Gianni Fantoni e il suo “Fantozzi”

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Paolo Villaggio è stato un acuto osservatore del nostro tempo, un testimone unico, sagace: ha raccontato come pochi altri decenni di storia e vita italiana attraverso quei personaggi che – da grande attore comico – ha saputo creare. La sua narrazione è stata una critica sociale aguzza, una ricostruzione di un mondo osservato per paradossi, nelle sue contraddizioni prima della sua definitiva dissoluzione. 

Fantozzi – Una tragedia è in scena al Teatro Carcano di Milano dal 12 al 15 marzo. Tratto da Paolo Villaggio con la drammaturgia di Gianni Fantoni, Davide Livermore che ne è anche il regista, Andrea Porcheddu e Carlo Sciaccaluga, lo spettacolo vede protagonista lo stesso Gianni Fantoni, Cristiano Dessì, Lorenzo Fontana, Rossana Gay, Paolo Giangrasso, Marcello Gravina, Simonetta Guarino, Ludovica Iannetti e Valentina Virando.

Quattro domande a Gianni Fantoni

Perché Fantozzi è qualcuno di immortale e che non passerà mai di moda?

Perché Fantozzi è un classico. E’ stato scritto meravigliosamente da Paolo Villaggio, che prima di essere un comico era uno scrittore. Per sua sfortuna, la sua faccia è stata più famosa dei suoi libri, ma se i suoi libri, a distanza di cinquant’anni, leggendoli oggi, fanno ancora ridere, vuol dire che era uno scrittore veramente notevole, talmente in gamba da riuscire a cambiare il linguaggio di una nazione, per cui, quando ci si riesce a infilare così profondamente nella cultura di un popolo, vuol dire che si è stati in grado di dire qualcosa di veramente notevole. Avrebbe meritato anche il Nobel per la letteratura, secondo me.

Che tipo di impostazione ha dato il regista Davide Livermore allo spettacolo?

Davide Livermore, essendo un grande esperto di musica perché fa opere e ha aperto quattro volte la Scala di Milano, è anche un direttore di attori nella maniera musicale, per cui ci usa un po’ come strumenti. In effetti questa sua impostazione si vede benissimo, perché noi siamo ognuno in coro perpetuo sul palco dall’inizio alla fine, l’uno al servizio dell’altro e formiamo questa orchestra che dà unità a questa sinfonia, che è rendere visibili sul palco i libri di Paolo Villaggio da cui siamo partiti, in un’opera inedita. Non è una brutta copia di quella che abbiamo visto al cinema, ma è una cosa completamente avulsa dal cinema, pur naturalmente avendo dei riferimenti che vanno a formare un’opera assolutamente originale. E’ una specie di Fantozzi in metaverso, dove nessuno di noi fa un’imitazione ma un’interpretazione nuova di caratteri che sono ormai immortali.

Che cosa ci puoi raccontare della tua esperienza lavorativa con Paolo Villaggio?

Villaggio era una persona assolutamente fuori dal comune, come tutti sappiamo. Le sue battute feroci sono leggendarie. Lui si divertiva a fare il cattivo. Era una persona che però faceva il cattivo in modo talmente esagerato che secondo me era buono, contrariamente a quello che molti pensano. Perché se uno è molto cattivo, davanti fa il buono e poi dà la coltellata alle spalle. Se uno invece aggredisce subito dicendo le cose peggiori, secondo me alla fine è buono. E’ un paradosso ma penso che sia questo.

Lui si divertiva a provocare e a mettere in difficoltà le persone. Non sopportava gli yes man e le persone troppo ossequiose. Questo era un modo per tenerle alla larga e per divertirsi, perché lo pervadeva una parte di sottile perfidia. Però, tutte le volte che mi ha offeso o trattato male, io lo vedevo come un matto. Forse sarà questo che lo ha convinto a darmi fiducia per portare avanti il suo personaggio quando lui non avrebbe più potuto farlo.

Oggi siamo tutti un po’ Fantozzi?

Purtroppo siamo più Fantozzi che mai, perché mentre Fantozzi era un impiegato della classe media che aveva delle difficoltà a sopravvivere a dei meccanismi che lo stritolavano, noi siamo completamente stritolati ma ci hanno dato l’illusione di non esserlo, quindi abbiamo degli account sui social che ci fanno sembrare importanti, che ci fanno avere dei follower e della gente che crede in noi. Invece siamo lì che cerchiamo dei filtri per sembrare più simpatici, più belli, con i labbroni, più lucidi, con i denti più bianchi e smaltati come se fossero dei sanitari, più spiritosi, più bravi, più in voga di tutti.

E’ un mondo molto peggiorato ma fa finta di essere meglio di quello che era cinquant’anni fa. Purtroppo non è così. A me sembra che ci siano molti più schiacciati dal sistema di quello che era cinquant’anni fa. C’è una sperequazione esagerata. La forbice tra i multimiliardari e i multipoveracci è molto aumentata, ahimè. Lo dico naturalmente con il sorriso amaro. Adesso i Fantozzi sono quelli che consegnano le pizze a domicilio e pedalano sotto la pioggia per 30 km per guadagnare un euro netto. Quindi è una roba terribile.

  • Intervista e podcast di Andrea Simone
  • Si ringrazia Cristiana Ferrari
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