“ICARO – L’ULTIMO VOLO”: LE BARRIERE DEL MITO

Icaro – L’ultimo volo è un invito agli ascolti di tutti gli ultimi che ci circondano. Di quelli che vivono ai margini della città, alla periferia dell’indifferenza. Il mito di Icaro qui viene stravolto, deviato verso un dramma che affiora piano piano e del mito restano soltanto le piume. Lo spettacolo è in scena dal 25 al 28 ottobre al Pacta Salone di Milano, è stato scritto da Salvatore Arena, è diretto da Filippo Gessi ed interpretato da Luca Fiorino.

Parla Filippo Gessi

“In che modo viene stravolto qui il mito di Icaro?”

“Viene stravolto nel concetto in cui è innanzitutto un testo nuovo e contemporaneo. Lo ha scritto qualche anno fa Salvatore Arena. Riprende il mito di Icaro nel senso che parla di un uomo che cerca di volare verso il cielo fabbricandosi delle ali. Dopodiché parla di un clochard che, avendo perso la famiglia e soprattutto il figlio in un incidente ed essersi lasciato con la moglie, impazzisce e in uno stato di shock dimentica addirittura la sua tragedia. In una sorta di dolore costante vive come un clochard e cerca di costruirsi delle ali per volare, ma non si ricorda più il perché, il per come e dov’è il mare in cui è successa la tragedia di suo figlio. Nel raccontare queste cose come un barbone che parla ad alta voce piano piano gli riemerge tutto il dramma e ricorda anche perché ha una valigia piena di piume che gli servono anche per volare e per spiccare l’ultimo volo che lo porta verso il cielo, e poi in picchiata giù nel mare a raggiungere il figlio.”

“Chi è Icaro-Vanni?”

“Icaro è un moderno Icaro che riprende tutto il mito del suo ultimo volo.”

“Il suo è un labirinto mentale?”

“Sì. Il suo è un labirinto mentale perché lui, cercando di ricordare quello che gli è successo, vaga all’interno di questa piazza e di questo luogo dove fa i suoi bisogni e mangia. Qui lui cammina e allo stesso tempo parla, pensa e cerca di ricordarsi. In realtà in uno spazio totalmente aperto in cui ci sono solo pochi oggetti, lui vive dentro un labirinto interiore dal quale poi si libera, perché non lo deve solo risolvere. Deve ricordare. Quindi apre gli occhi oppure li chiude nel ricordo e quindi si apre davanti a sé la verità che ha nascosto per sopravvivere. Quando la ritrova decide di fare l’ultimo volo.”

“E’ giusto dire che il suo è un viaggio involontario?”

“Secondo me è un viaggio inconsapevole. E’ sicuramente qualche cosa che non ha deciso prima e che per necessità di sopravvivenza lui ha dimenticato. Dopodiché lui in modo inconsapevole vuole andarsene perché il dolore è troppo grande. Se uno gli chiedesse se vuole morire, non so se risponderebbe di sì subito. L’istinto di sopravvivenza c’è sempre.”