Duets è uno spettacolo che solleva interrogativi sulla natura delle relazioni indagando la complessità dell’amore, del potere, della dipendenza. Esplora le dinamiche rivelandone le tensioni, le passioni e le fragilità che possono emergere. Spesso sono relazioni a due che si svolgono davanti a un coro. Un coro che a volte interviene e interagisce con la coppia stessa, a volte resta spettatore inerme davanti alle azioni.
Duets è in scena al Teatro Litta di Milano dal 17 al 19 ottobre. La coreografia e la regia sono di Susanna Baccari. In scena troviamo Sara Bozzetti, Enrico Ferrari, Verena Marenco, Giorgia Paolillo, Alessandro Pozza, Alessia Trocchianesi, Alessandro Saturno e Marco Vitiello.
Intervista alla regista e al cast
Se non ho capito male, avete adottato un approccio quasi filosofico nel trattare temi come i rapporti umani. E’ così?
Susanna Baccari: Speriamo che sia così e che sia uno spettacolo profondo, anche al di là della parola. Questà pièce è il frutto di un laboratorio. E’ il quinto anno che con MTM e tutti i soci realizziamo una produzione, dedicando una finestra alla danza. Lo dico perché sono orgogliosa, dato che portare la danza o il movimento nei teatri milanesi è sempre molto difficile. Sono contentissima di questo. L’approccio è stato come sempre una sorta di sperimentazione. In scena ci sono attori, performer e danzatori che provengono da diverse formazioni. A me piace mischiare le loro personalità.
Perché avete scelto il titolo Duets?
Abbiamo lavorato insieme sull’ipotesi dei duets in quanto coppia e alter ego. Il titolo nasce dal desiderio di capire che cosa vuol dire relazionarci con noi stessi, con un’altra parte di noi, con qualcun altro e creare un incontro con le altre anime, gli altri corpi e le altre persone. Da lì si evocano diversi stati d’animo del lavoro durante il flusso dello spettacolo, attraverso una serie di sequenze e di quadri: incontri più delicati, più intimi, più violenti. I performer sono quattro uomini e quattro donne, quindi si mischiano anche le energie. Sono state queste le tematiche.
E’ un lavoro sul movimento e sull’immagine costruito a quadri, raccolto da una sorta di sequenza e di flusso continui, accompagnato da un tappeto sonoro fatto di suggestioni e rumori molto concreti e quotidiani, che man mano si strutturano e diventano un pezzo di musica contemporanea, fino ad arrivare a un brano di musica classica, per poi tornare a una sorta di sonorità urbana.
Quanto erotismo c’è in questo spettacolo?
Alessandro Pozza: Un po’ viene messo all’interno della danza e dei corpi.
Susanna Baccari: Anche negli incontri. E’ insito nel lavoro fisico, nella visione sensuale intesa proprio come scontro e scoperta tra i corpi. Quindi fa parte proprio dell’emozione che regge tutto il lavoro.
Il pubblico viene chiamato a interagire?
Susanna Baccari: No, speriamo di coinvolgerlo. E’ un’interazione emotiva, però non c’è coinvolgimento diretto, anche se c’è un inizio un po’ particolare.
- Intervista video di Andrea Simone
- Si ringrazia Alessandra Paoli
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