“Le otto montagne”, intervista video al cast

Arriva al Teatro della Cooperativa di Milano una storia di abbandono della civiltà, libertà della vita selvatica, coscienza, scelte di vita e fuga dal superfluo. E’ la vicenda di Pietro, un ragazzino di città solitario, del suo rapporto con i genitori, con l’amico Bruno e soprattutto con la montagna. Nel segno di un legame che il passare degli anni non ha cancellato – anzi, che forse ha rafforzato – i due trasformano un rudere, la Barma Drola, nella casa progettata dal padre prima di morire.

Tratto dall’omonimo bestseller di Paolo Cognetti, vincitore del premio Strega, tradotto in 35 Paesi e diventato un film con Alessandro Borghi, Luca Marinelli e Filippo Timi, Le otto montagne è in scena fino al 29 ottobre con la drammaturgia di Francesca Sangalli e la regia di Marta Marangoni. Le musiche originali e le canzoni sono di Fabio Wolf, mentre i protagonisti sono Andrea Lietti, Giuliano Comin e la performer Alice Bossi. La voce fuori campo è di Arianna Scommegna.

Immagini del canale YouTube “Andrea Lietti”

Intervista a Marta Marangoni, Francesca Sangalli, Giuliano Comin, Andrea Lietti e Alice Bossi

E’ la montagna la vera protagonista dello spettacolo?

Marta Marangoni: Lo è la sommità delle vette alpine e letterarie, quindi in queste peregrinazioni ci addentriamo nei tanti temi che emergono dal libro di Paolo Cognetti. Lo abbiamo veramente adorato e letto con passione, sia perché è un romanzo d’altri tempi come lo siamo noi sia perché tratta dei temi che ci toccano molto da vicino. Noi siamo contemporanei dell’autore, con lui ci siamo incontrati nel lontano 2005 a New York per ritrovarci poi per le vie della Bovisa. Abbiamo lavorato insieme al progetto Scighera, quindi è un’amicizia di lungo tempo che ci avvicina a queste tematiche: quali scelte facciamo; che cosa ci allontana o avvicina dai nostri genitori; quali sono le trame che la vita ci pone di fronte e come reagiamo noi di fronte a questi temi esistenziali come lo sono il romanzo e forse ancora di più lo spettacolo.

Quali sono gli aspetti più forti ed evidenti dell’amicizia tra i due protagonisti?

Giuliano Comin: La verticalità della loro relazione che nasce quando sono bambini, che continua e rompe gli schemi dello spazio e del tempo. E’ veramente un rapporto umano profondissimo e altissimo, che parte da due ragazzini molto diversi ma che in questa diversità trovano la propria infanzia e la propria umanità. Sviluppano queste qualità in modo stranissimo, perché è come se si fossero sempre relazionati tra loro anche se non si sono visti per anni. Questo infatti accade appena si rivedono e va anche oltre la realtà del loro rapporto. E’ una cosa molto strana.

Andrea Lietti: E’ sicuramente un’amicizia profondissima e il testo si sviluppa proprio su quest’aspetto. Infatti, anche dal punto di vista attoriale, i momenti in cui siamo agganciati l’uno all’altro sono quelli più forti da vivere sul palco. E’ una relazione legata a doppio filo al rapporto con i padri. A me colpisce parecchio perché ho tuttora tantissimi amici conosciuti in montagna con cui sono cresciuto nei momenti estivi.

Che tipo di lavoro avete fatto rispetto al libro?

Francesca Sangalli: Per dare un apporto più interessante, ho seguito insieme a Paolo Cognetti l’emersione di tutta la letteratura classica di montagna e le citazioni nascoste dentro al romanzo, quelle di autori come Franz Kafka, Thomas Mann, Primo Levi, Mario Rigoni Stern, Gustav Jung e tanti altri. E’ stato interessante per me e per noi dar voce a tutta la letteratura sommersa che ha nutrito il romanzo e che abbiamo lasciato nelle mani di Alice Bossi, la performer che nello spettacolo incarna la montagna, grazie a una bellissima idea di Marta Marangoni e alla voce fuori campo di Arianna Scommegna.

L’autore Paolo Cognetti ha detto che la nostalgia del passato diventa qui ossessione verso di esso. In che modo?

Nel romanzo e nello spettacolo il passato è molto forte e lega tutti i personaggi. La montagna rappresenta quello delle loro storie e anche il futuro. Nello scorrere del torrente ritorna l’immagine di un passato a valle, della confusione di Pietro che non riesce a trovare un momento presente. Tutto questo ovviamente ossessiona non solo i protagonisti ma anche noi come esseri umani. Le sonorità di questo lavoro che io ho fatto con il maestro Dario Buccino cercano di ricreare gli ambienti passati, futuri e astratti rispetto alla vita di Pietro, di Bruno e a tutti i legami intorno a loro.

  • Intervista video di Andrea Simone
  • Si ringrazia Giulia Tatulli
  • Foto di Sabrina Casiroli
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