Arturo Di Tullio e la sua compagnia presentano “Inseparabili”

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Inseparabili è una commedia dalla trama surreale e originale: una piacente signora incontra in una palestra uno spaesato e prestante ragazzo, da cui viene imprevedibilmente turbata. Una volta a casa, i due, trascinati da una furiosa libidine consumano un impetuoso rapporto sessuale e all’improvviso si trovano nella parossistica impossibilità di staccarsi l’uno dall’altra. Riuscirà un bravo ginecologo che è anche un competente scienziato a rimediare all’irreparabile?

Inseparabili, scritto, diretto e interpretato da Arturo Di Tullio è in scena ad Alta Luce Teatro di Milano il 21 e il 22 marzo. Sul palco anche Cinzia Brugnola e Riccardo Quintavalle.

A tu per tu con i protagonisti

“Arturo, il filo conduttore dei tuoi spettacoli è che tu di solito fai il medico come lo eri ne L’anno sabbatico ed è così anche in questo caso. Ma questa volta mi hai detto che lo spettacolo è un po’ diverso: hai appeso al chiodo il tuo ruolo di sciupafemmine?“

Arturo Di Tullio: (scoppia a ridere) In questo caso assolutamente sì! Anche se verrà fuori che c’è un trascorso, ma non da sciupafemmine, con lo stesso gioco che ho con gli altri personaggi.

“Sei un po’ scienziato pazzo?”

Arturo Di Tullio: “E’ un dottore un po’ eccentrico, quasi un ricercatore.”

Cinzia Brugnola: “Un curiosone!”

“Quali sono i fatti realmente accaduti cui si ispira lo spettacolo?“

Arturo Di Tullio: “Io ho parecchi parenti e amici medici, tra cui anche una ginecologa alla quale ho chiesto delle cose specifiche per scrivere questo testo. Lei mi ha detto che quando qualcuno arriva in ospedale e ci sono questi incastri, dovuti quasi sempre a una sodomia, sono molto dolorosi. Hanno bisogno di un’ora-un’ora e mezzo di tempo per poter attuare la detumescenza e poterli così disincastrare. La mia idea è stata quella di far durare il testo proprio quell’ora lì!”

“Questo è quasi sadismo!”

Arturo Di Tullio: “Esatto, anche perché la posizione in cui si trovano a lavorare realmente gli attori è faticosissima. Penso che sia uno dei lavori più estenuanti che abbiano fatto in vita loro.”

Cinzia Brugnola conferma ridendo e Arturo Di Tullio aggiunge: “Nonostante le cambiamo, sono posizioni scomode. Non le rendiamo mai prosaiche. E’ chiaro che c’è quest’incastro, ma tutto il gioco e tutti i dialoghi portano poi l’attenzione a quello che stanno dicendo, al gioco degli svelamenti, alla rabbia e alle relazioni. Quindi uno VIVE quella posizione e io cerco proprio anche un’immedesimazione del pubblico. Tento di capire cosa avrebbe pensato e come avrebbe agito in una situazione tipo. Nella scrittura ho usato un linguaggio molto ricercato, quasi aulico, per creare un contrasto anche divertente, rendendo le battute ancora più pungenti. Volevo dare la possibilità di allontanarmi da ciò che fisicamente appare, con un linguaggio che invece è più gentile.”

“Quali sono le caratteristiche che più vi piacciono dei personaggi?“

Arturo Di Tullio: “Io amo pensare che il mio sia un sognatore genuino. E’ rimasto ancora un puro di cuore come quando era giovane ed è un amorevole papà: ha cresciuto un figlio completamente da solo, perché la madre è morta quando lui aveva pochi mesi. Quindi ha fatto il “mammo” e questo si vede nei suoi rapporti con il figlio con cui ha un legame di orgoglio molto forte: hanno quelle intese e quelle relazioni da uomo a uomo in cui si sfiora il cameratismo.

Cinzia Brugnola: “Per quanto riguarda il mio ruolo, capiamo da subito che è una donna molto libera. All’inizio magari viene anche molto giudicata dal pubblico che vede quest’incastro con un ragazzo che potrebbe essere suo figlio. Invece poi si svela l’umanità di questo personaggio che si trova veramente in una situazione parossistica ed imbarazzante tra il ragazzino e il padre di questo ragazzo. Una situazione in cui credo che nessuno al mondo vorrebbe mai trovarsi. Rivela però quella sua fragilità e secondo me l’aspetto bello è proprio questo. Magari ce l’abbiamo tutti e non abbiamo il coraggio di mostrarla, quindi è proprio svelata ai quattro venti!

Riccardo Quintavalle: “Nonostante il mio personaggio venga visto da quello di Cinzia come un duro e un ragazzo prestante, nello svolgimento delle scene si capisce che è nell’imbarazzo più totale per la scena e per il fatto di avere suo padre lì di fianco. Si trova in una situazione paradossale con una donna che non conosce e che ha conquistato. Evidentemente però neanche lui sa come. Questa è la cosa che mi piace, perché viene fuori proprio l’umanità del ragazzo.

Cinzia Brugnola: “E’ ancora un bambinone!”

Arturo Di Tullio: “Un bambino alla ricerca dell’aiuto del padre. Non sa come uscirne, non ha la capacità di risolvere da adulto. Deve ricorrere ancora al papà.”

“Si passa dalla commedia al dramma, ma c’è ironia, o se volete, anche humor nero e sarcasmo fino alla fine?“

Arturo Di Tullio: “Assolutamente sì. L’umorismo è creato dal situazionismo, perché è una situazione talmente grottesca che porta inequivocabilmente alla risata. Inoltre le relazioni e le fragilità di cui parlava Cinzia portano chiaramente a virare e a trovare delle corde specifiche più drammatiche. Succede sempre così con le rivelazioni. E’ un mix irresistibile tra ironia e tensione. Sono quei legami che ti portano a far vivere la risata col dramma. Noi sappiamo che c’è sempre un confine molto labile tra il ridere e il dolore. A volte noi per sdrammatizzarne uno ridiamo e viceversa. Quindi siamo in una forte condizione di benessere e risata, ma perché dietro c’è un grande dramma. Abbiamo cercato sempre di tenere e valicare quel limite da una parte e dall’altra senza spingere mai, senza sottolinearlo, ma facendolo vivere.”

Cinzia Brugnola: Anche perché qualsiasi parola, anche solo allusiva, ti fa subito pensare a quello. Quindi scatena subito un’inevitabile risata proprio perché c’è quella situazione.

  • Intervista di Andrea Simone
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