Gianfranco Berardi, Gabriella Casolari e Ludovico D’Agostino: “LidOdissea”

È in scena fino al 3 dicembre al Teatro Litta di Milano LidOdissea, uno spettacolo scritto e diretto da Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari. Sul palco con gli autori e i registi ci sono Ludovico D’Agostino e Silvia Zaru. Ha collaborato alla sceneggiatura César Brie.

LidOdissea ci presenta le vicende Ulisse, Penelope e Telemaco. È la storia di una famiglia in vacanza che rivive le avventure del viaggio mitologico trasformandolo in un viaggio interiore alla scoperta dei limiti, delle difficoltà e dei paradossi della società contemporanea.

Quant’è forte la riflessione sul concetto di identità e sul modo di stare al mondo dei protagonisti?

Gianfranco Berardi: Lo spettacolo affronta la tematica del disagio e dell’incapacità di stare a tempo col proprio tempo per l’individuo nella società contemporanea. Quest’area di disagio si sta allargando nelle generazioni. Sono tematiche che un tempo erano dei giovani. Adesso sono di tutti. Si è creata una macro generazione che va dai 20 ai 60 anni, dove uno stato di smarrimento in assenza di prospettiva e di crisi identitaria è sempre in espansione.

Da che cosa è dettato il senso di inquietudine dei personaggi?

Gabriella Casolari: Da un mondo che va in fretta e tiene sempre meno presente la relazione, i sentimenti e il contatto con l’altro, perché siamo diventati sempre più delle macchine. Quindi Penelope, una donna di mezz’età, ha difficoltà a stare al tempo coi suoi tempi. È così anche per il nostro Telemaco e per Ulisse, che rispecchiano le nostre vite.

Gianfranco Berardi: Il nostro è un lavoro sulle dipendenze e sull’isolamento di ogni personaggio. Il punto di unione, l’unico momento in cui recitano insieme i personaggi, è quello in cui parlano della dipendenza da uno schermo.

C’è un ruolo importante nello spettacolo. È quello dell’aedo non vedente che rievoca Omero. Quanto è risolutivo?

Gianfranco Berardi: Il nostro aedo Silvia Zaru è un diavolo che canta come un angelo e come una dea. Il suo ruolo è di tenere uniti i rapporti scenici fra i personaggi, perché il plot è in realtà disgregato. È una frammentazione per rendere delle relazioni a senso unico fra gli individui. Noi abbiamo scritto un testo che è un insieme di monologhi: quello di Telemaco, di Penelope e di Ulisse. È come un cambio di inquadrature costanti. Se non ci fosse una voce angelica che trasporta il pubblico, alleggerendo dei pesi e portando a terra i voli, sarebbe un terremoto!

Gabriella Casolari: Quindi è molto importante!

Che valore aggiunto hanno dato allo spettacolo le tue elaborazioni musicali?

Ludovico D’Agostino: Fanno fondamentalmente parte di un progetto creativo e autoriale a tutto tondo. Partendo dalla drammaturgia ci siamo messi al lavoro con il computer e la tastierina. Abbiamo cercato di costruire le atmosfere sonore dello spettacolo. Quindi io ero quello con la tastiera in mano.

Il deus ex machina della musica?

Ludovico D’Agostino: Esatto!

  • Intervista video di Andrea Simone
  • Si ringrazia Alessandra Paoli
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