Max Pisu, “Forbici e follia”

Forbici & follia è un gioco di contrasti e di tante possibili verità. È un salone da coiffeur di una città italiana. È il racconto del giorno in cui la tranquilla vita di pettegolezzi, che scorre allegramente fra le avances del parrucchiere, viene interrotta dall’assassinio della vecchia pianista che vive al piano di sopra ed è la proprietaria di tutto l’edificio.

Lo spettacolo è in scena al Teatro Leonardo di Milano fino al 25 febbraio. Tratta dall’allestimento originale americano di Bruce Jordan e Marilyn Abrams, la commedia è stata adattata in italiano da Gianluca Ramazzotti e Marco Rampoldi che ha firmato la regia. I protagonisti sono Max Pisu, Nino Formicola, Giancarlo Ratti, Lucia Marinsalta, Roberta Petrozzi e Giorgio Verduci.

La parola a Max Pisu

Parliamo del tuo personaggio.

Io sono il titolare gay del negozio da parrucchiere, coadiuvato dalla sciampista interpretata da Lucia Marinsalta.

Il binomio commedia-giallo è vincente secondo te? E’ un genere piuttosto quotato…

Assolutamente sì. In più c’è un’interazione con il pubblico che diventa protagonista dello spettacolo. Sono proprio gli spettatori a stabilire chi è l’assassino tramite una votazione. Nella prima parte si costruisce la commedia. Poi si tira giù la quarta parete e cominciamo la ricostruzione di quanto accaduto prima dell’omicidio della signora che abita sopra al negozio. Si torna quindi nella commedia con l’indiziato indicato dai testimoni fino alla soluzione finale.

Che tipo di lavoro è stato fatto rispetto al testo originale?

Siamo abbastanza fedeli alla commedia americana, perché rispettiamo tutti i paletti da rispettare. Ogni volta noi adattiamo alla città in cui andiamo i nomi delle vie, l’entrata del negozio e il parcheggio della strada adiacente. Nel periodo in cui siamo a Milano, tutte le informazioni sono inerenti a quello che ci sta intorno. Diamo una connotazione precisa ogni volta ed è quello che fanno anche in America. Quando saremo a Roma adatteremo tutto alla Città Eterna.

  • Intervista di Andrea Simone
  • Si ringraziano Silvia Gandolfi e Alessandra Paoli
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