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In un futuro abbastanza prossimo il professor Telmo Pievani, accompagnato da una robottina virtuale, viene in contatto con quattro archivisti-musicisti un poco strampalati sopravvissuti negli anni. Grazie agli strumenti scientifici e musicali a disposizione, tra sonorità immersive e realtà diminuite, badanti virtuali, il professore può viaggiare indifferentemente nel passato, nel presente e nel futuro dell’Italia alla scoperta di un patrimonio tra i più significativi in ambito europeo per il numero totale di specie animali e vegetali presenti.
Allegro Bestiale – Viaggio ai confini della diversità è in scena al Teatro Carcano di Milano dal 31 gennaio al 2 febbraio. Ne è protagonista la Banda Osiris composta da Alessandro Berti, Gian Luigi Carlone, Roberto Carlone e Giancarlo Macrì. In scena anche Telmo Pievani.
La parola a Giancarlo Macrì
Qual è l’aspetto più importante della biodiversità?
Se si perde la biodiversità, si perde anche il mondo. Noi iniziamo lo spettacolo con un avviso che ci hanno mandato le Nazioni Unite: è uno studio che hanno fatto e che ci dice che abbiamo meno di dieci anni e il collasso degli ecosistemi sarà irreversibile. Quindi, se non salviamo la biodiversità e di conseguenza anche gli ecosistemi, non so se tra dieci anni potremo ancora fare quest’intervista.
Che tipo di viaggio fate in Italia?
In Italia facciamo un viaggio un po’ particolare, nel senso che l’Italia è il Paese che in tutt’Europa ha più elementi di biodiversità ed ecosistemi differenti. Il professore parla di cose molto strane che sono in Italia e che sono in estinzione. Alcune cose sarebbero da salvare e noi ci adattiamo perché noi in pratica siamo degli aiutanti un po’ strani. D’altra parte non potremmo essere differenti. Lui parla di animali molto particolari e noi dalla nostra ne mettiamo alcuni che abbiamo trovato e che naturalmente sono inventati oppure creati per l’occasione, come il cardellino giallo che vive solo negli stadi. Due cardellini gialli che si uniscono ne formano uno rosso. E’ una cosa molto particolare.
Che ruolo ha la musica nel vostro spettacolo?
E’ fondamentale. Noi siamo musicisti e logicamente la musica fa da collante drammaturgico. Iniziamo subito con una canzone molto particolare che è un brano per bambini, L’Arca di Noè di Sergio Endrigo, scritta nel 1970 e che ha un testo tremendo, perché già allora diceva delle cose che si potrebbero controfirmare adesso: da spiagge abbandonate ad animali fatti con metalli vari al cielo che non ha più stelle. Noi l’abbiamo sempre cantata come una canzone per bambini ma le strofe sono molto pertinenti.
Poi andiamo avanti passando per due pezzi di Franco Battiato; uno rifatto con un testo nuovo che è Centro di gravità permanente e l’altro che è L’animale, un testo molto poetico e che rifacciamo senza cambiare assolutamente niente. Poi, tra le cose che facciamo nuove, c’è una canzone che un cantautore ittico, un pesce, ha scritto per il futuro dichiarando lo stato delle acque dolci in Italia. Il cantautore si chiama Luccio Dalla.
Che ruolo ha la pandemia di cui parlate nello spettacolo?
E’ fondamentale, nel senso che comunque per noi è importante. Bisogna trovare il modo per cercare di risolvere questo problema e il professor Telmo Pievani si lascia andare a una lezione in cui unisce tre parole fondamentali perché tutto questo si possa risolvere e avvenga: osservare, conservare e riparare. Lui in pratica dice “osservo, conservo e riparo e il futuro sarà meno amaro”. Solamente che noi facciamo finta di metterlo in loop per poter parlare direttamente ai giovani. Diventa una canzone con un ritmo sudamericano in cui anche il pubblico partecipa e lo facciamo cantare. Osservo, conservo e riparo e il futuro sarà meno amaro. Quindi anche la pandemia sarà eliminata.
- Intervista di Andrea Simone
- Si ringrazia Cristiana Ferrari
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