Clara e Giacomo hanno seguito le regole. Hanno aspettato, sperato, compilato moduli e siglato contratti, affrontando anni di una burocrazia tanto lenta quanto opaca. Una trafila estenuante fatta di pratiche d’adozione arenate senza spiegazioni e sogni sistematicamente rimandati. Poi, quando ogni porta sembrava ormai sbarrata, la svolta arriva sul web. Sullo schermo del loro computer compare Easyway, un’agenzia privata con sede in Australia che promette quello che lo Stato non riesce più a garantire: tempi certi e un lieto fine assicurato. Il viaggio, le trattative, l’accordo. Oggi Clara e Giacomo sono tornati a casa. Nei loro occhi si leggono la felicità e il sollievo di chi si trova finalmente sospeso in quella dolcissima attesa che precede l’arrivo di un figlio. Una vicenda a lieto fine che riaccende però i riflettori sui confini – spesso d’ombra – tra le lungaggini del sistema pubblico e il mercato globale delle adozioni private.
E’ arrivata la cicogna è in scena al Teatro Martinitt di Milano fino all’11 ottobre. Scritto da Valeria Cavalli e diretto da Alberto Oliva, lo spettacolo vede protagonisti Arturo Di Tullio, Monica Faggiani ed Enrico Ballardini.
Intervista ad Alberto Oliva, Monica Faggiani e Valeria Cavalli
In che modo questo testo gioca sulle aspettative?
Monica Faggiani: Noi abbiamo una coppia che desidera tantissimo avere un bambino. Sono arrivati un po’ tardi, adesso stanno facendo tutto il percorso e non ce la fanno, non riescono. Io come Monica ho vissuto questa cosa, quando io e Arturo cercavamo un bambino. Io ho dovuto fare un intervento, esami e analisi. E’ molto doloroso. Noi la trattiamo con grande leggerezza, non con superficialità, perché raccontiamo questo ma anche il desiderio, la possibilità e in qualche modo raccontiamo anche che famiglia non è per forza la famiglia di sangue. Non deve essere quello ma la famiglia si crea con l’amore e questo è un po’ quello che vogliamo andare a raccontare.
Valeria, su cosa hai puntato come aspetti principali?
Valeria Cavalli: Mi conosci benissimo e quindi sai che l’ironia è proprio una delle caratteristiche che mi contraddistinguono. Sicuramente su quello, però anch’io ho fatto lo stesso percorso che ha fatto Monica per poter avere i figli e quindi so che cosa vuol dire seguire una serie di profilassi e di cose. E’ una difficoltà grossa, quindi si ride, ma ci si intenerisce anche per la fatica che fanno le persone che desiderano essere genitori e poi magari non riescono a esserlo oppure lo sono in una maniera diversa.
Come viene affrontato il tema della genitorialità?
Valeria Cavalli: In realtà in uno spettacolo di un’ora e mezza è un po’ complicato concentrare tutto quello che si può dire sulla genitorialità, però sicuramente questo è un modo diverso di vederla. Si attraversano diversi stati, quindi il desiderio, l’impossibilità e poi una possibilità diversa.
Esistono dei preconcetti culturali su quest’argomento?
Alberto Oliva: Direi che ne esistono tantissimi e noi giochiamo molto a sfatarli, a volte ad andarci dietro, perché spesso l’ironia nasce anche da un’identificazione con degli stereotipi e dei preconcetti che però noi cerchiamo di acchiappare e di trasformare con tanto gusto per il paradosso, perché questa è una commedia molto paradossale, perché si ironizza molto. Dobbiamo anche dire che questa è la quarta commedia di una serie con cui noi apriamo la stagione del Martinitt per il quarto anno sempre giocando con la coppia formata da Monica Faggiani e Arturo Di Tullio che affronta diverse avventure, vicissitudini e incontri paradossali sempre nell’ambito della famiglia, per cui in realtà non è la prima volta che con Valeria giochiamo sulla famiglia disfunzionale o comunque cercando di prendere un po’ delle dinamiche che sono tipiche di tutte le coppie e le famiglie italiane e a giocarci. Forse stavolta abbiamo veramente tirato la corda del paradossale in maniera più forte per arrivare a una virata. Si ride molto, si scherza, si prende tutto con grande leggerezza e grande ironia, ma nel secondo tempo si scivola in una dimensione più malinconica e con più colori ed emozioni. Quindi sarà una serata ricca di emozioni diverse.
Monica Faggiani: Secondo me si riesce anche a dire che la famiglia tradizionale non è l’unica famiglia possibile. Io a questo tengo molto, perché la famiglia è famiglia. Sono persone che si amano e quindi perché dobbiamo sempre stare su quest’idea della famiglia tradizionale? Qui si gioca su questo tema, ma lo si fa in maniera intelligente, fluida, divertente e magmatica. La famiglia è famiglia, al di là di quella tradizionale.
- Intervista video di Andrea Simone
- Si ringrazia Lia Chirici