“Magnifica presenza”, la parola al cast

Dopo il successo di Mine vaganti, Ferzan Ozpetek torna in Teatro con un nuovo adattamento scenico di uno dei suoi successi cinematografici, Magnifica presenza. Il regista, tra i più amati del nostro cinema, prosegue così il percorso inaugurato con Mine vaganti, e fa rivivere in teatro uno dei suoi film cult portando con sé in questa avventura una compagnia di attori esplosivi che saranno i grandi protagonisti di questa commedia tra illusione e realtà, sogno e verità, amore e cinismo, cinema, teatro e incanto.

Magnifica presenza è in scena al Teatro Manzoni di Milano fino al 22 dicembre. Ne sono protagonisti Serra Yilmaz, Tosca D’Aquino, Erik Tonelli, Toni Fornari, Luciano Scarpa, Tina Agrippino, Sara Bosi e Fabio Zarrella.

Parlano i protagonisti

I personaggi della commedia hanno tutti degli aspetti caratteriali molto diversi tra loro. Che suggerimenti vi ha dato il regista Ferzan Ozpetek per far risaltare le loro caratteristiche?

Erik Tonelli: Io interpreto Pietro. Avendo già lavorato con Ferzen, so che non vuole assolutamente che i suoi personaggi si prendano in giro. Deve essere una commedia, ma i protagonisti non devono diventare delle macchiette. Questo aspetto è stato facilitato dal feeling che si è creato nel gruppo di lavoro. Non c’è un solo personaggio, ma nascono delle dinamiche e degli equivoci tra di noi.

Toni Fornari: Ozpetek, a noi che li interpretiamo, ha detto di non fare i fantasmi ma di essere dei personaggi normali.

Quanto è duro lo scontro tra illusione e realtà?

Tosca D’Aquino: Per noi attori è molto semplice perché lo spettacolo è basato proprio sulla realtà e la finzione. Noi attori crediamo a tutto e alla fine siamo eterni bambini. Invece Maria, il mio personaggio, è una donna molto concreta, al punto tale che non vede niente. Essere troppo pragmatici fa perdere di vista il soprannaturale.

Alcuni dicono che questo è il film più teatrale di Ozpetek, perché è molto girato in interni. Questo vi ha aiutato nella realizzazione dello spettacolo?

Luciano Scarpa: Senz’altro, anche perché la presenza dei fantasmi ci fa pensare al teatro. Fanno sempre una grande impressione, perché ogni volta creano un effetto magico per il pubblico che li vede sul palco. Anche in questo caso è stato così.

Tosca D’Aquino: Anche la scrittura è molto teatrale. Per alcuni film diventa un po’ problematico essere messi in scena.

Il film ha una dimensione molto onirica e surreale. E’ più difficile restituire in teatro la stessa atmosfera?

Tosca D’Aquino: Per me è più facile. Io ho la sensazione che questo spettacolo sia ancora più bello del film, perché forse permette una libertà che al cinema non si ha. Ogni personaggio riesce ad avere un inizio e una fine. C’è una struttura che accompagna lo spettatore nel viaggio.

Tina Agrippino: Secondo me la dimensione del sogno è ancora più facile da realizzare a teatro, perché noi al cinema vediamo uno schermo e una pellicola. Nel nostro caso, invece, gli spettatori vedono delle persone che si muovono e devono credere che quello che hanno davanti agli occhi sia vero. C’è un filtro in meno.

Serra Yilmaz: E’ anche la nostra illusione, perché al cinema ci possono essere tanti effetti speciali che in teatro mancano. Senza il pubblico noi non siamo nemmeno fantasmi!

  • Intervista video di Andrea Simone
  • Si ringrazia Manola Sansalone
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