Giovanni Ortoleva, “La dodicesima notte (o quello che volete)”

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E’ considerata a buon diritto la miglior commedia di Shakespeare. La dodicesima notte (o quello che volete) arriva al Teatro Carcano di Milano dal 13 al 17 marzo con la regia e l’adattamento teatrale di Giovanni Ortoleva. Scritta intorno al 1600 prima delle grandi tragedie e delle commedie nere, la pièce è ambientata in Illiria, dove l’amore si moltiplica a livelli esponenziali, dando vita ad equivoci e situazioni complicate.

Il duca Orsino è innamorato di Olivia, ricca contessa che si nega alla sua vista per onorare il ricordo del fratello scomparso. Quando nel paese arriva Viola, una giovane reduce da un naufragio che prende servizio dal duca travestendosi da uomo col nome di Cesario, la ragazza si innamora perdutamente di Orsino e fa innamorare di sé la contessa Olivia, creando un triangolo inestricabile.

Lo spettacolo vede protagonisti Giuseppe Aceto (Antonio), Alessandro Bandini (Viola/Sebastiano), Michelangelo Dalisi (Malvolio), Giovanni Drago (Orsino), Anna Manella (Olivia), Alberto Marcello (Sir Andrea), Francesca Osso (Feste), Sebastian Luque Herrera (Sir Tobia) e Aurora Spreafico (Maria).

Quattro domande a Giovanni Ortoleva

Le opere di Shakespeare si conformano di solito alla volontà del regista: quali scelte sono state fatte per questa tua messa in scena?

In realtà fanno una grande fatica a farlo, nel senso che hanno una ricchezza di linguaggio, di temi e di gioco scenico che portano sempre il regista a imporre un’idea che non funziona mai fino in fondo. Il testo infatti, fortunatamente, offre sempre troppo. Ho scelto di concentrare la messa in scena sulle differenze di ceto tra i personaggi e quindi sull’aspetto di classe dell’opera. Tenendo un allestimento sia minimale sia di grande impatto, ho cercato di porre l’accento sul fatto che l’amore non è il vero tema dell’opera, ma solo un mascheramento di quello che sta alla base della commedia.

Perché l’hai definita uno strano oggetto?

Perché non è veramente una commedia. Ha meccanismi simili, ma anche scene estremamente tragiche che hanno elementi di commedia e viceversa. Quindi, in quei momenti, è molto difficile capire che cosa si sta leggendo, perché ci si trova di fronte a una cosa che cambia a seconda di come la si guarda e del modo in cui si pone l’accento. Dunque è molto particolare, perché è un oggetto cangiante.

Fratello e sorella si scambiano identità nella storia raccontata dal Bardo, che però è stata pubblicata postuma: è ancora scandalosa la “gender fluidity”?

Francamente penso di no. Non ho posto però l’attenzione su quest’aspetto, bensì sulla possibilità che due anime abitassero lo stesso corpo.

C’è un altro testo del Bardo che hai già portato o che ti piacerebbe portare in scena?

Questo è il primo Shakespeare che affronto. Ce ne sono sicuramente altri che vorrei dirigere, come gli ultimi della sua produzione: Il Racconto d’Inverno e La tempesta.

  • Si ringrazia Cristiana Ferrari
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