“La doppia vita di Emilie Madame du Chatelet tra Newton e Pompon”

Pacta dei Teatri continua il suo viaggio nel ‘700, secolo in cui molte figure femminili fornirono contributi fondamentali alla Scienza e alla Conoscenza. Una delle più straordinarie fu Émilie du Châtelet. Femme savante, fisica, matematica e attrice, famosa per aver permesso ai giovani di avvicinarsi alla Fisica attraverso Institution de Physique.

La doppia vita di Emilie Madame du Chatelet tra Newton e Pompon è in scena al Pacta Salone di Milano dal 15 al 19 gennaio. Con la drammaturgia di Riccardo Mini e la regia di Alberto Oliva , lo spettacolo vede protagonisti Maria Eugenia D’Aquino, Lorenzo De Simone e Olimpia Fortuni.

La parola a Maria Eugenia D’Aquino, Lorenzo De Simone e Olimpia Fortuni

Chi era Madame du Chatelet?

Maria Eugenia D’Aquino: E’ una grande figura del Settecento. Si può dire senza avere paura di esagerare che era proprio la rappresentante femminile della scienza durante l’Illuminismo e non solo. Se si fanno delle ricerche su Google, viene fuori che era l’amante di Voltaire. Ma non era solo questo: era il suo alter ego femminile nel secolo dei lumi. Abbiamo quindi deciso di mettere in scena questo spettacolo per superare gli stereotipi, seguendo la carrellata di quelli che faccio sulle donne di scienza, anche grazie a una biografia molto bella che è stata scritta su di lei: La ragazza dal compasso d’oro di Paola Cosmacini, che è stato il “la” che ci ha fatto rappresentare Madame du Chatelet.

La sua è una vita incredibile. Nello spettacolo la attraversiamo tutta con tanti linguaggi: non soltanto quello della recitazione ma anche quello della danza, con una scelta musicale molto particolare sulle musiche del Settecento abbastanza sconosciute, con un testo e una drammaturgia di Riccardo Mini, ma anche con le coerografie di Lorenzo De Simone e Olimpia Fortuni e con la regia di Alberto Oliva. Le scene e i costumi sono di Francesca Ghedini. Tutto questo pool si è messo insieme per raccontare questa bellissima storia.

E’ molto importante l’aspetto del mix tra recitazione e danza, giusto?

Lorenzo De Simone: Abbiamo lavorato partendo da un testo che ci era stato dato e da lì abbiamo cercato di trasformare in corpo, in movimento e in danza quelle parole che erano già state scritte su un foglio. In qualche modo abbiamo provato a dare vita alla bellezza di questa donna. Come? Questo è il mistero più grande, nel senso che a un certo punto si aprono degli immaginari CHE hanno condotto il nostro corpo a quello che poi si vedrà in scena.

Olimpia Fortuni: Aggiungo che ci siamo sicuramente lasciati ispirare dall’epoca. Il Settecento è il secolo in cui nasce la danza classica e poi abbiamo molto giocato anche sul volere drammaturgico e registico di questa donna che effettivamente, pur essendo molto femminile, era comunque una mente geniale in un’epoca in cui le donne avevano poco spazio. Con intelligenza, potere e seduzione, lei riesce ad essere una donna a tutto tondo anche nel Settecento. Era sicuramente anche molto benestante quindi questo aspetto la aiutava.

Maria Eugenia D’Aquino: Questo leit motiv è molto importante: marchesa o scienziata? E chi riconosce tutti e due? Voltaire. Lo spettacolo è molto bello perché le coreografie giocano sull’ambiguità del maschile e del femminile. Un Giano Bifronte come era lei. Una grande donna, forte, ma anche “la marchesa”.

A parte la scienza, ci furono altri campi in cui si distinse?

Maria Eugenia D’Aquino: Sì. Il teatro, perché visse con Voltaire un periodo d’oro nel castello di Cirey, che era il loro quartier generale. Avevano il laboratorio di scienza famoso in tutta Europa, la biblioteca, ma anche un teatro, perché Voltaire era un grande drammaturgo. Quindi recitavano. Di giorno studiavano, poi osservavano il cielo di notte e poi mettevano in scena le commedie con lei in prima persona. Quindi, oltre alla scienza, aveva anche questa grande passione.

Fu molto attenta all’istruzione dei giovani. Possiamo definirla una sorta di Mecenate?

Maria Eugenia D’Aquino: Assolutamente sì, perché dopo la traduzione in francese de I principi della matematica di Newton commentati che la rese famosa, lei fece un’operazione straordinaria e avveniristica per i giovani. Scrisse le Istituzioni di Fisica, un libro dedicato a suo figlio, che raccoglieva tutto lo scibile di questa materia in quel momento, affinché i ragazzi non dovessero correre per tutta l’Europa da un fisico all’altro per studiare. Furono un grande strumento per l’istruzione.

  • Intervista video di Andrea Simone
  • Foto di Emma Terenzio
  • Si ringrazia Giulia Colombo
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