La stagione di prosa 2026-2027 del Teatro Manzoni di Milano

E’ una stagione di prosa ricca, importante e interessante quella che andrà in scena al Teatro Manzoni dal 23 ottobre 2026 al 16 maggio 2027. Tanti spettacoli interessanti e diversi che vedranno alternarsi sul palco dello storico teatro milanese attori e registi famosi e affermati.

Si comincia il 23 ottobre con Fratello Sole Sorella Luna, un nuovo progetto teatrale dedicato alla straordinaria vicenda umana e spirituale di San Francesco d’Assisi, realizzato in occasione dell’ottocentesimo anniversario della sua morte. Ispirato al celebre film di Franco Zeffirelli del 1972,  che ottenne un enorme successo internazionale (David di Donatello nel 1972 e candidatura all’Oscar per Renzo Mongiardino nel 1974 per la miglior scenografia), lo spettacolo è diretto da Piero Maccarinelli e vede protagonisti Giulio Pranno e Ksenia Borzak. Spiega il regista Piero Maccarinelli: “Fratello Sole Sorella Luna è un meraviglioso film di Franco Zeffirelli sulle dieci sceneggiature di Zeffirelli stesso, Lina Wertmuller e Suso Cecchi D’Amico. Noi con Angela Dematté le abbiamo consultate tutte e abbiamo creato un copione teatrale, che non rispecchia esattamente il film perché il cinema è una cosa e il teatro un’altra. Per risolvere il problema dei molti ambienti, ci siamo avvalsi della collaborazione di Francesco Sereni, che ci ha fatto dieci fondi luminosi, metà fotografici e metà pittorici che ricostruiscono quasi fedelmente la pittura di Giotto, quindi gli attori sono come inseriti in questi fondi e dunque abbiamo risolto il problema del cambio scena. Poi ci voleva un bravissimo Francesco e Giulio Pranno lo è, così come Ksenja Borzak è una bravissima Chiara. Due veterani come Massimo Wertmuller e Fabrizia Sacchi saranno il padre e la madre di Francesco e ci sarà un gruppo di ragazzi molto interessante per fare i confratelli di Francesco. Quindi questa è stata l’operazione. Abbiamo cercato di parlare del Francesco giovane, del Francesco uomo, prima che diventasse santo. Quindi delle sue scelte contro la violenza e l’emarginazione dei poveri, ma non era ancora il santo conclamato. Era un giovane ricco che rifiutava i privilegi della sua classe sociale per andare incontro al mondo, alla natura, alla difesa della natura. Quindi il testo è ancora di un’attualità abbastanza impressionante.”

“Quello che cerchiamo di portare noi” – aggiunge Ksenja Borzak – “è un inno alla gioia e all’amore per la nostra terra, all’amore per l’amore. Quindi, se dovessi riassumere che cos’è Fratello Sole Sorella Luna, direi che è un inno all’amore.”.

La prosa continua dal 29 ottobre all’8 novembre con Qualcosa è andato storto, uno spettacolo scritto e diretto da Carlo Buccirosso con Elvira Zingone, Gino Monteleone, Fiorella Zullo, Stefania Aluzzi, Matteo Tugnoli, Fabrizio Miano
e con Tilde Spirito nel ruolo della nonna. Corrado Postiglione, per tutti “Zio Dodò”, è un modesto avvocato di provincia che arranca tra clienti popolari e una famiglia numerosa che non lo ha mai stimato troppo. La sua vita è un esercizio di sopravvivenza: tra piccoli sotterfugi e una cronica mancanza di soldi, Corrado cerca di risolvere le infinite beghe legali di fratelli, zii e nipoti, sperando di riconquistare un briciolo di dignità. Proprio quando sembra aver domato le liti più feroci, arriva l’imprevisto: la malattia della Mamma, l’indiscussa colonna portante della casa.

