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Nelle periferie del mondo, una buona parte della popolazione vive nell’indigenza, mentre una sempre più ristretta cerchia di privilegiati sguazza nello sfarzo e nello spreco, accumulando spropositate quantità di denaro. Non ha importanza chi in un’altra vita attraverserà la cruna dell’ago per giungere in paradiso; è qui in Terra che spesso si vive l’inferno.
Trilogia del benessere è in scena al Teatro della Cooperativa di Milano fino al 15 marzo. Lo spettacolo è stato scritto ed è diretto da Renato Sarti, che ne è anche protagonista con Astrid Casali e Michelangelo Canzi.
Intervista a Renato Sarti
Che cos’è la trilogia del benessere?
La Trilogia del benessere è un testo molto ironico nel titolo, che è nato nel 1987 e di cui il primo atto unico (Il Battesimo) andò in scena con la regia di Giorgio Strehler nel 1988. Il secondo, Spartaco la comunione, andò in scena al Parioli in una rassegna di Rodolfo Di Giammarco. Il terzo, Buon Natale, che era il preferito da Strehler, che significa anche l’estrema unzione, non è mai andato in scena e finalmente sono riuscito ad allestirli tutti e tre insieme. C’era stata un’edizione nel 2002 ed è un testo che nasce nel 1987 nel periodo di Natale, che è un periodo in cui vado un po’ in crisi e la mia fantasia è più fervida, perché il Natale si è ridotto a una sorta di mercimonio di macchine che inquinano, di gente che spreca, di cartoni che riempiono le discariche eccetera eccetera. Va contro la sintesi della bellezza del Natale, una festa dedicata ai bambini. Quindi il testo nasce per parlare di quelle aree dove vivono quelle persone che o si fa finta di ignorare o si ignorano del tutto, perché sono le aree della disperazione: che sia un drogato, una prostituta o un tossicodipendente o due vecchietti abbandonati dai figli e dai nipoti, la trilogia tratta di questo tema.
Perché è qui in Terra che spesso si vive l’Inferno?
Perché il mondo è fatto male. Faccio un esempio che può sembrare paradossale e anche una bestemmia, ma so benissimo di cosa sto parlando. La guerra più grande del mondo non è a Gaza o a Kiev, ma è quella economica dove si uccidono 6-7 milioni di bambini all’anno, un bambino ogni cinque minuti. Ci sono aree del mondo dove è terribile vedere un bambino straziato per un bombardamento. Non penso che sia un divertimento vedere dei bambini che muoiono per malattie o per mancanza di medicinali, acqua e cibo. Morire di fame deve essere una cosa atroce. Molte aree del mondo purtroppo sono così e quindi il mio tentativo era quello di mettere in risalto come lo spreco e il consumo siano quasi quotidianità. In altre parti del mondo invece non hanno di come mettere insieme il pranzo con la cena.
Quali sono le tragedie di ordinaria quotidianità che viviamo?
La prima è una coppia di disgraziati in cui lui si fa di ogni cosa: dalla televisione all’alcol alle droghe alle pastiglie, e lei si prostituisce. C’è una serie di squarci: non si trova più un gatto che lei adora, così nell’ultimo squarcio non si trova un bambino che era nato in galera da questa donna. Il bambino si chiamava Libero e non lo si trova più. Il secondo squarcio è la storia di un tossicodipendente che per una manciata di soldi accetta di bucarsi in diretta in una trasmissione televisiva dove la morbosità non ha niente a che fare con il sociale e finisce non in modo splendido. Nel terzo atto unico ci sono due vecchietti come tanti che arrivano non solo nelle periferie del mondo in Africa o in Sudamerica, ma anche in Italia e non sanno come tirare avanti il giorno di Natale, abbandonati, da soli e fanno una scelta che non è allegra.
Che cosa c’è di diverso rispetto all’allestimento che fu messo in scena da Giorgio Strehler nel 1988 al Piccolo Teatro di Milano?
E’ maturato un sentimento ancora più atroce, nel senso che a quei tempi c’era un rapporto fra due persone della stessa età in cui lui è un mascalzone patentato e lei cerca di venire fuori in qualche modo dalla miseria. Con un ricatto nei confronti di una persona ricca, cerca di fare dei soldi ma in realtà finisce in galera. L’età dei due personaggi era identica. C’erano Giuliana De Sio e Mattia Sbragia. Con il tempo è maturata un’idea un po’ più atroce, secondo la quale il rapporto tra i due non è della stessa età: lui è più anziano e lei più giovane e c’è un rapporto incestuoso.
- Intervista e podcast di Andrea Simone
- Foto in evidenza di Barbara Rocca
- Si ringrazia Giulia Tatulli
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