Silvia Gallerano, “L’assaggiatrice di Hitler”

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L’assaggiatrice di Hitler è la trasposizione scenica del romanzo Le assaggiatrici di Rosella Postorino, vincitore di numerosi premi nazionali e internazionali, tra cui il Premio Campiello 2018 e il Prix Jean-Monnet 2019. La versione teatrale – nello sforzo di restare fedele allo spirito originale del romanzo – indaga la possibilità per ogni individuo di scivolare nella colpa senza averlo scelto, di colludere con il Male semplicemente per istinto di sopravvivenza. E indaga la condanna tutta umana a dover «assaggiare» il mondo per vivere, ma con il rischio costante e ineludibile di morire.

L’assaggiatrice di Hitler è in scena al Teatro Carcano di Milano dal 20 al 23 febbraio. Lo spettacolo è stato scritto ed è diretto da Sandro Mabellini con la drammaturgia di Gianfranco Pedullà e vede protagoniste Silvia Gallerano e Alessia Giangiuliani.

La parola a Silvia Gallerano

“Che cosa c’è di diverso rispetto al romanzo da cui è tratto lo spettacolo?“

“L’idea del regista Sandro Mabellini, che poi si è tradotta nella drammaturgia che ha fatto Gianfranco Pedullà con il sostegno e la rilettura della stessa Rosella Postorino, è proprio quella di usare le stesse parole del romanzo. Invece di fare una trasposizione in una pièce teatrale con tutti i personaggi oppure di fare un teatro di narrazione in cui c’è una protagonista che racconta quello che le succede, in realtà in scena siamo due figure. Siamo un po’ la stessa persona e siamo tutti personaggi.

Quindi sia io che Alessia Giangiuliani rappresentiamo Rosa, la protagonista. Poi diventiamo anche tutti gli altri e tutto il mondo che la circonda, facendo diventare una specie di prisma e di situazione onirica questo viaggio di Rosa, che si trova in una situazione sempre più coercitiva e stretta di una dittatura che la costringe a non scegliere sempre di più e quindi a decidere sempre di più. Questo la comprime e la fa esplodere dal suo corpo trasformandola in tante persone.”

“Quali sono le colpe dei protagonisti?“

La colpa di cui si parla continuamente è più una domanda ed è quanto sono complice di una dittatura nel momento in cui la subisco. Il romanzo comincia con Rosa che viene prelevata per assaggiare il cibo di Hitler. Quindi ha un privilegio rispetto agli altri perché può mangiare mentre intorno si muore di fame. Mangia delle cose prelibate che possono nascondere la morte a ogni boccone, quindi già qui abbiamo un paradosso. In più, mangiando, lei si nutre, dunque fa una cosa naturalissima. Però sostiene la vita del tiranno e anche se dice che non sono mai stati nazisti e di certo non ha scelta, è comunque complice. Questo tema di esserlo anche quando non lo si sceglie è costante nel romanzo che descrive la questione che ci troviamo a vivere nel momento in cui viviamo in un sistema dittatoriale.

“In che modo il nazismo si fa metafora?“

“Il nazismo è molto presente, non è proprio tanto metafora. Quello che possiamo vedere è un domandarci quanto nella nostra vita siamo anche noi complici delle brutture dell’umanità. In questo senso rimane attuale perché è qualcosa che ci possiamo chiedere in un’epoca come questa in cui comunque le figure dittatoriali come quella di Hitler sono intorno a noi. Sembrano quasi ispirate a questo modello di padre unico che decide per tutti, che sa cos’è la verità e al quale ci affidiamo.”

“La protagonista è un personaggio inventato ma è ispirato a Margot Wölk. Chi era realmente?“

“Era una donna che fu una delle assaggiatrici di Hitler, l’unica sopravvissuta, morta da poco ed è stata l’ispirazione per Rosella Postorino per scrivere il romanzo. Fino alla fine della sua vita non ha raccontato di essere stata un’assaggiatrice, perché viveva nella paura effettiva dello stigma per avere suo malgrado contribuito alla sopravvivenza di Hitler. Lei diceva di non essere mai stata nazista, che è una delle frasi che ritorna spesso nel romanzo e nella nostra drammaturgia. Quindi torna ancora il tema di quanto siamo complici anche quando non vogliamo esserlo.”

  • Intervista di Andrea Simone
  • Si ringrazia Cristiana Ferrari
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