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L’Empireo è un testo estremamente monumentale e ambizioso: ambientato a metà del Settecento nell’Inghilterra rurale, racconta la storia di una giuria di dodici donne convocate da un giudice che non può giustiziare per omicidio una ragazza perché si dichiara incinta.
L’Empireo è in scena al Teatro Carcano di Milano fino al 26 gennaio. La traduzione è di Francesco Bianchi e di Monica Capuani, che ha anche firmato la drammaturgia. La regia è di Serena Sinigaglia. Ne sono protagonisti Giulia Agosta, Alvise Camozzi, Matilde Facheris, Viola Marietti, Francesca Muscatello, Marika Pensa, Valeria Perdonò, Maria Pilar Pérez Aspa, Arianna Scommegna, Chiara Stoppa, Anahì Traversi, Arianna Verzeletti, Virginia Zini e Sandra Zoccolan.
La parola a Viola Marietti
Cosa emerge da questo microcosmo femminile?
Emerge un’umanità molto variegata, autentica e che mescola una vicenda estremamente tragica a una grandissima leggerezza scenica dove si sovrappongono le cose più concrete della quotidianità femminile di queste donne di fine Settecento, nelle quali però ci ritroviamo facilissimamente, e di questa vicenda profondamente cruda, noir e violenta che viene sviscerata con una vitalità enorme e profondissima.
Tu che ruolo hai nello spettacolo?
Io sono Sally Poppy che è l’imputata, la ragazza accusata dell’omicidio di questa ragazzina, che viene da un contesto tremendo e ha una natura profondamente animalesca, dionisiaca, assolutamente poco borghese, provocatoria e che cerca di difendersi dichiarando di essere incinta e quindi di non poter essere giustiziata a causa del suo stato di gravidanza.
Serena Sinigaglia ha scritto nelle note di regia che questo è un testo contemporaneo anche se ambientato nel Settecento. In che cosa lo è?
Lo è sicuramente nel linguaggio che anche grazie alla traduzione è estremamente nostro. Non ha niente di vetusto, è un linguaggio perfettamente presente per noi sebbene racconti un’altra epoca. Quindi mette insieme una vivacità e un’immediatezza contemporanee in un’atmosfera rurale del passato.
In che cosa la legge scritta dagli uomini esercita un trattamento iniquo sulle donne?
Al di là dell’attualità e di questo discorso, ovviamente la donna è considerata un essere fragile, confuso, incapace e non proprietario di se stesso.
- Intervista di Andrea Simone
- Si ringrazia Cristiana Ferrari
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