La “Lisistrata” di Lella Costa

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Una guerra senza fine. Un mondo sull’orlo del collasso. E un’unica, scandalosa arma di ribellione: lo sciopero del sesso. Lisistrata torna in scena, irresistibile e sorprendentemente attuale, per lanciare un grido ironico e rivoluzionario: “Donne di tutto il mondo, unitevi!” In un’Atene svuotata dagli uomini, partiti per un conflitto che sembra non avere fine, mentre la politica si dimostra cieca, sorda o semplicemente complice, è una donna a immaginare l’impensabile. Basta guerra? Allora basta sesso.

Lella Costa è la protagonista di Lisistrata, commedia scritta da Aristofane e rappresentata per la prima volta nel 411 a.C., in scena al Teatro Carcano di Milano dal 24 febbraio al 1° marzo e diretta da Serena Sinigaglia, che ha anche adattato il testo con Emanuele Aldrovandi. Sul palco troviamo anche Marco Brinzi, Francesco Migliaccio, Stefano Orlandi, Pilar Perez Aspa, Giorgia Senesi e Irene Serini.

Quattro domande a Lella Costa

Che tipo di Lisistrata avete messo in scena?

Corre l’obbligo di specificare innanzitutto che questa Lisistrata è stata allestita l’anno scorso al Teatro Greco di Siracusa, in un’edizione ovviamente più ampia, anche dal punto di vista delle presenze sceniche. Ci siamo innamorati di questo testo e ci siamo resi conto di quanto fosse -ahimè- sempre più dolorosamente attuale, perché il modo in cui Lisistrata racconta delle guerre è assolutamente identico a quello che sta accadendo.

Abbiamo quindi pensato di farne una versione teatrale ridotta, con meno attori, e anche con un escamotage narrativo che ci permette di spiegare perché noi continuiamo a rappresentare Lisistrata: perché immaginiamo che questi testimoni di allora siano ancora vivi; perché hanno giurato che avrebbero continuato a raccontare, e quindi a mettere in scena, quella vicenda straordinaria finché la pace non avesse trionfato su tutti i confini del mondo. Quindi, siamo qui da 2500 anni!

Continuiamo a raccontare questa storia, che al di là dell’escamotage divertente del sesso, mette in realtà in campo tutta una serie di osservazioni e riflessioni sul fatto che la guerra sia legata al malgoverno e al malaffare. Oltre che far molto ridere perché è una commedia straordinaria, fa anche parecchio riflettere.

Nel 2009 in Kenya, si è verificato un fatto molto simile a quello della commedia di Aristofane: un gruppo di attiviste attuò lo sciopero del sesso per una settimana per convincere l’allora presidente Mwai Kibaki e il primo ministro Raila Odinga a riconciliarsi e mettere fine ad una crisi che rischiava di far sprofondare il Kenya nella violenza politica. Quanto è attuale dunque Lisistrata?

Io credo che Lisistrata sia attualissima, al di là del fatto dell’uso del sesso nella relazione. Non vorrei essere impropria o troppo audace, ma è assolutamente palese che, dal punto di vista puramente meccanico, tutto il problema della tensione sessuale degli uomini si potrebbe risolvere. Quella che manca è però la relazione con le donne. Questo è un tema che tutt’oggi si potrebbe forse usare. E’ però attuale soprattutto perché c’è questa profonda indignazione nei confronti dell’incapacità di uscire dalla logica della sopraffazione e della violenza, che è molto curiosa in un uomo come Aristofane, che era tutto tranne che “femminista” o “progressista” come diremmo oggi, in categorie che allora non esistevano per niente.

