CABARET: FLAVIO OREGLIO E LA SUA VITA CONTROMANO

E’ lo spettacolo di Flavio Oreglio Una vita contromano a chiudere sabato 18 maggio al Teatro Oscar di Milano la rassegna Risate da Oscar promossa dalla Karmartistico di Francesco Ruta.

Una serata che ha il merito di unire le caratteristiche dell’incontro con l’autore a quella tipiche di uno show all’insegna del divertimento legato a una vera e propria performance scenica. Durante lo spettacolo con Bruce Ketta, Oreglio ripropone i suoi cavalli di battaglia, gli sketch più famosi della sua carriera, la storia dei brani del cabaret, le canzoni umoristiche di Ridendo e Sferzando e le poesie catartiche.

La videointervista a Flavio Oreglio

“In che modo la tua è stata una vita artistica contromano?”

Ho sempre scelto strade impervie, dicendo anche tanti no quando magari sarebbe stato più opportuno o più conveniente dire di sì. Perché in tanti momenti, a costo di andare contro alle cose favorevoli e positive che potevano accadermi, ho detto di no per coerenza rispetto a quello che stavo facendo. Quindi ho litigato con tante persone, non in modo violento, ma perché io ho sempre espresso le mie idee come ritenevo opportuno. Questo è stato un meccanismo che uno paga. Non vorrei dare l’idea dell’eroe senza macchia e senza peccato, però grosso modo è andata proprio così.

Non sono stato uno yes man. Questo da un lato è stato per me molto positivo e sono contento di aver fatto queste scelte, dall’altro però uno si preclude tante possibilità e tante strade, che non sarebbero state comunque belle da percorrere. E’ stato un atteggiamento che ha pagato nei termini in cui io sto bene con me stesso, quindi non devo ringraziare nessuno perché non ho mai avuto favori da parte di nessuno. Anzi, ho sempre avuto bastoni tra le ruote. Quindi tutto quello che ho fatto l’ho fatto io perché l’ho fatto io. D’altro canto è anche bello guardarsi allo specchio e dire che è andata così, però uno sta bene. Non si ha vergogna nel vedere la propria immagine riflessa.”

“E’ una bella catarsi! Cosa vuol dire essere un poeta catartico?”

“Proprio a me lo chiedi! Il poeta catartico è stata una bella idea. Non è stata pensata a tavolino, ma è nata strada facendo. Era nata a tavolino l’idea delle poesie, ma quelle catartiche sono state del tutto casuali. Devo dire che non era un personaggio, ma ero io in un gioco di ruolo. E’ stata una bella cosa perché io ho sempre fatto monologhi e canzoni.

La televisione è sempre un passaggio importante per qualsiasi attività commerciale, perché è pubblicità. Ci si fa conoscere e aumentano le richieste. E’inutile girarci intorno: il motivo per cui si fa la tv è questo.

Jannacci diceva che la televisione ha la forza di un leone. E’ la verità: quando si è conosciuti il lavoro funziona meglio. E’ lo stesso motivo per cui vengono pubblicizzati i prodotti negli spot pubblicitari. Alla fine serve essere noti per avere la richiesta perché aumenta la domanda.”

Il poeta catartico è stato un bell’escamotage, perché mi ha permesso di mantenere intatta la mia dimensione caratteriale ed espressiva, perché il poetà è quanto di più vicino ci sia al cantautore. “

“Parliamo anche dei libri, dei dischi, dei dvd e dei prodotti multimediali che hai pubblicato negli anni.”

Ho pubblicato tanti libri, diversi dischi e dvd. Per me questi prodotti servono perché sanciscono e scandiscono la tua storia. Molti dicono di avere fatto tante serate nella vita. Io non le considero parte della mia storia, sono semplicemente una conseguenza. La storia artistica è quello che uno ha prodotto: dischi, canzoni, libri, scritti. Di conseguenza vengono le serate che sono ottime: un bel modo per guadagnarsi da vivere. Però non caratterizzano sicuramente un percorso artistico. Se uno fa solo serate, è semplicemente uno che fa questo mestiere. Se vuoi avere una storia artistica, devi produrre delle cose tue e cristallizzarle in prodotti editoriali.”

“Hai progetti per il futuro che puoi svelarci in anteprima?”

“Tantissimi! Sto portando avanti un paio di idee che hanno moltissimi risvolti: le due idee di base sono un lavoro discografico che ho appena intrapreso: è appena uscito il primo disco di una serie di tre per un progetto che si chiama Anima popolare in cui ho deciso di ricuperare una tradizione musicale autoctona italiana di quattro province: Pavia, Genova, Alessandria e Piacenza. La zona è quella punta della Lombardia che si incunea tra Varzi e il Monte Penice, dove si coltiva una musica particolare fatta con strumenti particolari : i pifferi costruiti lì, che sono antenati dell’oboe. Questa musica anima tutte le feste popolari della zona, sia quelle sul versante lombardo nel pavese, sia su quello emiliano nel piacentino, sia su quello ligure nel genovese, sia su quello piemontese nell’alessandrino.

Ho deciso di collaborare con dei musicisti che coltivano questa arte e quindi di fare un prodotto musicale basato sulle mie canzoni, ma anche su omaggi fatti a grandi artisti che portano la sonorità di quella musica a livello nazionale come un mio prodotto personale. Questo è un primo progetto che mi richiederà anni di lavoro.

L’altro discorso è quello dell’archivio storico del cabaret, che ho costituito dopo un anno di ricerche e di lavoro. Da un anno si è insediato a Peschiera Borromeo – il paese dove vivo – grazie all’amministrazione comunale dove è stato creato uno spazio apposito. Quello è un altro progetto sulla storia del cabaret che sarà foriero di tantissime attività. Io voglio dare vita all’archivio che sta diventando un punto di riferimento importante per tutti coloro che si vogliono interessare di cabaret, dagli studenti ai musei, alle strutture che organizzano mostre. Abbiamo una festa dell’archivio. L’idea è quella di istituire il Milano Cab Festival che a Milano manca, perché Milano è la culla del cabaret. Questo è avvenuto storicamente ed andrebbe riconosciuto come caratteristica della città lombarda.”

Si ringraziano Luca Cecchelli e Francesco Ruta per il supporto professionale