Giorgio Lupano, “La vita al contrario – Il curioso caso di Benjamin Button”

Un bambino nel corpo di un adulto. Un attore, che dà voce e volto a un uomo e alla sua vita vissuta al contrario. Diretto da Ferdinando Ceriani, Giorgio Lupano porta in scena fino al 14 aprile con Lucrezia Bellamaria al Teatro Litta di Milano La vita al contrarioIl curioso caso di Benjamin Button, la storia della straordinaria evoluzione di un’esistenza e di un bizzarro scherzo del destino.

La parola a Giorgio Lupano

Che direttive ti ha dato all’inizio o in corso d’opera il regista Ferdinando Ceriani per calarti al meglio nella parte?

Il lavoro che abbiamo fatto insieme è stato quello di dare voce e vita non solo al protagonista, ma a tutte le persone che lui incontra nel corso della sua esistenza vissuta al contrario. Dare una voce e un carattere a tutte le persone che lui incontra, evocandole e ricordandole in un monologo a più voci, lo rende più vivo e presente. Ferdinando Ceriani ha aggiunto inoltre la presenza di Lucrezia Bellamaria, una danzatrice e cantante. Lei compare dietro a dei velatini quando io evoco i personaggi femminili della mia vita, dando tridimensionalità al racconto e con le canzoni che interpreta scandisce il passaggio del tempo. Connota quindi le varie epoche che percorre la vita di quest’uomo, che inizia dopo il 1860 e arriva fino alla seconda metà del 1900.

Che tipo di lavoro ha fatto Pino Tierno rispetto al testo originale di un colosso della letteratura statunitense? Dovresti dire tu di chi si tratta...

Certo. Francis Scott Fitzgerald ha scritto questa storia 102 anni fa, nel 1922. In realtà è un breve racconto. Sono una ventina di pagine ma fulminanti. C’è una grande ironia nel raccontare questa vita, fatta di aspetti potenzialmente drammatici, ma narrati sempre con il distacco e lo sguardo di chi si osserva dal di fuori e si racconta con il sorriso.

Pino Tierno ha ambientato l’azione in Italia, mantenendo sempre la stessa scansione temporale e gli eventi della vita di Benjamin Button per due ragioni: la prima è che sullo sfondo ci sono degli accadimenti storici a noi più familiari, come l’unità d’Italia e la prima guerra mondiale. In secondo luogo, c’è una teoria secondo la quale Francis Scott Fitzgerald ha scritto Il curioso caso di Benjamin Button ispirandosi a una storia italiana di Giulio Gianelli, uno scrittore e poeta piemontese, che ha scritto un racconto intitolato Storia di Pipino nato vecchio e morto bambino. Pino Tierno ha quindi riportato a casa la vicenda di quest’uomo, che nasce nel corpo di un anziano e ringiovanisce.

Teatro e cinema sono due mondi molti diversi, ma hai visto il film con Brad Pitt e Cate Blanchett o hai preferito non farti condizionare?

“L’ho visto all’epoca ma non adesso, proprio per non farmi condizionare. Il film si basa infatti sulla presenza di due star hollywoodiane. Tra l’altro Brad Pitt era molto nervoso, quando ha saputo che l’avremmo fatto in Italia in teatro! Scherzo, non è vero – continua Lupano ridendo – “ma tutta la vicenda si incentra sulla storia d’amore e sugli effetti speciali che hanno vinto un Oscar.

Noi abbiamo il teatro e in più manteniamo tutto l’arco narrativo originale, quindi non raccontiamo solo l’amore, ma la vita di un uomo che per tutta la sua esistenza è sempre fuori posto, soprattutto rispetto alle aspettative che gli altri hanno su di lui. Ad esempio quando nasce i genitori vorrebbero avere un bambino in casa che beve il biberon o gioca con il sonaglino. Hanno invece un vecchietto che vorrebbe starsene in poltrona a fumare un sigaro.

Per tutta la vita deve quindi capire se vuole assecondare le aspettative degli altri o affermare la propria identità. E’ una cosa molto moderna, perché oggi tutti noi abbiamo a che fare con il modo in cui ci poniamo agli altri. A volte, anche inconsciamente cerchiamo di assecondare il gusto comune per essere accettati, apprezzati e amati perché siamo animali sociali. Credo che oggi, con l’uso e l’abuso che facciamo dei social e della nostra immagine, sia un tema molto moderno.”

Che bambino è stato ed è Giorgio Lupano?

E’ passato tanto tempo! Credo di essere stato sereno e felice. Ne ho avuto la prova alla fine degli anni Ottanta, quando ho detto ai miei genitori che avrei voluto fare l’attore. Specifico questo perché allora in Italia era ancora importante il posto fisso. Io sono perito elettrotecnico, ma ho deciso di non usare il mio diploma e di intraprendere questa carriera. Sono sempre stato assecondato in quella che adesso potrebbe sembrare una scelta come un’altra. A quell’epoca invece era una decisione coraggiosa, soprattutto da parte dei miei genitori che me l’hanno lasciata prendere. Quindi sono di sicuro stato un bambino fortunato.

  • Intervista video di Andrea Simone
  • Si ringrazia Alessandra Paoli
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