Si continua con un grande classico di Agatha Christie in scena dal 12 al 22 novembre: Assassinio sull’Orient Express, con la regia di Claudio “Greg” Gregori, l’adattamento teatrale di Ken Ludwig e la traduzione italiana di Edoardo Erba. Il cast è composto da Valentina Sperlì, Simone Montedoro, Franca Penone, Massimo Grigò, Elisabetta Mirra, Federico Le Pera, Guido Targetti, Viola Dini, Alice Silvestrini e Tommaso D’Alia. Durante l’inverno del 1934, una valanga spezza il silenzio delle montagne e intrappola il leggendario Orient Express in un deserto di ghiaccio. Il treno, immobilizzato in un paesaggio di neve e silenzio, diventa uno spazio chiuso e sospeso. Nel cuore della notte, un ricco passeggero americano viene ritrovato brutalmente assassinato nella sua cabina: molte coltellate, nessuna traccia nella neve, nessuna via di fuga. Tra i viaggiatori si trova Hercule Poirot, il celebre detective belga, interpretato da Claudio “Greg” Gregori, costretto a confrontarsi con uno dei casi più complessi e destabilizzanti della sua carriera.

Dal 26 novembre al 6 dicembre va in scena un altro grande classico: Indovina chi viene a cena con Cesare Bocci e Vittoria Belvedere, diretti da Guglielmo Ferro. Nel cast anche Federico Lima Roque, Elvira Camarrone, Thilina Feminò, Rosanna Sparapano, Fatima Romina Ali, e Mario Scaletta nel ruolo di Padre Ryan. Il tema, quello di un matrimonio misto, allora fece scalpore nell’America di fine anni ’60, ma oggi è più che mai di attualità in una società sempre più multietnica. Il soggetto di William Arthur Rose ha quasi mezzo secolo, ma anche grazie all’adattamento di Mario Scaletta si presenta come un testo fresco e attualissimo. “E’ un film famosissimo degli anni Sessanta” – spiega Vittoria Belvedere – “che ha avuto un enorme successo. I protagonisti erano Katharine Hepburn, Spencer Tracy e Sidney Poitier. Racconta la vita di una famiglia borghese con una figlia che ritorna dall’università e si presenta con il futuro sposo, ovvero un uomo acculturato, però di colore. A quel tempo i matrimoni interrazziali non erano ben visti, anzi, credo che fosse stata abolita da poco la pena del carcere. Stravolge un po’ questa famiglia e questo modo di pensare, pur essendo una famiglia molto aperta, che ha educato la figlia ad essere col pensiero anche oltre i tempi di quegli anni. Fondamentalmente lo spettacolo si basa sulle paure dei propri genitori, perché ognuno di noi vuole i propri figli felici, che vivano una vita serena, senza problemi. Ma a quei tempi sposare un ragazzo di colore era sicuramente non ben visto. C’erano il pregiudizio e la paura di quello che pensava la gente, però poi alla fine dobbiamo imparare nella vita ad ascoltare i nostri figli, ad andare oltre le apparenze, le differenze sociali, la cultura e le religioni e cercare di ascoltare un po’ di più il nostro cuore.”

Il periodo natalizio vede protagonista Vincenzo Salemme con ...E fuori nevica!, in scena dal 15 dicembre al 1° gennaio. Nel cast Andrea Di Maria, Antonio Guerriero e Stefano Sarcinelli. Tre fratelli, tre solitudini alla ricerca disperata di affetto e soddisfazioni. Il primogenito è Francesco, detto Cico e ha una forma di autismo ad alto spettro. Alterna picchi di assoluta capacità cognitiva a momenti di depressione. Gli riescono cose complicatissime per la maggior parte delle persone e allo stesso tempo non è capace di allacciarsi le scarpe. Urla “nevica, nevica” quando è felice e divora quintali di purea per placare l’ansia. É un vulcano di energia e deve occupare ogni vuoto con una serie frenetica di interpretazioni, dal pizzaiolo al poliziotto. E costringe i fratelli a partecipare. Poi c’è Stefano, il più ordinario dei tre. Ha studiato, si è laureato, ma si accontenta di fare l’agente di cambio. Innamoratissimo di Nora, è in procinto di sposarsi. Anche se la relazione è, al momento e dopo un anno di vita, soltanto platonica. Anzi, addirittura telefonica. Peraltro intermediata dalla severa futura suocera che non gli consente di parlare con la figlia della quale teme la perdita dell’innocenza. Infine Enzo, lo sfaccendato. Andato via di casa a diciotto anni, è il classico maschio immaturo e incapace di assumersi nemmeno la pur minima responsabilità. Si atteggia a musicista, ma nella custodia della chitarra non porta lo strumento, ma solo l’occorrente per viaggiare. Infatti la storia parte proprio dal rientro di quest’ultimo alla casa di famiglia. La mamma è morta dopo una lunga malattia e il notaio ha convocato i tre fratelli Righi per leggergli il testamento della defunta. La donna ha espresso le sue ultime volontà: se vorranno dividere la, a quanto pare, cospicua eredità dovranno per forza stare insieme. Come farà Stefano a sposarsi?