Evidentemente, però, la sua rabbia, anche per quest’incapacità maschile di risolvere la situazione, gli fa intuire che solo le donne lo possono fare. Questo è spaventosamente e incredibilmente attuale oggi. Non perché noi donne siamo sempre e comunque buone e brave, ma perché abbiamo un punto di vista totalmente diverso. La gestione del mondo -ahimè- non ha mai tenuto conto di questo punto di vista, a meno che non facciamo cose eclatanti che non mettono proprio in buona luce il maschile: nel senso che se basta quello per costringerli a più miti consigli, è un po’ poco. Ci si aspetterebbe un’evoluzione della specie un po’ più significativa. Non c’è stata.

Lella, facendo un volo pindarico, vorrei farti una domanda di tipo sociale: oggi come oggi uno sciopero del sesso potrebbe far scendere gli uomini a più miti consigli o renderli ancora più violenti?

Non te lo so dire, anche perché ovviamente le dimensioni di azione dell’Acropoli di Atene sono incomparabili. Oggi bisognerebbe portare avanti un’azione di tipo mondiale e questo implicherebbe coinvolgere Paesi in cui la violenza sessuale è addirittura strumento di controllo sociale e quotidiano. Ahimè, ne potremmo elencare veramente troppi! Un dettaglio però straordinariamente importante e rilevante, che Aristofane nota e sottolinea, è che le donne occupano l’Acropoli – e questo lo dice testualmente Lisistrata – per mettere le mani e prendere possesso del denaro della città, così non ci sarà più un motivo per fare la guerra.

Quindi c’è la chiarezza di sottolineare che le guerre, travestite da questione patriottiche, si fanno unicamente per questioni economiche. Dunque è impadronendosi dei gangli vitali del potere economico che si potrebbe, si dovrebbe e vorremmo tanto invertire la direzione di marcia e impedire il senso di questa straordinaria e autolesionistica corsa dell’umanità verso l’autodistruzione.

Di conseguenza, questa combinazione che Aristofane aveva chiarissima e che aveva messo in scena proprio con la questione del sesso, riesce a mantenere i toni della commedia, a far ridere, sorridere e incuriosire, ma in realtà ci dice anche che le guerre si fanno per motivi economici. Direi che da un signore che è vissuto 2500 anni fa è tanta roba!

Parliamo di te: ormai da molto tempo, tu hai abdicato ai tuoi monologhi che sono stati per te un trampolino di lancio. Sei quindi passata a spettacoli in coppia, prima Due con Giorgio Melazzi e poi Nuda proprietà con Paolo Calabresi. Questo però è il tuo primo lavoro corale, se escludiamo la trilogia di El nost Milan. Come ti sei trovata?

In realtà queste scelte sono innegabili ma non del tutto vere, perché fino a pochi mesi fa io ero in scena con il mio Otello e con Se non posso ballare…non è la mia rivoluzione, lo spettacolo allestito contemporaneamente a Le nostre anime di notte, che era effettivamente un altro lavoro in coppia. Quindi non ho affatto abbandonato i monologhi. In realtà, come lavoro corale, avevo già fatto HUMAN, con la regia e la partecipazione di Marco Baliani, ormai una decina di anni fa. Quindi per me è sempre una gioia dividere il palcoscenico con altri.

Non lo trovo affatto in contraddizione con quella che è stata e spero continuerà a essere la mia identità professionale più nota, anche perché a me il monologo piace. Come amo dire, anche vista la ricchezza dal punto di vista della regia, delle luci, della ricchezza della scenografia, il monologo viene vissuto come lo stand up, cioè: uno è sul palco da solo, certo. Io però credo che i miei, soprattutto negli ultimi anni, siano stati spettacoli teatrali con un solo interprete, che è una cosa che sta dentro al gioco del teatro.

Quindi per me non è affatto un abbandono! Anzi, conto di riprendere quanto prima e di arrivare anche ad altri progetti. Intanto mi godo questa dimensione, anche perché le mie colleghe e i miei colleghi sono bravissimi ed è veramente una gioia poter stare in scena con loro!

  • Intervista e podcast di Andrea Simone
  • Si ringrazia Cristiana Ferrari
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