“FUGA IN CITTA’ SOTTO LA LUNA”: UNA FAVOLA METROPOLITANA

La protagonista di Favola di Tommaso Landolfi non ha nome e parla in prima persona. Questo facilita assai il gioco teatrale, cioè la trasformazione nella narratrice. Una cagna umana, troppo umana, ma il suo essere comunque “altra” mette a fuoco le stranezze nel comportamento dei padroni e le profonde discrepanze nei codici di comunicazione.

Fuga in città sotto la luna è un testo tratto da Favola di Tommaso Landolfi e Il lupo mannaro di Boris Vian. Lo spettacolo è in scena alla Sala Bausch del Teatro Elfo Puccini di Milano ed è diretto da Cristina Crippa, anche protagonista in scena con Gabriele Calindri.

Intervista a Gabriele Calindri

“Perché può essere utile mettere la testa fra le gambe e guardare il mondo sottosopra?”

“Questa è una bella suggestione che nasce da Cristina, che è anche la regista dello spettacolo. Lei ama molto Groddeck, che è stato un particolare tipo di psicologo e psicoterapeuta. Questa è un’immagine che dà lui. E’ un sinonimo del fatto di mettersi nei panni degli altri o di vedere le cose non solo dal proprio punto di vista. Ogni tanto capovolgere la propria visuale o metterci da un altro punto di osservazione per vedere il panorama che abbiamo di fronte può essere portatore di tante belle informazioni. La cosa interessante è che questo potrebbe aumentare l’ascolto tra le persone, cosa di cui c’è bisogno in questi tempi.”

“Il tuo è un lupo mannaro atipico. In che modo lo è?”

“Perché come spiega lui stesso nello spettacolo e come racconta di sé è un lupo civilizzato: è un lupo che da una serie infinita di anni fa parte di una catena familiare che ha questa particolarità. Sono lupi che hanno un contatto abbastanza ravvicinato con gli esseri umani da cui prendono anche le abitudini. Sono degli osservatori, sono curiosi. Come sappiamo, Boris Vian non è un autore lineare, è un autore molto particolare e parla addirittura di un lupo che legge, quindi si avvicina al mondo degli esseri umani attraverso i libri. E’ anche molto legato al primo racconto che fa Cristina Crippa, che ha comunque un tema analogo perché si parla di un cane che sta per morire e che racconta ai propri cuccioli la storia più bella della sua vita. L’idea di questo spettacolo nasce dal fatto di mettere insieme due storie analoghe che parlano un po’ della stessa cosa. E’ vero che il lupo non è un amico dell’uomo, però è un animale molto sottostimato. Ho fatto delle ricerche, mi sono documentato e ho scoperto che è un animale meraviglioso. Tutti i cani che oggi abbiamo nelle nostre case discendono, secondo ricerche scientifiche, per il 98% dai lupi, anche i bassotti. Quindi c’è un’empatia tra essere umano e animale, e oltretutto in questa linea vediamo la figura dell’animale come una figura relativamente innocente che fa le cose che si sente di fare ma senza giudizio.”

“Perché questa è una favola adatta anche agli adulti?”

“Noi abbiamo avuto l’ordine di servizio di queste settimane di repliche e con mia grande sorpresa abbiamo due scolastiche. Per rispondere alla tua domanda ti dico che sinceramente sono un po’ preoccupato, perché secondo me è proprio per gli adulti. Sono due fiabe, soprattutto quella di Landolfi di cui si occupa Cristina, ma anche quella che faccio io è una fiabona particolare ma molto fine. Tutte e due hanno due linguaggi poetici molto alti e molto particolari. C’è una ricerca di contenuti a volte anche presi molto alla lontana che però sono molto sofisticati. Chiaramente come tutte le cose scritte per metafora dipenderà dall’ascolto e dall’apertura e disponibilità che il pubblico adulto dimostrerà per ricevere tutti i messaggi e tutte le informazioni necessarie.”

“Come vedono il mondo gli animali rispetto agli uomini?”

“Questa è una bella domanda perché per  vari motivi personali io sono circondato anche da animali: gatti e cani. Tu che sei un mio amico hai avuto una dinastia di cani. A me quello che ha sempre colpito degli animali, come anche nei bambini senza metterli allo stesso livello, è l’innocenza. Un animale può essere furbo e capire che se prende il pezzo di pollo e lo porta via dal piatto gli è utile. Però non fa mai le cose per cattiveria. Le fa perché sente di doverle fare, è un istinto, ma sono di base innocenti. Non dico che l’essere umano debba per forza tornare innocente, non voglio scomodare i profeti che hanno detto di tornare innocenti come i bambini. Però gli animali in quest’epoca di corse e di tecnologia vengono sempre un po’ menzionati o compresi solo per una questione estetica o di compagnia di bassa lega. Ma come diceva un’attrice, che è morta purtroppo nel 2009, Clara Zovianoff, che è stata una grandissima direttrice di doppiaggio, “gli animali sono per noi dei signori amici che ci fanno sempre capire cosa dobbiamo fare e dove dobbiamo andare, perché sono una parte di noi.”

(intervista e riprese video di Andrea Simone)