“Il gioco delle parti”, intervista al cast

Luigi Pirandello scrive Il giuoco delle parti nel 1918: la trama ruota attorno a un triangolo amoroso che coinvolge Leone Gala, sua moglie Silia e l’amante di lei, Guido Venanzi. Leone, filosofo distaccato e razionale con la passione della cucina, accetta con ostentata indifferenza l’infedeltà della moglie, in una sorta di «gioco delle parti» in cui ciascuno recita un ruolo di fronte a sé stesso e alla società.

Il gioco delle parti è in scena al Pacta Salone di Milano dal 22 novembre al 15 dicembre con la drammaturgia e la regia di Paolo Bignamini. Ne sono protagonisti Riccardo Magherini, Annig Raimondi e Alessandro Pazzi.

Quattro domande a Paolo Bignamini, Annig Raimondi, Riccardo Magherini e Alessandro Pazzi

Perché Leone è così indifferente ai tradimenti della moglie?

Paolo Bignamini: Perché si deve difendere dalla vita con l’indifferenza. Mettersi al di fuori è il modo attraverso il quale Leone riesce a non fare del male agli altri e a se stesso. Quindi questo è il motivo della sua indifferenza nei confronti di tutto ciò che riguarda la vita, anche delle cose più paradossali, come non tanto il tradimento della moglie ma proprio il fatto che la moglie ha un amante e lo ha scelto lui, ha concesso lui questo modo di essere delle cose ed è proprio questo fatto di concedere la libertà che mette in atto il meccanismo della congiura e della vendetta di Silia e di Guido.

Quali sono i ruoli che i personaggi recitano di fronte a loro stessi e alla società?

Annig Raimondi: Il ruolo, per come è diviso nelle parti della commedia, è la moglie. In realtà lei è pure amante ma fa anche la parte della donna. Lei fa delle riflessioni sul fatto di non avere il gusto di essere donna. Evidentemente è un ruolo che le è stato assegnato dalla nascita e che cerca di capire come evolvere, perché c’è molta insofferenza da parte di Silia. E’ un nome silvestre, è la natura, è la vita che scorre. E’ inarrestabile, incontenibile, è la parte più irrazionale rispetto alla razionalità del marito. Sono come due archetipi all’opposto che però si attraggono. Sono in lotta eternamente. Si odiano e si amano.

In che cosa appare beffarda la vita per i protagonisti?

Alessandro Pazzi: Per il mio personaggio, Guido Venanzio, appare beffarda alla fine, perché è l’unico che forse riesce a capire il gioco delle parti solo quando è troppo tardi per lui. All’inizio lui cerca di stare con Silia. E’ uno che vuole mangiare bene e vivere bene. A un certo punto capisce il gioco e lo dice a Leone, ma è troppo tardi.

Perché non ci sono veri vincitori?

Riccardo Magherini: Perché la vita non prevede che ci siano vincitori o vinti. La vita macina tutto quello che trova, senza differenza. Semplicemente per questo. Ci sono giocatori che cercano di vincere e di sopravvivere. Non vogliono perdere ma man mano che vanno avanti, perdono. In questo gioco perdono tutti, perché Leone, che è un giocatore di scacchi che fa delle mosse che possano spingere gli altri a fare delle altre cose, dice di aver perso una bella occasione di un’esperienza, anche se dolorosa, come stare con la moglie, perché la sua vita non è niente. Perdono anche Guido e Silia, perché alla fine scopre di essere stata giocata e quindi alla fine perdono tutti perché la vita è questa.

  • Intervista video di Andrea Simone
  • Si ringrazia Giulia Colombo
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