Marta Marangoni e Rajae Bezzaz, “Epopea dell’irrealtà di Niguarda”

È affascinante sentire di un progetto così inclusivo e creativo che celebra la storia e l’identità di un quartiere attraverso il teatro e la musica. La collaborazione di persone di diverse età, abilità e background, insieme a professionisti del settore artistico, promuove una rappresentazione ricca di prospettive e esperienze. Questo tipo di iniziative non solo onorano il passato di una comunità, ma possono anche favorire la coesione e l’orgoglio locale, unendo le persone attraverso l’arte e la cultura.

Epopea dell’irrealtà di Niguarda è in scena alla sala Shakespeare del Teatro Elfo Puccini di Milano il 4 e il 5 maggio. Lo spettacolo è stato scritto da Francesca Sangalli ed è diretto da Marta Marangoni. Le musiche e le canzoni originali sono di Fabio Wolf. Vi partecipano 80 cittadini di diversa età, abilità, provenienza, genere e possibilità dei quartieri nord di Milano, oltre a Marta Marangoni, Fabio Wolf, Cristina Crippa, Rajae Bezzaz, Giulia Amato, Andrea Nani, Luca D’Addino e Alvise Campostrini. E’ previsto un cammeo video di Boris Jodorowski.

Intervista a Marta Marangoni e Rajae Bezzaz

Come nasce l’idea di questo spettacolo?

Marta Marangoni: Nasce dalle nostre peregrinazioni tra la musica del nord di Milano. Come tu ben sai, noi siamo attivi a Niguarda da oltre 12 anni e tutto questo progetto è sfociato, esploso e fiorito in una grandissima epopea, ovvero un’epopea dell’irrealtà di Niguarda, una genealogia della storia di Niguarda dal IV secolo fino ad oggi.

Quanto è protagonista la storia di Niguarda?

Marta Marangoni: Noi siamo in 80 persone di diversa età, abilità, provenienza e genere, ma sappiate che noi siamo una piccola rappresentanza di tutta questa grandissima ricchezza della periferia.

Rajae Bezzaz: Possiamo dire che la vera protagonista è Niguarda? Noi fondamentalmente coloriamo una storia ricca.

Che tipo di lavoro ha fatto Francesca Sangalli sul testo?

Marta Marangoni: Francesca ha preso ispirazione da Jodorowski e ha costruito, anche grazie alle autobiografie delle persone, una genealogia, una storia, una saga familiare, però con il filtro del surrealismo di Jodorowski, quindi ci siamo divertiti tantissimo ed è una storia assolutamente fantasiosa.

Rajae Bezzaz: Non spoileriamo troppo, ma il kilim per i Berberi è una mappa sacra. Io sono di origine berbera anche se vivo qui da una vita. Diciamo che mi sono portata dietro la mia tradizione e tutto quello che è magico della mia terra e come in questo caso è servito nel racconto per poter rendere la magia niguardese con un occhio diverso.

Marta Marangoni: Partendo da un dato storico, che è la tintoria, si è innestata la storia di questa strana lavandaia, tintora, tessitrice di tappeti e tessitrice di sogni.

Perché questa è un’esperienza collettiva che sfida i confini e celebra le diversità?

Marta Marangoni: Sfida i confini perché i nostri confini si allargano e si sono espansi in tutti questi quartieri del nord Milano. L’occasione è il centenario dell’annessione degli antichi borghi a Milano, quindi ci sono altri confini che si rompono, ma i confini sono anche metaforici. Sono i confini delle nostre vite che si allargano in questa bellissima nuova famiglia che abbiamo acquistato, in questa nuova comunità in cui siamo davvero contenti di avere nuovi membri. Sfida certamente le diversità, perché tutte queste persone diverse che si incontrano, creano una sorta di agorà, una polis, dove confrontarci sui valori e sulle tematiche quotidiane, non senza il conflitto. Noi stiamo dimostrando che una comunità di diversi può stare insieme e può costruire un grandissimo obiettivo, perché ci siamo radunati intorno all’idea dello spettacolo di Niguarda.

  • Intervista video di Andrea Simone
  • Foto di Laila Pozzo
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