“LA SIGNORINA ELSE”: UN CASO WEINSTEIN ANTE LITTERAM

Mai come in questo periodo tiene banco il caso Weinstein. Finalmente le donne hanno iniziato a ribellarsi e uno spettacolo come La signorina Else di Arthur Schnitzer sembra oggi particolarmente appropriato. In scena al Teatro Out Off di Milano dal 17 al 22 aprile e diretta da Alberto Oliva, la pièce vede protagonista Federica Sandrini. Con l’enorme potere delle parole, uno dei più grandi scrittori del Novecento denuncia qui una proposta indecente fatta ai danni di una ragazzina. Danni soprattutto psicologici, perché si tratta di un atto di violenza perpetrato da un uomo maturo, ricco e potente nei confronti di una figura più debole. Un monologo inarrestabile e pieno di sincerità, sofferenza, dubbio, paura e senso di colpa, che ci accompagna a riflettere su un tema scottante e attualissimo vissuto dal punto di vista della vittima.

La parola ad Alberto Oliva

“Perché Else rappresenta tutti i valori di una società in crisi?”

Perché è un testo meraviglioso di un autore straordinario come Schnitzler, che è riuscito per primo a scrivere  un flusso di coscienza, cioè a far parlare la testa senza filtri. Cercare di entrare nella mente e di vedere quello che si agita nei pensieri è stato il desiderio di tantissimi artisti e scrittori dal Novecento fino ad oggi. Schnitzler ci è riuscito in maniera eccezionale, creando una partitura narrativa perfetta per il teatro e per attrice sola. “La signorina Else” contiene tutti i grandi temi: da quello del gioco d’azzardo al fallimento per debiti; dalla crisi della borghesia all’adolescenza con tutte le sue tematiche difficili, fino alle molestie. 

Questo spettacolo è nato due anni fa al Teatro di Napoli, dove grazie a quest’interpretazione Federica Sandrini ha vinto un premio importante con Le Maschere del Teatro. Quando ci fu il debutto, il tema che ci interessava di più era proprio quello di una figlia che deve risanare i debiti compiuti dal padre per colpa del gioco d’azzardo. Quest’anno, riprendendo lo spettacolo, è stato incredibile vedere quanto l’argomento principale sia quello delle molestie. Per ottenere il denaro, Else riceve una proposta indecente da parte di uno che lei chiama “vecchio porco” e che di fatto lo è: una persona molto più grande di lei che in cambio dei soldi chiede di poterla guardare nuda. E’ un atto ancora più violento dello stupro, perché è un abuso morbosamente schifoso commesso con gli occhi senza toccare il corpo. 

Quest’anno, con l’esplosione del caso Weinstein e tutto quello che di molto positivo è successo nella sensibilizzazione di tutti, io per primo mi sono reso conto che, mettendo mano allo spettacolo dopo un po’di tempo, questo tema risuonava in maniera fortissima su tutti gli altri. Mi piace moltissimo poter dire la nostra su un argomento attuale come quello delle molestie attraverso le parole di un autore che ha scritto il testo in tempi non sospetti, quindi senza la retorica, il moralismo e la deviazione interessata che purtroppo contamina molto il dibattito di oggi. Schnitzler, invece, lo ha fatto in modo puro e straordinario. 

“Che cosa chiede di più Else? Vendetta o giustizia?”

Questa è una bella domanda, ma temo di doverti rispondere dicendo che lei alla fine va in confusione. E’ questo il fatto straordinario. Purtroppo Else non è un esempio, perché soccombe alla richiesta assecondandola e vergognandosi di quello che ha fatto. Non voglio svelare i meandri della sua psicologia, ma credo che il grande insegnamento di Else sia il suo essere in balìa dei fatti. Lei rimane sorpresa, spiazzata, stupita e non ha gli strumenti per difendersi da questo tipo di aggressione. Non riesce a ottenere né vendetta né giustizia: dobbiamo farlo noi per lei.

“Perché Else nel testo dice di essere in alto?”

Perché viene mandata in vacanza in un albergo lussuosissimo di Cortina d’Ampezzo: in alto, in montagna, ai piani alti dell’hotel, guarda giù e si affaccia sul precipizio. Credo che sia un’immagine metaforica fantastica di Schnitzler e ho assolutamente voluto utilizzarla nello spettacolo. La scenografia è fatta di nove altalene bianche, quindi Else è sempre in alto, in sospeso. Tutto dondola e va in confusione come la mente umana. Per l’intera durata dello spettacolo Else è sospesa su queste altalene bianche e si sente in alto. L’altalena è però quella cosa che ci fa volare ma che dà anche la vertigine del precipizio. Quindi c’è la doppia pulsione a volare verso l’alto e a precipitare verso il basso. 

“Il gesto estremo che Else arriverà a compiere vuole essere una sorta di monito affinché quello che le è capitato non si ripeta più con nessuna donna o ragazza?”

Esatto. Nella sua sconfitta diventa monito: dobbiamo dare gli strumenti alle ragazze, soprattutto a quelle adolescenti, per potersi difendere dal pericolo di cadere in una situazione simile e trovarsi inermi senza possibilità di difesa. Abbiamo il dovere di dare a loro la sicurezza e la consapevolezza che si può dire di no.