Miriam Mesturino, “C’è un cadavere in giardino”

Una coppia di attori in difficoltà decide di reinventarsi a livello nazionale come “Guru dell’auto-aiuto”. Una scelta che si rivela fortunata fino a quando il rapporto comincia a mostrare le prime crepe: una fama basata su menzogne li costringe a far fronte ai tradimenti e ad affrontare la presenza di un cadavere.

Miriam Mesturino e Sergio Muñiz sono i protagonisti di C’è un cadavere in giardino di Norm Foster, in scena all’EcoTeatro di Milano dall’1 al 3 dicembre. Diretta da Silvio Giordani nella versione italiana di Pino Tierno e Consuelo Versace, la pièce ha un cast formato anche da Maria Cristina Gionta, Luca Negroni, Giuseppe Renzo e Valentina Maselli.

Quattro domande a Miriam Mesturino

Quanto è stata forte per lei e Sergio Muñiz la responsabilità di portare per la prima volta in scena in Italia questo testo di Norm Foster?

E’ una bella responsabilità perché si tratta di un commediografo molto importante tradotto e rappresentato in tutto il mondo. In Italia io ho visto solo una sua commedia molto bella: Diamoci del tu. Lo spettacolo messo in scena da noi ha la caratteristica di essere estremamente comico, mentre altri suoi testi hanno momenti un po’ più amari.

E’ giusto dire che si ride in mezzo a colpi di scena che fanno sobbalzare il pubblico sulla sedia?

Assolutamente sì. E’ un testo contemporaneo, però ha lo stile del vaudeville e della pochade. Tutto è molto dinamico; i personaggi entrano ed escono; ci sono porte che si aprono e si chiudono, campanelli e telefoni diventano parte del copione. I tempi devono essere molto precisi e serrati. La vicenda è divertente, ma sono proprio la scrittura e l’esecuzione a portare un tipo di comicità caratterizzata da un grande dinamismo. Norm Foster è un grande autore a livello mondiale ed è considerato il Neil Simon canadese.

Noi abbiamo i ruoli di due guru dell’auto-aiuto, una tecnica che insegna al prossimo ad avere più fiducia in se stesso e a perseguire i propri obiettivi con maggiore consapevolezza delle proprie possibilità. Facciamo i guru a livello di bluff, dicendo cose piuttosto banali. Ci mettiamo a fare i santoni perché può essere un modo più facile per fare soldi. In effetti diventiamo molto ricchi e famosi. Questo però ci allontana tra di noi e dalla nostra vera natura. All’inizio io sono pronta ad avere un rapporto con il famoso giardiniere che, sorpreso da mio marito, muore d’infarto sul colpo. Si creano situazioni esilaranti e paradossali perché siamo alle prese con un cadavere che non riusciamo a far sparire.

La versione italiana di Pino Tierno e Consuelo Versace ha reso ancora più tagliente l’umorismo di Norm Foster?

Sì. Pino Tierno è un grande traduttore che ha portato in Italia tanti autori mai rappresentati nel nostro Paese. Consuelo Versace ha riportato il testo fedelmente, mediandolo per il pubblico italiano. Anche il regista Silvio Giordani durante le prove modifica e aggiunge qualche battuta senza snaturare il testo, avvicinandolo al gusto degli spettatori a cui noi ci riferiamo. E’ un lavoro che i registi fanno abitualmente, ma si tratta di piccolissimi interventi.

Lei è stata protagonista in passato di Trappola Mortale di Ira Levin. Sono il giallo e il noir i filoni che sente a lei più affini?

Mi piacciono da spettatrice in teatro, al cinema e nelle fiction. Come attrice ho interpretato un po’ di tutto e ho spaziato moltissimo. Ho iniziato da ragazza con la tragedia greca di Sofocle, la mia grande passione, e sono riuscita a interpretare l’Antigone. Mi piacerebbe fare l’Alcesti di Euripide. E’ un genere con cui si può debuttare, ma riuscire a farlo circuitare in Italia è molto difficile. Interpreto i classici di Goldoni come La locandiera che le scolastiche e il pubblico serale accolgono molto bene, perché sono testi leggeri.

Ho poi recitato in molti testi brillanti di drammaturgia contemporanea; lavorando nel teatro privato, è il genere brillante quello che si riesce a proporre di più perché c’è una maggiore affluenza di pubblico. Si riesce senza dubbio a proporre più facilmente le commedie di qualità – come quella di Norm Foster – che sono molto ben scritte e offrono materiale valido sia per i contenuti che per la scrittura.

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Dopo le date milanesi, C’è un cadavere in giardino sarà in cartellone il 5 e il 6 dicembre al Teatro Michelangelo di Modena, il 7 dicembre al Teatro Politeama Boglione di Bra (CN) e il 10 dicembre al Teatro Palazzo della Cultura di Locri (RC).