Monica Nappo, “Top girls”

Quale sia la relazione delle donne con il potere e quanto sia possibile avere una posizione di comando senza perdere il proprio femminile sono due domande cruciali di Top Girls. Le stesse domande che possiamo farci noi, avendo per la prima volta una donna a capo del governo, come l’ha avuta il Regno Unito negli anni Ottanta con Margaret Thatcher, quando questo testo fu scritto.

Top girls è in scena al Teatro Carcano di Milano dal 31 gennaio al 4 febbraio. Scritto da Caryl Churchill, lo spettacolo è diretto da Monica Nappo, che ne è anche protagonista con Corinna Andreutti, Valentina Banci, Cristina Cattellani, Laura Cleri, Paola De Crescenzo, Martina De Santis, Simona De Sarno e Sara Putignano.

Parla Monica Nappo

Con il passare degli anni il potere che le donne hanno avuto è cresciuto, diminuito o è rimasto stabile?

E’ una domanda difficile a cui rispondere perché ci sono delle nazioni che oscillano in un perenne avanti e indietro, come l’Italia, che ha avuto moltissimi diritti rispetto alle donne dopo gli anni Settanta, ma anche adesso sembra fare dei clamorosi passi indietro. Ora forse dà meno scandalo se una donna è ai vertici del potere. Resta da stabilire se poi si comporti in un modo simile a delle modalità maschili oppure se cerchi una nuova via che sicuramente la società critica di più. Quel che è certo è che quando una donna è al comando viene scrutinata di più rispetto a un maschio per le sue azioni.

Il femminismo ha portato a qualche conquista?

Spero proprio di sì! Almeno adesso si può abortire senza andare in galera e votare. Non si può essere uccise per il delitto d’onore. Ci sono ancora moltissime cose su cui sarebbe bello che il femminismo avanzasse. Più che altro sarebbe giusto avere gli stessi diritti, dal momento che i doveri a volte sono anche superiori rispetto a quelli dei maschi.

Nello spettacolo esprimete un punto di vista sugli uomini?

In realtà no. Io credo che l’aspetto interessante di questo testo è che dice che il femminismo è qualcosa di necessario, ma di difficile, proprio perché non pone quella dicotomia secondo cui se una è femminista, automaticamente cataloga come cattivi e stronzi tutti gli uomini. Il femminismo vero non è quello. Il testo ne parla molto bene, proprio perché fa capire che a volte è difficile ma necessario essere femminista. Non tutte le donne fanno venire voglia di esserlo, come per esempio la Thatcher.

Questo testo è stato scritto negli anni Ottanta. E’ ancora attuale?

Sì. In Italia adesso è strano perché è la prima volta che noi abbiamo una donna primo ministro, così come negli anni Ottanta il Regno Unito ha avuto la Thatcher. Quindi c’è questa strana coincidenza. E’ attuale perché i dubbi sono gli stessi di allora e per le questioni legate alla gestione del potere. Ancora oggi se una vuole un figlio e desidera fare carriera, ha meno chance rispetto a un uomo.

  • Intervista di Andrea Simone
  • Si ringrazia Cristiana Ferrari
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