Gianluca Guidi, “Sinatra: the man and his music”

Gianluca Guidi fa rivivere sul palcoscenico di EcoTeatro a Milano dal 15 al 17 marzo il mito di quella che è stata definita la più bella voce maschile della musica leggera: Frank Sinatra, che ha attraversato quasi tutto il secolo scorso, regalando al mondo oltre quattro decadi di musica indimenticabile e di capolavori come Fly me to the moon, My way e Strangers in the night, solo per citare alcuni dei suoi memorabili successi. Tra musica e prosa, l’attore e cantante ci racconterà un Frank Sinatra inedito.

Guidi sarà accompagnato sul palco da un trio di musicisti composto da Stefano Sabatini al pianoforte, Dario Rosciglione al contrabbasso e Marco Rovinelli alla batteria.

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Intervista a Gianluca Guidi

Come nasce questa sua passione per “The Voice”, così grande da rendergli omaggio, dedicandogli addirittura un intero spettacolo?

Dal fatto che in casa, papà (Johnny Dorelli, ndr) aveva una cultura musicale americana. Da piccolo ho trovato dei dischi e delle vecchie musicassette: l’80% di questo repertorio era costituito da opere di Frank Sinatra. Da bambino curioso, ho iniziato ad ascoltarle e da lì è nato tutto.

Sarà il Frank Sinatra artista o il Frank Sinatra privato quello che ci presenterà?

Senza dubbio, quello artistico avrà un’importanza maggiore rispetto a tutto il resto. Ci saranno però alcuni aneddoti legati a mio padre, definito giustamente il Frank Sinatra italiano. La leggenda popolare narra che si conoscessero benissimo: in realtà non si sono mai visti nemmeno una volta.

Qualcuno disse una volta che se Bing Crosby cantava alle famiglie, Frank Sinatra cantava all’America. Lei è d’accordo?

Questi paragoni sono sempre molto difficili, perché Bing Crosby è stato un cantante straordinario. Fu proprio lui a dire che di voci come quella di Frank Sinatra ne nasce una ogni secolo e che purtroppo quella di “The Voice” è nata quando c’era anche la sua.

Infatti erano grandi rivali.

In realtà erano molto amici, hanno girato molti film insieme. Erano antagonisti per modo di dire. Era la gente che li voleva rivali. Sinatra ha attraversato cinque generazioni del mondo; anche Bing Crosby lo ha fatto, soprattutto con White Christmas e altri brani, ma il repertorio sinatriano è quello che ha girato di più il globo.

Le è mai capitato di conoscerlo di persona? Se la risposta è affermativa, vorrei che ci raccontasse l’incontro.

No, però ho conosciuto il figlio Frank Sinatra jr., perché all’epoca Pier Quinto Cariaggi, l’impresario di Sinatra in Italia, mi venne a sentire in un locale. Mi spiego che, siccome il figlio veniva in Italia, voleva che io facessi una tournée con lui, esibendomi durante il primo tempo. Gasatissimo, gli risposi che l’avrei fatto l’indomani mattina, chiedendogli dove dovevo firmare. Cariaggi mi disse che però avrei dovuto chiamarmi Johnny Dorelli jr. Io rifiutai seduta stante, lo salutai con affetto, ringraziai ma uscii dall’ufficio.

Se però Frank Sinatra in questo momento si trovasse in carne e ossa, vivo e vegeto, davanti a lei, cosa gli direbbe?

Lo abbraccerei e lo bacerei sulla guancia ringraziandolo! (ride)

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