Massimo Ghini e Paolo Ruffini, “Quasi amici”

Arriva al Teatro Manzoni di Milano Quasi amici, lo spettacolo tratto dall’omonimo film francese del 2011. E’ una storia costruita sull’amicizia tra due uomini molto diversi per carattere ed estrazione sociale, ma che insieme troveranno il modo di cambiare le loro vite e di aiutarsi davvero. La brillante coppia composta da due validi attori e l’ambientazione made in Italy faranno rivivere con brio ed emozione una vicenda che ha segnato l’immaginario, cambiando molti stereotipi sulla diversità.

Quasi amici è in scena dal 16 al 28 gennaio. Tratto dal film Intouchables di Eric Toledano e Olivier Nakache, adattato e diretto per il teatro da Alberto Ferrari, lo spettacolo vede protagonista la coppia formata da Massimo Ghini e Paolo Ruffini. Completano il cast Claudia Campolongo, Francesca Giovannetti, Leonardo Ghini, Giammarco Trulli, Giulia Sessich e Diego Sebastian Misasi.

Il trailer dello spettacolo (Immagini del canale Youtube “Teatro Manzoni”)

Intervista a Massimo Ghini e Paolo Ruffini

In che cosa i due protagonisti sono molto diversi tra loro?

Paolo Ruffini: E’ evidente che la diversità sostanziale è fisica. Ovviamente una persona è costretta sulla sedia a rotelle perché è tetraplegica e quindi dal collo in giù è completamente immobilizzata ed una persona, che invece interpreto io, è immobilizzata dal punto di vista culturale, del bon ton, delle buone maniere e dell’educazione. Sono due forme di vita totalmente diverse, antitetiche, apparentemente inconciliabili, che però, per uno strano scherzo del destino, riescono a trovare un punto d’unione, a collimare e a far nascere questo sentimento, secondo me bellissimo, di grande amore, perché per me l’amicizia è un sentimento amoroso e quindi nasce un’amicizia che ha dei lati dolorosi ma anche molto divertenti.

Perché questa è una storia che merita di essere condivisa e raccontata?

Massimo Ghini: Pensiamo innanzitutto che è una storia vera, che già di per sé la meraviglia di tutto ciò che è successo è confortata dal fatto che è vero, non è frutto né di intelligenza artificiale né di sceneggiatori. Mi ripeto su quello che ha detto Paolo: è l’incontro tra questi due mondi così distanti in un momento come questo dove stiamo cercando di trovare una quadra al vivere della nostra società, per cui stiamo ritornando a guerre, a episodi di violenza dell’uomo nei confronti della donna e di razzismo. Forse raccontare questa storia vera, realmente successa, non seicento anni fa ma adesso, ci può in qualche maniera aiutare a riflettere, a cambiare. Tante volte uno spettacolo fa meglio di tanti convegni che affrontano tante problematiche e che qualche volta risultano un po’ più noiosi.

Il regista Alberto Ferrari ha anche curato l’adattamento teatrale. Che cosa c’è di diverso rispetto al film?

Paolo Ruffini: Io ho visto il film tre volte ma è qualche tempo che non lo guardo. Penso che la diversità sostanziale sia derivata dall’adattamento ma anche un po’ dalla nostra interpretazione, nel senso che è già la seconda stagione che lo facciamo e devo dire che quest’anno ce lo siamo indossati addosso ancora meglio. E’ un vestitino fatto su misura. La diversità sta nel fatto che lo abbiamo portato un po’ più vicino a noi senza andare a indicare un posto, un luogo. E’ una storia che si svolge, senza dire che in Italia è anomalo che uno si chiami Driss o che siamo in Francia. Poco conta. Quello che conta è la storia di due esseri umani che si sfiorano, si toccano e si vogliono bene.

Perché questo è uno spettacolo che scardina tanti stereotipi sulla diversità?

Massimo Ghini: Perché è politicamente scorretto ed è felicemente politicamente scorretto. Io faccio parte di quelli che non vogliono accettare il politicamente corretto perché lo trovo un’ipocrisia. Io parto da un fatto, io ho un’educazione, un’etica, una morale che mi è stata insegnata e con la quale sono cresciuto e che cerco di mantenere alta. Perché come al solito l’invenzione di termini rischia di tornare a far scadere nell’ipocrisia? Cos’è politicamente corretto? Questo spettacolo è politicamente scorretto e lancia un messaggio che quelli che si battono per il politicamente scorretto non lo fanno.

Io facevo un parallelo con Il vizietto, La cage aux folles. Quel testo che viene rappresentato nel mondo da 40 anni vale più di qualunque manifestazione. E’ il racconto di una coppia omosessuale, di una coppia diversa che non può andare al matrimonio del proprio figlio e che fa di tutto per cercare di dimostrare che sono stati in realtà loro quelli che hanno cresciuto questo ragazzo. Immaginatevi una commedia scritta nel 1974-1975. Ogni volta che la facevamo, io ripetevo che questa vale di più di qualunque manifestazione, perché la gente ride ma ride fino a un certo punto. Poi ci guarda e comincia a entrare nell’emozione di due persone che non possono fare una cosa che si sono meritati per tutta la vita. Questo spettacolo è uguale.

  • Intervista video di Andrea Simone
  • Si ringrazia Manola Sansalone
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