Simone Severgnini e la sua compagnia presentano “Molto rumore per nulla”

In una Messina assolata e placida, l’arrivo del principe di Aragona Don Pedro e dei suoi soldati, di ritorno dalla guerra, rompe gli equilibri dell’idillio. E tra amori che sbocciano e chi dichiara che non si innamorerà mai, tutti credono di aver visto e sentito tutto, ma le incomprensioni e le trame ordite ai danni o a beneficio dei soldati che viaggiano con il principe e della famiglia del nobiluomo che li accoglie, Leonato, scombinano continuamente la situazione. Una tragicommedia in cui accade di tutto, dove i personaggi danzano tra la tragedia e la commedia fino all’ultima scena.

Molto rumore per nulla di William Shakespeare è in scena al Teatro Leonardo di Milano dal 12 al 16 novembre. Diretto da Simone Severgnini, lo spettacolo vede protagonisti Antonio Brugnano, Maria Canal, Yuri Casagrande Conti, Matteo Castagna, Giacomo De Capitani, Tomas Leardini, Ilaria Marchianò, Fabrizio Martorelli, Carlo Merico, Dario Merlini e Alessandra Mornata.

Intervista al regista e al cast

Quanto è protagonista l’amore in questa vicenda?

Simone Severgnini: E’ sicuramente centrale. Poi c’è chi lo rifugge e chi come Ero e Claudio, e forse anche Benedetto e Beatrice, lo cerca dal primo momento. Di sicuro è il motore di tutti gli scherzi e di tutti gli intrighi che si vanno a creare. Alla fine è il denominatore comune.

Sono protagonisti anche gli intrighi?

Simone Severgnini: Sì e sono quelli orditi da Don John con la sua spalla Borracho. In realtà, più che intrighi sono faide familiari.

Fabrizio Martorelli: Sono piccoli sotterfugi per creare problemi, perché altrimenti tutto andrebbe liscio. In verità ci sono delle frasi molto divertenti in questo testo, che secondo me Shakespeare usa ad hoc per far capire che a un certo punto l’intreccio si deve aprire, perché se no si risolve tutto con un matrimonio subito. In questa situazione di conflitto, come spesso succede, ci vuole chi costruisce intrighi e problemi. In questo caso tocca a Borracho, che lo è di nome e di fatto perché e l’ubriacone, e Don John, un personaggio scultoreo nel creare quantomeno scalpore.

Simone Severgnini: La vicenda terminerebbe se a un certo punto lo stesso Don Pedro non decidesse di ordire uno scherzo ai danni di Benedetto e Beatrice e di cercare il modo per farli innamorare, anche se sembra un’impresa impossibile. Eppure, come tutte le missioni impraticabili…

Fabrizio Martorelli: … Sono fatti l’uno per l’altro, quindi prima o poi devono incontrarsi perché dicono le stesse cose. Loro due sono molto simili anche nel linguaggio. Molto rumore per nulla è una commedia dove le parole determinano molto la caratterizzazione dei personaggi. Per esempio i soldati e i nobili parlano in una maniera molto forbita. Claudio, da giovane conte qual è, parla in un modo strepitoso perché è un aristocratico e anche quando dice cose completamente sbagliate, attira su di sé l’attenzione della gente. E’ come se avesse ragione anche quando ha pienamente torto. Questo avviene per esempio quando ripudia Ero, che risponde poco.

Possiamo annoverare quest’opera di Shakespeare più nel filone della tragedia o più in quello della commedia?

Simone Severgnini: Nettamente in quello della commedia.

Antonio Brugnano: Il titolo dice già tutto. Si chiama Molto rumore per nulla proprio perché quei conflitti si risolveranno per fortuna in un matrimonio, forse due, chissà.

Simone Severgnini: E poi, come sempre, se non c’è un po’ di tragedia, anche la commedia non prende piede. Quindi è chiaro che sotto ci sono dei sentimenti forti, potenti e delle difficoltà vere.

Forse siete tutti un po’ troppo giovani per averlo visto, ma nel 1993 Kenneth Branagh ha diretto e interpretato un film tratto da Molto rumore per nulla. Nel cast c’erano grande stelle di Hollywood come Emma Thompson, Denzel Washington e Keanu Reeves. Qualcuno di voi lo ha visto? Se la risposta è sì, vorrei sapere cosa ne pensate e se avete preferito evitare di farvi condizionare dalle performance degli attori.

Tomas Leardini: L’abbiamo visto e l’abbiamo studiato anche bene. Almeno per quanto mi riguarda, è stato un punto di riferimento perché è un film fatto benissimo, in cui le dinamiche dei personaggi sono esplorate molto in profondità. E’ stato molto utile vederlo.

Simone Severgnini: Dopo la replica di Nova Milanese, uno spettatore mi ha avvicinato dicendomi di essere rimasto molto colpito dal film di Kenneth Branagh, aggiungendo che sperava di ritrovare qualcosa e che in effetti aveva riscoperto il gusto e un po’ di trovate. Chiaramente è un allestimento teatrale, quindi siamo già in un altro linguaggio, ma per me è di sicuro uno dei film più riusciti di Kenneth Branagh che resta un grande regista, soprattutto per quanto riguarda Shakespeare.

  • Intervista di Andrea Simone
  • Si ringrazia Alessandra Paoli
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