Antonio Grosso, “Una compagnia di pazzi”

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Nel 1945, alla fine della seconda guerra mondiale, in un manicomio ai confini tra Campania e Basilicata, due infermieri e tre pazienti vivono in un’insolita armonia, ignorando il conflitto esterno. La routine viene sconvolta dal direttore cinico e severo, ma un giorno, la scoperta di una cassaforte potrebbe offrire ai pazienti la possibilità di fuga e libertà.

Una compagnia di pazzi è in scena al Teatro Martinitt di Milano dal 20 al 30 marzo. Si tratta di una commedia scritta e diretta da Antonio Grosso, che ne è anche protagonista con Antonello Pascale, Rocco Piciulo, Gioele Rotini, Gaspare Di Stefano e Adriano Aiello.

A tu per tu con Antonio Grosso

“In questo manicomio sono rimasti davvero in pochi eppure nonostante tutto, anche la pazzia può avere un suo equilibrio. Sei d’accordo?“

Assolutamente sì. Anzi, a volte anche la follia ha più di ogni cosa. Io credo quindi che questo sia uno spettacolo che può far ragionare tante persone secondo le quali la pazzia è qualcosa da tenere in disparte. Invece non lo è.

“Siete una squadra rodata con gli attori in scena?”

“Sì, è la mia classica compagnia. Il cast è lo stesso di Minchia signor tenente. Quindi abbiamo in qualche modo fatto dei progressi e portato avanti una nuova rappresentazione. Una compagnia di pazzi è un’evoluzione di Minchia signor tenente.

“Sono passati tanti anni da quello spettacolo, che con ironia e profondità affrontava il tema della mafia. Tu, Antonio Grosso, che tipo di evoluzione senti di avere fatto come attore, autore e regista?”

Questa domanda mi fa un po’ sorridere, perché dal punto di vista drammaturgico sono davvero cresciuto tanto. Credo che gli spettacoli che ho scritto dopo Minchia signor tenente abbiano davvero avuto una crescita esponenziale dal punto di vista rappresentativo, drammaturgico, poetico e attoriale. Da altri lati è una commedia a cui sono molto legato e ti svelo in anteprima che tornerà in scena per il ventennale anche a Milano nel marzo 2026. Siamo partiti da un piccolo teatrino vent’anni fa quando eravamo ancora dei ragazzini e la compagnia mi ha proposto di rifarlo. Così ho deciso di riprenderlo nello stesso tipo di versione. Questa volta però curerò io la regia, ma sono convinto che sarà uno spettacolo emozionante al 101%.

“Mi dici un tuo parere sulla legge Basaglia che alla fine degli anni Settanta ha chiuso i manicomi in Italia?“

Fu una svolta epocale per quanto riguarda il famoso manicomio, perché i pazienti venivano trattati come bestie per giorni e giorni e poi li lasciavano morire. Per come veniva concepito prima degli anni sessanta, non era un luogo che dava alle persone con problemi di di salute mentale la possibilità di recuperare. Anzi. Quelli erano spazi in cui la gente peggiorava. C’era proprio un deterioramento della mente umana. Infatti a un certo punto dello spettacolo io mi rivolgo a un paziente e gli dico: “Sei entrato qui dentro che stavi bene… bene… Dopo 10 anni sei diventato pazzo”. Quindi credo che sia stato fatto un buon lavoro.

  • Intervista di Andrea Simone
  • Si ringrazia Lia Chirici
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