Le verità omesse di “Perfetti sconosciuti”

Con un successo di ben 137 repliche, Perfetti sconosciuti arriva al Teatro Manzoni di Milano dal 12 al 24 marzo. Tratto dal film di Paolo Genovese qui alla sua prima regia teatrale, lo spettacolo ha come protagonisti Dino Abbrescia, Emmanuele Aita che si alterna con Massimo De Lorenzo, Alice Bertini, Marco Bonini, Paolo Calabresi, Anna Ferzetti e Astrid Meloni.

Il tradimento, l’amicizia e l’amore sono le tematiche centrali del confronto tra coppie di amici che porteranno a galla segreti e verità fino a quel momento inconfessabili. Se infatti una volta era la nostra memoria a garantire la protezione della nostra vita, oggi a tutelarla sono le nostre sim. Durante una cena, il gruppo decide di mettere sul tavolo i propri telefoni, rivelando così i contenuti di messaggi e telefonate.

Parlano Paolo Calabresi, Anna Ferzetti, Emmanuele Aita, Alice Bertini e Astrid Meloni

Volete presentare i vostri personaggi?

Paolo Calabresi: Io sono Rocco. Nello spettacolo si ride molto di più che davanti al film, perché sul grande schermo l’ilarità diventa più amara.

Anna Ferzetti: Ho il ruolo di Carlotta, una donna che agisce secondo l’istinto. Faccio parte di una coppia che ha smesso di parlare e che nasconde un segreto che continua a portare avanti.

Emmanuele Aita: Faccio Beppe, che è il primo ad accettare il gioco al massacro. Vuole far venire fuori la verità e scopre di non avere mai conosciuto davvero i suoi amici.

Alice Bertini: Ho la parte di Bianca, il personaggio dotato di un’ingenuità più pura, perché pensa che le persone siano in buona fede. Si scontra con la realtà che emerge dal gioco disastroso, ma nel monologo finale contraddice tutto quello che ha detto fino a quel momento.

Astrid Meloni: Interpreto Eva, che si sente portatrice di un’ipocrisia che smaschera gli altri e se stessa.

Marco Bonini: Sono Cosimo, un personaggio autoreferenziale, maschilista e politicamente scorretto. E’ quello che prende meno applausi di tutti, dato che il suo narcisismo patologico ha danneggiato lui e i suoi affetti. E’ quasi identico al personaggio del film.

Che cosa c’è di diverso rispetto al film a livello di adattamento teatrale?

Anna Ferzetti: In teoria molto poco, a parte…

Paolo Calabresi: A parte che gli attori sono più bravi nello spettacolo!

Anna Ferzetti: Questo di sicuro! Lo spettatore sceglie però chi seguire e che cosa vuole vedere. Quindi il pubblico partecipa molto di più, dato che non ci sono primi piani e non esiste il montaggio.

Marco Bonini: Da un punto di vista di fruizione dello spettacolo, è diverso perché c’è sempre un campo lungo e per ogni battuta ci sono sette reazioni. Al cinema c’è invece soltanto quella di chi viene inquadrato.

C’è una situazione di verità scomode che affiorano. Questo provoca uno sfasamento negli equilibri dei rapporti tra i personaggi?

Paolo Calabresi: La reazione del pubblico è molto diversa da quella che si ha guardando il film. Gli spettatori ridono di più e per un periodo più lungo rispetto al film. Alla fine quando succedono le vere tragedie pesanti, il pubblico si rende conto che quella risata gli si ritorce contro, perché capisce che la cosa potrebbe riguardarlo da molto vicino.

I protagonisti dicono anche bugie a fin di bene?

Alice Bertini: Bianca dice di sentirsi ancora con l’ex fidanzato, ma non è una cosa rilevante rispetto al rapporto. Sono reticenze che vengono fuori quando lei confessa.

Emmanuele Aita: Anche per Beppe c’è più una verità nascosta che una bugia.

Paolo Calabresi: Ci sono ancora tre persone che non hanno visto il film, quindi per rispetto a loro non riveliamo il segreto di Beppe.

Anna Ferzetti: La cosa bella è il gioco a due tra noi e il pubblico, quindi dipendiamo molto dagli spettatori e dalle loro reazioni. Il modo in cui interagiscono con noi è diverso ogni sera perché ridono per cose differenti. Dipende quindi da determinate reazioni.

Il vostro compito è dunque quello di adattarvi ogni volta alle reazioni del pubblico e di saper interagire improvvisando?

Anna Ferzetti: Sì, anche.

Paolo Calabresi: O di far adattare gli spettatore a noi.

  • Si ringrazia Manola Sansalone
  • Foto in evidenza: Luciano Rossetti Fondazione Teatro Donizetti
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