Le “Fabulae” di Massimiliano Loizzi

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Lo ha definito un monologo sulla dis-parità di genere e ha aggiunto: “Avrei voluto intitolarlo «il mansplaining spiegato alle donne», ma ci tengo alla mia incolumità e così ho preferito un titolo più fiabesco…”.

Massimiliano Loizzi presenta domenica 18 maggio alla Santeria Toscana 31 di Milano il suo spettacolo Fabulae, che svelerà quanto spaventosamente poco sappiamo dell’universo delle fiabe e ci racconterà i terribili segreti dietro l’origine del mito: storie fatte di violenza, sesso, tradimenti e stupri dove la donna è sempre e solo assassina, traditrice, moglie, serva o schiava.

A tu per tu con Massimiliano Loizzi

Che cosa significa esattamente la parola mansplaining?

Sono quelle parole nuove che servono a definire concetti esistenti da secoli, ma non avendo un termine che li spiega, è difficile catalogare le persone. Come la parola femminicidio che ha dato origine a un movimento e a una presa di coscienza da parte di molte persone, il mansplaining si verifica quando un uomo spiega senza motivo a una donna qualcosa che è chiaramente ovvio, sentendosi però moralmente e a volte anche fisicamente superiore a lei in quanto uomo. Quindi parlo del mansplaining in modo ironico, scherzando su un tema su cui c’è veramente poco da ridere, ma è nella mia natura e in quella della satira ed è quello che cerco di fare sempre nei miei spettacoli. Mi sono dunque domandato come affrontare un tema così divisivo e fondamentale per la nostra società come la parità di genere.

Mi par di capire che le favole siano le protagoniste dello spettacolo, ma lo sono anche le donne?

Assolutamente sì, perché mi sono chiesto come può un uomo eterosessuale bianco come me parlare della parità di genere. Innanzitutto penso che farlo sia un dovere di molti di noi. C’è una bellissima scritta nella metropolitana di Londra: “Non proteggete le vostre figlie. Educate i vostri figli”. Per me bisognerebbe partire da lì.

Quindi mi sono interrogato su come posso fare e mi sono risposto: un pezzo alla volta, partendo dal basso e narrando nuove favole e nuove storie che raccontino un mondo diverso alle generazioni che vengono dopo di noi dalle quali – come dice il poeta – abbiamo preso in prestito questo mondo. Facendo così, ho scoperto che aggiornarsi e cambiare a seconda del gusto, delle mode e dei tempi che vivono è nella natura stessa delle fiabe. E’ una pratica millenaria. Per esempio, Cenerentola ha origini in una tradizione orale di 1200 anni fa in Cina. Le fiabe sono quindi cambiate nel corso dei tempi.

Infatti. Perché dici che le nostre storie vanno mutate e aggiornate?

Perché è proprio nella natura stessa della fiaba. E’ il lavoro che da sempre fanno le favole. Cenerentola era una storia fatta di omicidi e squartamenti, dove le sorelle tagliavano le dita e il calcagno per far entrare i piedi nella scarpina. Prima della seconda matrigna, Cenerentola aveva ucciso una madre. La sirenetta è stata modificata dallo stesso Walt Disney perché è una favola che ha un finale tragico molto diverso da quello del cartone animato.

Spesso diamo per originali le fiabe di Walt Disney, ma in realtà è stato lui stesso il primo a cambiarle. Quindi è proprio nella natura del lavoro e della tradizione orale modificare le storie per raccontare il mondo che ci circonda. Studiando questo, mi sono reso conto che ovviamente molte delle favole erano state scritte da uomini perché fino a poco tempo fa il lavoro intellettuale apparteneva solo a una categoria di esseri umani e queste fiabe sono tremendamente sessiste, ma nel corso del tempo sono cambiate. Quindi cerco di raccontare la storia delle fiabe per dire qual era la condizione della donna nei secoli. Spoiler: è cambiata, non moltissimo ma è cambiata.

C’è qualcuno in particolare contro cui punti il dito in questo spettacolo?

Sì: i famigerati untori della cultura woke o chi da sempre si schiera contro il politicamente corretto. E’ una mia battaglia personale, perché credo che si possa dire quello che si vuole come si vuole, ma l’importante è saperlo raccontare e creare un contesto. Ci sono parole e concetti che spesso colpiscono sempre le solite e le stesse minoranze a cui la grande maggioranza delle persone non appartiene e per questo motivo non se ne preoccupa. E’ giusto ed è nella natura stessa della vita dell’essere umano cambiare e aggiornarsi, altrimenti le donne non dovrebbero più votare. Gridare contro il politicamente corretto è un modo per nascondere il proprio razzismo e non accettare il cambiamento per poi poter dire quello che ci pare quando ci pare senza preoccuparcene.

Lo stesso discorso vale per chi urla contro questa fantomatica lobby della cultura woke: mi sembra gente che non ha studiato. Spesso si lamentano delle favole come La sirenetta, perché qualcuno al cinema ha avuto l’ardire di scritturare un’attrice nera. Si sono lamentati tutti dicendo che le sirene non possono essere nere perché nella profondità degli abissi non arriva il sole. Le sirenette non esistono perché in fondo al mare non si può respirare. Più che il colore della pelle è questo il problema fondamentale. Per cui cerco di raccontare anche il sessismo, il razzismo e l’omofobia che purtroppo sono sempre presenti ma riescono a celarsi e a trasformarsi subito, altrimenti li riconosceremmo immediatamente e non ne saremmo così colpiti.

  • Intervista e podcast di Andrea Simone
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