“IL GRAN FESTIVAL DEL CINEMA MUTO”, TRA FILM E MUSICA

Il Gran Festival del Cinema Muto è  un appuntamento annuale in cui la passione per la musica incontra quella per il cinema. Il Festival, presentato come prima edizione nel 2009, lavora in sinergia con le cineteche nazionali per la diffusione del patrimonio storico filmografico. Quest’anno l’appuntamento è per giovedì 4 ottobre al Teatro Verdi di Milano, dove sul palco si esibirà l’ensemble dei Solisti Lombardi su musiche originali di Rossella Spinosa.

La parola a Rossella Spinosa

“Come avviene l’incontro tra le passioni per il cinema e per la musica?”

“La passione per la musica nasce da quando ero piccolissima, perché il lavoro musicale in ambito classico è iniziato in età infantile. Ho cominciato a far musica a sei anni e ho continuato ininterrottamente conseguendo il diploma di pianoforte, di clavicembalo e di composizione. La passione per il cinema è cominciata più tardi, perché avevo già iniziato il mio corso di composizione tradizionale al Conservatorio Nervi quando ho incontrato una figura per me fondamentale, cioè Luis Bachalov, durante un corso di musica applicata alle immagini. C’era la volontà di sondare quali erano le possibilità compositive nell’ambito della musica applicata alle immagini e devo dire che Luis – che poi è diventato un mio collega perché abbiamo suonato insieme dal 2009 fino a un anno prima della sua scomparsa – è stato incredibilmente capace di filtrare quello che è stato il mio linguaggio, nel senso che pur non imponendomi nella maniera più assoluta la visione degli stilemi che esistono nell’ambito della musica applicata, è riuscito a far sì che io potessi avvicinarmi a questo settore in maniera assolutamente libera, creando uno stile che è il mio personale in maniera abbastanza plasmata tra la musica da concerto e quella applicata alle immagini.”

“Quant’è importante per una manifestazione come questa l’aiuto delle cineteche nazionali?”

“E’ fondamentale, perché le pellicole sono patrimonio storico e quindi non sono disponibili nell’ambito del mercato. Sono patrimonio delle cineteche ed è essenziale che ci sia una sinergia, quindi noi collaboriamo con tutte le cineteche per rendere possibile questa manifestazione annuale, sempre diversificata e sempre focalizzata o su un regista o su un divo o su una diva o su un genus specifico, com’è stato il cinema sovietico nel 2013 oppure il cinema horror nel 2015, scegliendo poi pellicole assolutamente diverse e appartenenti a tante cineteche.”

“Quali sono le pellicole storiche che verranno proposte?”

“Quelle che vedono protagonista la diva a cui è dedicata quest’edizione.”

“Francesca Bertini, giusto?”

“Esatto. E’ stata una delle dive più importanti del cinema muto italiano del diciannovesimo secolo. In questo caso abbiamo aperto con “Assunta Spina“, che è una pellicola restaurata fornitaci da una cineteca sarda. E’ stata restaurata con le musiche eseguite in prima assoluta il 29 settembre al Festival del Cinema muto con l’orchestra dei Pomeriggi Musicali su una mia partitura per pianoforte e orchestra eseguita in sincrono con le immagini. Poi ci sono altri lungometraggi importantissimi per la carriera della Bertini come “La Piovra” in collaborazione con la cineteca di Bologna, “La Serpe” e “Sangue Blu” . C’è anche un cortometraggio, “Il mercante di Venezia“, che verrà proiettato il 4 ottobre e che risale al 1910, prima che la Bertini raggiungesse il massimo della notorietà. Due anni fa il tema centrale fu l’omaggio a Rodolfo Valentinoche è stata una riscoperta incredibile, perché è un nome estremamente noto, ma pochi dei suoi film erano conosciuti dal pubblico. Quindi è stata l’occasione per riscoprire un patrimonio storico e un mito di quegli anni, che potrebbe essere considerato un divo esattamente come Alain Delon. Quindi la gente ha riscoperto Rodolfo Valentino. Il pubblico si è dimostrato molto caloroso e al Dal Verme ha accolto con grandissimo entusiasmo la partitura. E’ stata la riscoperta di un tema che nonostante sia stato affrontato nel 1915, è assolutamente contemporaneo ancora oggi, perché “Assunta Spina” è la storia di una donna che si assume le responsabilità della violenza dell’uomo per poterlo proteggere.”