello che viene raccontato nello spettacolo?
Sì, ma molto poco conosciuto, se non nel cuneese e dalle parti di Saluzzo. E’ stato il primo omicidio nel campo della sanità in Italia ed è stata nel nostro Paese la prima spia del rapporto controverso tra sanità pubblica e privata.
Possiamo definirlo più un giallo o un noir?
Io preferirei classificarlo come un noir. Infatti anche nella linea estetica e nella scrittura mi sono ispirato ai film poliziotteschi degli anni ’70. Uno dei miei film preferiti è Milano Calibro 9 e ho cercato di recuperare quell’impronta perché questa è una storia forse meno di mafia ma più di malavita, intesa come criminalità organizzata che si sviluppa al nord.
La storia è ambientata negli anni Ottanta ma potrebbe succedere anche ai nostri giorni?
Certamente. Quello del rapporto tra abuso di potere ed esercizio di esso è comunque un problema continuo. Il dottor A aveva scoperto dei casi nell’ospedale di Saluzzo. Nel momento in cui lui presenta un dossier e delle persone vengono condannate, qualche tempo dopo, misteriosamente, il dottor A. sarà vittima di questa aggressione che affonda le sue radici proprio nel fatto che lui ha scoperchiato questo vaso di vermi.
Hanno detto che le storie vanno cercate in provincia e non in città. Questa è ambientata nel cuneese. Significa che è più facile che succedano fatti di cronaca nera nei piccoli centri che nelle metropoli?
No, non necessariamente, ma credo comunque che in provincia ci possa essere un’omertà tale per cui la maggior parte della popolazione sa ma non vuole vedere, sa ma non denuncia, sa ma preferisce mantenere quel privilegio. Forse c’è anche una conoscenza maggiore. In città noi non sappiamo effettivamente quali abusi di potere avvengano nei centri in cui questo comando si esercita. A Saluzzo l’ospedale era il vanto di quella parte d’Italia: il reparto maternità era il migliore della zona. Leggere su una carta d’identità “nato a Saluzzo” diventava un vero e proprio vanto. Ovviamente l’esercizio di questi abusi di potere non era un mistero per nessuno e quindi quella cittadina era diventata il centro di questa piccola comunità.
- Intervista di Andrea Simone
- Si ringrazia Giulia Tatulli
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