Dall’8 gennaio al 21 febbraio 2027 tocca ai Legnanesi, che saranno protagonisti di Intelligenza artigianale. “Esistono tantissimi robot reali là fuori, che con la loro intelligenza meccanica rendono la nostra vita molto più facile e comoda: ci sono robot in grado di aspirare il tappeto, danzare, cantare, eseguire un intervento chirurgico, sistemare fuoriuscite di olio, costruire automobili e così via. Il campo della robotica è in costante crescita – forse un giorno avremo anche noi il maggiordomo robot che desideriamo da sempre!” E’ leggendo questa pubblicità su uno dei tanti canali e-commerce che Mabilia decide, per la festa della donna, di regalare a Teresa un robot in grado di aiutarla oltre che nelle faccende domestiche anche nelle problematiche quotidiane. Per Teresa, donna di altri tempi, immenso è lo stupore e la gratitudine di avere un nuovo “compagno artificiale” che ricorda, sbriga e risolve ogni problematica famigliare. Ma per una volta sarà il nostro Giovanni a capire prima di tutti la situazione: Ambrogio, questo il nome del maggiordomo semi-virtuale di casa Colombo, dopo aver archiviato informazioni personali di tutti i componenti della famiglia non si limita più ad eseguire ordini, ma inizia a scegliere ciò che ritiene più efficiente anche quando questo va contro alla volontà umana.

Cristina Donadio e Iaia Forte sono le due protagoniste di I turni, spettacolo scritto e diretto da Cristina Comencini in scena dal 25 febbraio al 7 marzo 2027. Chi ha deciso il ruolo che abbiamo in ogni famiglia? Se lo chiedono due sorelle che – la domenica – fanno i turni dalla madre malata. Opposti caratteri, opposte vite, tutto sembra scelto ed invece non lo è. “I turni” – dice Iaia Forte – “sono quelli che devono compiere tre fratelli che hanno una madre malata del morbo di Alzheimer. Ma è una commedia, Cristina Comencini sa scrivere delle commedie che sono molto raffinate, intelligenti, fanno ridere ma riflettono anche su temi profondamente contemporanei. Del mio personaggio mi piace la sua libertà, la sua vitalità anarchica. In quello mi somiglia!”

Dall’11 al 20 marzo 2027 la palla passa ad Anna Galiena e Fabio Troiano, protagonisti di A casa tutti bene, un testo scritto da Gabriele Muccino, con la collaborazione di Marcello Cotugno e Irene Alison. Il cast è formato anche da Alice Arcuri, Alice Angelica, Simone Colombari, Sandra Franzo, Lorenzo Cervasio, Vera Dragone, Alessio Moneta, Celeste Savino e Ilaria Carabelli. Le musiche sono di Nicola Piovani. Una famiglia si riunisce nella casa storica per festeggiare l’ottantesimo compleanno della madre, Alba. Questo incontro farà deflagrare antichi conflitti e nuove tensioni. Conosceremo gli 11 personaggi e le loro articolate relazioni attraverso le dinamiche che si svilupperanno in scena, e ci rispecchieremo nelle loro speranze, nei loro innamoramenti, nei loro tradimenti, nel loro affannarsi e credere in un futuro migliore. “A casa tutti bene” – spiega Fabio Troiano – “è un’evoluzione di un grande film di Gabriele Muccino. Secondo me è un ritorno alle origini, nel senso che il film per una questione di spazio e di tempo si svolge tutto in una casa e in un tempo ristretto. Sembrava quasi scritto già per uno spettacolo teatrale. Dividere il palco con Anna Galiena è un grande privilegio, essere diretti da Gabriele Muccino altrettanto. A casa tutti bene è una storia di famiglia e appartiene un po’ a tutti. Chiunque veda lo spettacolo si può riconoscere in qualche aspetto e in qualche lato. Parla della famiglia, del volersi bene e di quanto sia difficile volersi bene, soprattutto in famiglia.”

