Alessandra Faiella e Valerio Bongiorno, “Coppia aperta quasi spalancata”

Coppia aperta quasi spalancata di Dario Fo e Franca Rame continua ad avere una rilevanza e una contemporaneità straordinarie nonostante siano passati quarant’anni dalla sua creazione. La pièce teatrale affronta temi sociali e relazionali profondi che sono ancora estremamente attuali e dibattuti nella società odierna. Nel contesto storico degli anni ’70, l’Italia stava vivendo una fase di profondi cambiamenti sociali, con l’emergere di movimenti di contestazione che spingevano per riforme significative, inclusa l’approvazione di leggi cruciali come quelle sul divorzio, sull’aborto e contro il delitto d’onore.

Coppia aperta quasi spalancata è in scena al Teatro Martinitt di Milano dal 15 al 18 maggio. Diretto da Renato Sarti, lo spettacolo vede protagonisti Alessandra Faiella e Valerio Bongiorno.

Quattro domande ad Alessandra Faiella e Valerio Bongiorno

Quanto si avverte del contesto storico di quegli anni in cui è ambientata questa commedia?

Alessandra Faiella: Poco. Per due motivi: il primo è che abbiamo fatto qualche modifica, con i riferimenti più strettamente legati agli anni Novanta in cui è stata scritta la commedia. Abbiamo cambiato alcune cose per attualizzarla maggiormente, però in realtà non c’è bisogno di una grande attualizzazione, perché il testo non solo è ancora attuale, ma tragicamente lo è diventato ancora di più. Se infatti in quegli anni si parlava di coppia aperta più come una forma di liberazione e naturalmente sempre da parte del maschio, si evidenziava come questa libertà era teoricamente negata alle donne. Adesso viene negata fisicamente, quindi le donne si sono maggiormente emancipate rispetto a quegli anni e questo causa una sorta di risentimento ancora maggiore da parte degli uomini che sfocia negli atti di violenza che ben conosciamo.

Quanto si identifica il pubblico con i vostri personaggi?

Valerio Bongiorno: Io credo che la forma della commedia, con elementi anche di farsa, permetta da un lato il distanziamento perché c’è il divertimento e il gioco teatrale. Dall’altro però c’è la forza che il divertimento e il gioco teatrale si avvicinano di più alla storia e ai personaggi. Il pubblico partecipa pienamente all’immedesimazione dei personaggi. Per come è scritto e per come è giocato, è evidente che il personaggio in cui un po’ tutti si ritrovano è quello di Antonia. In qualche modo qualcuno ritrova degli elementi in quello maschile che purtroppo sono presenti in chi vede lo spettacolo e partecipa al gioco teatrale, perché permette il divertimento, la distanza, ma anche la capacità di accogliere questo personaggio e di ritrovarsi in lui in qualche modo.

E’ molto protagonista anche il femminismo?

Alessandra Faiella: Sì, molto, perché il tema è quello dell’incapacità di alcuni uomini, soprattutto contemporanei, di accettare la libertà di decidere delle donne: la cosiddetta autodeterminazione della donna, per usare un termine femminista. Quindi direi che il femminismo c’entra parecchio.

Che cosa si intende per “corna democratiche”?

Valerio Bongiorno: Credo che si intenda che il nostro personaggio maschile è uno che dice di essere avanti anni luce, di essere progressista e democratico, di capire tutto. Lui apre la coppia perché sono liberi e democratici e perché questa è la strada per una vera liberazione. Credo che per “corna democratiche” si intenda proprio questo: la povera Antonia si ritrova ad avere delle corna con un uomo che giustifica democraticamente la propria sex addiction. Penso che sia un personaggio con dei problemi. Non dico che ci sono degli elementi patologici, però un po’ sì. E’ un pover’uomo, perché che sentimenti ha? Come vive il sentimento e la profondità dell’attaccamento affettivo? Cosa vuol dire per lui affetto? Per lui affetto vuol dire proprietà.

  • Intervista di Andrea Simone
  • Foto di Marina Alessi
  • Si ringraziano Giulia Tatulli e Lia Chirici
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