Maria Pilar Pérez Aspa, “Federico – Vita e mistero di Federico Garcìa Lorca”

Maria Pilar Pérez Aspa, attrice spagnola e co-fondatrice della compagnia Atir, propone per la prima volta sul palco del Teatro Gerolamo un viaggio alla scoperta di Federico García Lorca e della sua poesia. E lo fa attraverso il racconto dell’epoca storica che fece da sfondo alla vita del poeta spagnolo. Non mancheranno alcuni aneddoti di vite illustri, come quelle di Luis Buñuel, Salvador Dalì, Pablo Neruda ed altri, e frammenti di opere che ci svelano la forza delle parole e la musicalità della lingua di Lorca.

Federico – vita e mistero di Federico Garcia Lorca è in scena il 5 e il 6 febbraio.

Quattro domande a Maria Pilar Pérez Aspa

Perché hai scelto di omaggiare proprio Federico Garcìa Lorca e non un altro poeta o scrittore della tua Spagna?

Perché mi sono sempre sentita molto vicina a lui. Il mio primissimo provino alla scuola di teatro di Saragozza è stato un brano tratto da “Yerma”. Da quel momento Lorca mi ha accompagnato per tutta la vita, anche perché a quel provino mi portò fortuna. Poi, per tanto tempo, in Italia non ho più fatto niente nella mia lingua, perché volevo essere considerata un’attrice italiana a tutti gli effetti. In seguito ho fatto alcune letture al Piccolo Teatro curate da Lluìs Pasqual che comprendevano tre testi di Lorca. Quella serata andò talmente bene che molti iniziarono a farmi numerose domande su di lui. A quel punto mi sono detta che io a tutte quelle domande dovevo dare delle risposte.

E’ un tributo solo a Lorca o anche alla tua Spagna?

Anche alla mia Spagna, certo! Infatti in alcuni punti recito in spagnolo. Essendo una donna a parlare in scena, è anche un omaggio al genere femminile, a figure come mia madre e mia zia e a una Storia per noi recente. Quando ero piccola, mi hanno raccontato delle cose sulla guerra civile a cui finora non avevo mai dato spazio. Lo spettacolo è stato un modo di mettere insieme queste parti del puzzle per raccontarle.

A parte la poesia e il personaggio di Lorca, quanto è presente il contesto storico del franchismo nel tuo monologo?

Molto, perché io inizio raccontando l’infanzia di Lorca, da quando era un bambino di 5-6 anni, e arrivo fino alla sua morte. Quindi c’è tutta la parte della caduta della Repubblica e della crescita del fascismo, fino ad arrivare al primo mese della guerra civile, perché Lorca è morto un mese dopo l’inizio del conflitto. La guerra civile è un fatto abbastanza noto, ma il modo in cui ci si è arrivati e com’è sfuggita di mano la situazione sono due elementi meno conosciuti. In quel contesto, i repubblicani non si sono resi conto di quello che stava succedendo e che invece poi è successo.

Qual è lopera che meglio rappresenta Lorca, secondo te?

La trilogia popolare formata da “Yerma”, “Nozze di sangue” e “La casa di Bernarda Alba” ha per me un’importanza molto particolare. Lo stesso discorso vale per la raccolta di poesie “El romancero Gitano”. Mi sento meno vicina alla sua parte più surrealista, quella di opere come “El poeta de Nueva York” o “El pùblico”, dove scrive in modo più universale. Tutti quelli che lo frequentavano dicevano che Lorca aveva degli occhi molto intensi, delle mani incredibili e una presenza magnetica molto forte. A me piace avventurarmi nel duende, nel genio di Lorca, e capirlo. Apprezzo la parte più spagnola, perché si avverte la nostalgia di quei suoni, di quelle canzoni e di quello sguardo sul mondo.

  • Intervista video di Andrea Simone
  • Si ringrazia Maurizia Leonelli per la collaborazione
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