Nancy Brilli è la protagonista di Il padrone, in scena dall’8 al 18 aprile 2027. Si tratta di un testo scritto da Gianni Clementi e diretto da Pierluigi Iorio, che vede protagonisti anche Fabio Bussotti e Claudio Mazzenga. Con l’entrata in vigore delle leggi razziali italiane, nel 1938, si diffuse, tra gli ebrei, la pratica di intestare a dei prestanome fidati i propri beni, per metterli al riparo da probabili espropri per poi rientrarne in possesso in tempi migliori. Per questo motivo, Marcello e Immacolata Consalvi si ritrovano ricchi dall’oggi al domani, intestatari di quattro appartamenti e due negozi del loro padrone, catturato e deportato lontano dall’Italia. La fine della guerra coincide con l’inizio dell’attesa per i coniugi Consalvi. L’azione si svolge nel 1956: nevica a Roma e le esitazioni di Marcello, ligio dipendente che mai aveva dubitato del ritorno del padrone, cominciano pian piano a sciogliersi sotto le certezze di Immacolata, sicura invece della sua morte. Racconta Nancy Brilly: “Il padrone è una tragicommedia. Il padrone è colui che ricorda. Durante le leggi razziali, la popolazione ebraica era stata espropriata di tutti i beni. Per evitare di perderli, era diventata abitudine comune intestare le proprietà a dei prestanome. Immacolata Consalvi e suo marito Marcello sono questi prestanome, due poveri disgraziati che improvvisamente si ritrovano padroni di appartamenti, negozi e proprietà. Il padrone ovviamente è sparito. Ritorna, dopo 13 anni di benessere e di agi non dovuti. Che cosa succede? Succede che il marito vorrebbe restituire tutti i beni, lei proprio non ci pensa. Da lì nasce tutta una serie di accadimenti che portano la commedia a essere un dramma e un noir.”

Il 22 aprile 2027 tocca a Notte prima degli esami, che rimarrà in scena fino al 2 maggio. Lo spettacolo è liberamente tratto dalla sceneggiatura  “Notte prima degli esami”  di Fausto Brizzi,  Massimiliano Bruno, Marco Martani, Giannandrea Pecorelli ed è stato scritto da Fausto Brizzi, anche regista, e Manuela Mazzocchi. Ambientato nella Roma del 1989, raccontata dalle note dell’omonima canzone di Antonello Venditti, questa versione teatrale segue Luca Molinari e il suo gruppo di amici nell’ultimo periodo di liceo, portando il pubblico dentro le piccole grandi storie che la vita di tutti i giorni ci regala: dal primo grande amore ai conflitti con i genitori, dalle amicizie indissolubili alle sfide scolastiche.

A chiudere la stagione del Teatro Manzoni è Contrazioni pericolose, con Gabriele Pignotta, Giorgio Lupano e Rocio Munoz Morales, in scena dal 6 al 16 maggio 2027. Al reparto di ginecologia una donna ha le contrazioni e sta per partorire.
La situazione è concitata: un ostetrico cerca di tranquillizzarla, ma soprattutto cerca di tranquillizzare l’uomo che la accompagna: il marito? No. Il fratello? No. Il compagno? Non proprio. Diciamo un amico speciale al quale la donna ha nascosto la sua gravidanza! A volte l’amore è più vicino di quanto crediamo… “La commedia” – dice Gabriele Pignotta – “parla della nascita di una bambina, quindi della notte speciale della nascita di questa bambina. Ci sono due genitori improbabili perché sono due migliori amici che non si aspettavano assolutamente che questo evento sconvolgesse le loro vite, interpretati da Giorgio e Rocio, poi c’è un ostetrico romano interpretato da me che cercherà di mettere un po’ di ordine nelle loro vite, cercando di far arrivare questa bambina nel miglior modo possibile, ma quindi questa non è altro che la storia della nascita di due genitori e non della bambina, perché raccontiamo il tema dell’incapacità o dell’inadeguatezza che oggi molti vivono nel dover affrontare la nascita di un figlio, tra lacrime e tante risate.”

  • Interviste e foto di Andrea Simone
  • Si ringrazia Manola Sansalone