Carlo Emilio Lerici, “Il diario di Anne Frank”

Nei giorni in cui si commemora l’Olocausto, arriva al teatro una delle storie più famose della letteratura: quella raccontata da Anna Frank nel sui diario. La vicenda inizia con Otto Frank, unico sopravvissuto, che ritrova nella soffitta lo scritto. Mentre inizia a leggere, come evocate dalle pagine del diario, riprendono vita le vicende della famiglia Frank nella Amsterdam occupata dai nazisti. E’ il 1942, i Frank sono ebrei e le truppe di Hitler danno la caccia ai semiti di casa in casa.

Il diario di Anne Frank è in scena al Teatro San Babila di Milano dal 26 al 28 gennaio. Scritto da Frances Goodrich e Albert Hackett e diretto da Carlo Emilio Lerici, lo spettacolo vede protagonisti Roberto Attias, Greta Bonetti, Angelica Accarino, Francesca Bianco, Francesca Buttarazzi, Vinicio Argirò, Tonino Tosto, Susy Sergiacomo, Germano Rubbi e Roberto Baldassarri.

A tu per tu con Carlo Emilio Lerici

Che tipo di lavoro ha fatto sul testo originale?

Sono stato molto fedele al testo. Ho solo cambiato leggermente il finale ma ho mantenuto tutta la scrittura originale del 1956, perché è assolutamente perfetta. D’altra parte i due autori, Frances Goodrich e Albert Hackett, hanno vinto il premio Pulitzer per questo testo e avevano vinto anche tanti premi per le sceneggiature, perché hanno scritto Sette spose per sette fratelli.

Quanto era grande la voglia di vivere di Anna Frank?

Secondo me era enorme. Le pagine sono piene di vita, di divertimento, di allegria e di sentimenti contrastanti. Rileggere il diario dopo tanti anni è stata un’emozione. Tanti di noi dovrebbero ributtarci un occhio, perché forse ce lo siamo dimenticato. Siamo tutti cresciuti sapendo cos’era, la nostra generazione lo ha letto ma forse lo abbiamo scordato. Il suggerimento è quello di rileggere queste pagine per ritrovare una voglia di vivere che noi, che siamo molto più fortunati, forse abbiamo anche perduto.

Dimostrava lo stesso fiducia nell’umanità?

Assolutamente sì. Non c’è un momento in cui lei pensi che vada a finire com’è andata a finire. Quindi, nonostante la costrizione e la sofferenza data dal fatto che erano rinchiusi e i problemi aumentavano, Anna Frank non ha mai perso la speranza. Dunque la grande lezione che ci dà è quella di continuare a crederci fino in fondo. Poi le è andata male, però in qualche maniera, quello che ha fatto e quello che ha lasciato è enorme nel bilancio di una vita.

Che cosa può insegnare ancora oggi un’opera come Il diario di Anne Frank?

La possiamo sicuramente leggere da tanti punti di vista, anche solo da quello del coraggio di affrontare le avversità e di non perdere mai la fiducia. Possiamo indagare anche su un valore politico della sua scrittura: quello di dichiarare l’assurdità di una costrizione causata dall’appartenenza a un’etnia o a una razza diversa.

  • Intervista di Andrea Simone
  • Si ringrazia Roberta Cucchi
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