Il principe del varietà di Antonello Costa

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Antonello Costa festeggia i suoi 37 anni di carriera e 4 mila spettacoli con uno show rinnovato dove il pubblico lo elegge a “Principe del Varietà”. Il palcoscenico si anima di un mix di personaggi storici e moderni, omaggiando i grandi dell’avanspettacolo. L’attenzione ai dettagli e la sperimentazione rendono questo varietà un’esperienza armonica e familiare.

Il principe del varietà di Antonello Costa è uno spettacolo che l’artista ha scritto e dirige. Ne è protagonista al Teatro Martinitt di Milano l’11 e il 12 gennaio insieme a Gianpiero Perone, Annalisa Costa e il corpo di ballo.

Quattro domande ad Antonello Costa

Che cos’era esattamente l’avanspettacolo?

E’ una forma di varietà, che poi si è scisso in avanspettacolo e cabaret. Fatto ad alti livelli, è la tipologia di show più divertente e coinvolgente nel linguaggio comico del teatro italiano. E’ l’unico genere in cui il pubblico è protagonista insieme agli attori in scena. Significa che agli spettatori viene chiesto di partecipare attivamente. Vengono infatti coinvolti in diversi punti: si chiede loro di cantare, vengono presi in giro e coinvolti in tormentoni di cui si appropriano e quando vogliono, possono liberamente ridere, applaudire o anche parlare con l’attore in scena.

Una volta mi colpì una dichiarazione di Ornella Vanoni: lei raccontava che quando era una ragazzina, dopo la Seconda Guerra Mondiale, non la lasciavano andare al Teatro Smeraldo di Milano, chiuso nel 2012, perché c’era l’avanspettacolo. Era così osé?

Era molto osé. Pensate che ha avuto una crisi enorme negli anni Settanta dovuta a due motivi: i grandi comici che attiravano il pubblico come Totò e Alberto Sordi, partiti dall’avanspettacolo, arrivarono al cinema, che in quel periodo divenne un po’ più spinto e produsse commedie erotiche come quelle con Lino Banfi ed Edwige Fenech. Il comico, invece di formarsi sulle tavole del palcoscenico, andava subito in televisione o al cinema. Questo creò una crisi di artisti nel live: il teatro, dove si faceva avanspettacolo con grandissimi attori, perse tutti i suoi artisti. Ci fu così il boom dei film a luci rosse.

Ma che cosa c’era di così scandaloso nell’avanspettacolo? Si vedevano seni nudi?

No, ma venivano messe in mostra le gambe, che per l’epoca era qualcosa di veramente audace. Poi c’erano le ballerine, le soubrette, bellissime donne che cantavano, i comici che facevano ridere. Naturalmente la volgarità consisteva solo nel doppio senso sessuale, che nella prosa teatrale non esiste. Trattandosi invece di una comicità libera e popolare, il tasto spingeva sulle allusioni maliziose per far ridere il popolino, allusioni che non erano neanche tanto velate. Più l’artista era popolare più il pubblico rideva. Molti poi scambiano la popolarità con la volgarità. Invece è assolutamente il contrario. Inoltre c’era anche qualche parolaccia.

Quali sono i grandi dell’avanspettacolo che ha deciso di omaggiare?

Il nostro è un omaggio ad alcuni artisti che per nostra scelta sono tutti di Roma. Andando in giro per l’Italia da nord a sud, ci siamo accorti che sono molto amati dal pubblico. Partiamo da Ettore Petrolini e Renato Rascel, che è stato il primo fantasista in Italia ed era un attore straordinario. Poi passiamo ad Aldo Fabrizi, Claudio Villa, che era anche un eccellente attore comico, e Nino Manfredi, per chiudere con Gigi Proietti.

Chi sono i suoi compagni di scena e che ruolo hanno?

Gianpiero Perone è un attore comico strepitoso che fa le veci del padrone di casa, nel senso che lo spettacolo è un esperimento: facciamo infatti vedere al pubblico undici tecniche comiche e alla fine gli spettatori potranno votare con il telefonino. Il risultato si vedrà in diretta sul ledwall, dove verrà decretato l’attore preferito dello spettacolo. Facciamo caratterizzazione, satira di costume, la macchietta napoletana, lo sketch comico, il calembour. Ogni categoria ha un numero che omaggia questo linguaggio comico. Gianpiero farà dei numeri con me come spalla, Annalisa Costa è la soubrette e infine c’è un corpo di ballo che naturalmente allieterà il pubblico, perché anche l’occhio vuole la sua parte.

Perché nel suo spettacolo si respira un clima familiare?

Perché è uno show per tutti. Girando l’Italia, mi sono accorto negli anni che gli spettatori sono un insegnamento continuo: mi ritrovo a fare autografi e foto con bambini di nove anni e con il nonno di 80. Quindi, essendo uno spettacolo molto colorato, divertente e coinvolgente, è adatto a tutti. I bimbi che negli anni hanno iniziato a seguirmi si sono affezionati, cantano le mie canzoni comiche e chiedono al papà e alla mamma di portarli ai miei spettacoli. Mi ritrovo così tre generazioni, nonno, figlio e nipote, che vengono a vedermi a teatro. Il doppio senso c’è, ma cerco sempre di essere elegante e mai volgare. A volte preferisco una risata in meno ma un linguaggio più pulito, che alla lunga il pubblico apprezza di più.

  • Intervista di Andrea Simone
  • Si ringrazia Lia Chirici
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