Il “Pigiama per sei” di Rita Pelusio, Max Pisu, Laura Curino e Antonio Cornacchione

Nella commedia dell’equivoco, il classico triangolo amoroso si trasforma in un rombo di inganni e fraintendimenti quando ‘l’altro’ viene coinvolto come alibi, e una serie di equivoci porta a una spirale di ruoli interpretati dai personaggi, creando un turbinio crescente di situazioni comiche e imbarazzanti.

L’intervista a Rita Pelusio, Laura Curino, Max Pisu e Antonio Cornacchione

Pigiama per sei di Marc Camoletti è in scena al Teatro Manzoni di Milano fino al 28 aprile. Sul palco troviamo un pool di attori comici valido e affiatato, composto da Rita Pelusio, Max Pisu, Laura Curino e Antonio Cornacchione sotto l’attenta regia di Marco Rampoldi. Completano il cast Roberta Petrozzi e Rufin Doh.

Il trailer dello spettacolo

La parola al cast al completo

Per inquadrare lo spettacolo, direi di partire presentando a turno i vostri personaggi e dicendo che ruolo ha ciascuno di voi. Cominciamo dalle signore…

Rita Pelusio: Io sono Brigitte e interpreto la donna di servizio. Sono sposata con Rufin Doh, detto “Petalino”. E’ un personaggio eccentrico e totalmente “scentrato”; è molto grezza, colorata e vivace, ma è anche un po’ scaltra. Insomma, è un “full”!

Laura Curino: Io sono Jacqueline, la moglie di Bernard, il personaggio interpretato da Max Pisu. Sono anche l’amante di Robert, che sulla scena è Antonio Cornacchione. Mi giostro in questa situazione che diventa veramente pericolosa, dato che ho bisogno di una donna di servizio che però non sarà Rita Pelusio. Non posso svelare altro…

Max Pisu: Sono Bernard, il marito di Jacqueline, e ho attuato un piano perfetto per riuscire a passare un weekend con la mia amante in questa casa. Alla fine però sarà la cosa sarà un po’ complicata per una serie di circostanze e coincidenze.

Antonio Cornacchione: Io sono l’amico del cuore di Bernard. La nostra è la tipica amicizia maschile: lo accompagno a fare la spesa, giochiamo a calcetto e andiamo a vedere le partite insieme. Siamo proprio amiconi e mi trovo talmente bene con lui che frequento anche la moglie. Sono l’amante della moglie del mio migliore amico. E’ un personaggio molto bello.

Un’altra domanda per Rita Pelusio e Laura Curino, due attrici spesso impegnate in testi che si rifanno al teatro sociale e di narrazione. Due esempi per tutti: “Giovinette, le calciatrici che sfidarono il Duce” con Rita Pelusio e “Il rumore del silenzio”, lo spettacolo sulla strage di Piazza Fontana con Laura Curino. Si dice che far ridere sia molto più difficile che far piangere. Quanto deve essere impeccabile a livello di ritmi e tempi comici un meccanismo teatrale come questo?

Rita Pelusio: Tanto. Deve essere un orologio e una macchina scenica perfetta, che non può esistere se non ci sono il rispetto reciproco, l’ascolto tra tutti, ma soprattutto l’autenticità con cui si sta in scena, perché è tutto un meccanismo dove anche uno sguardo sbagliato rovinerebbe ogni cosa. In questo intrigo, se io dovessi guardare in un modo una persona, potrei svelare quello che sta succedendo. Quindi bisogna essere autentici. E’ il famoso “qui e ora”. In questo spettacolo si deve lavorare nel “qui e ora”, altrimenti non funziona.

Laura Curino: La regia di Marco Rampoldi aiuta moltissimo. I miei colleghi, ben più scafati di me all’interno del meccanismo comico, hanno una grande esuberanza e creatività. Il valore della regia di Marco sta nel tenere sempre d’occhio l’insieme e nel temperare le intemperanze. C’è una famosa indicazione di Marco Rampoldi: una battuta entra, una battuta esce. Altrimenti si fa notte. Loro potrebbero andare avanti a far ridere il pubblico per ore.

Passiamo a Max Pisu e Antonio Cornacchione: questo spettacolo è ambientato negli anni Ottanta. Cos’è cambiato da allora nei rapporti di coppia?

Max Pisu: E’ uno spettacolo che funziona molto e fa divertire perché è molto attuale. E’ basato sulle bugie, l’ipocrisia, i tradimenti. Sono cose che al giorno d’oggi esistono ancora di più.

Antonio Cornacchione: Si sente che questo testo è stato scritto negli anni Ottanta, perché qui probabilmente l’autore ha visto anche gli eccessi della liberazione sessuale. Oggi, che invece c’è un po’ più di restaurazione sessuale, questo testo funziona ancora di più, perché siamo tornati al classico tradimento, che in realtà non è tanto classico quanto pregnante perché colpisce le persone a noi più vicine.

Una domanda per tutti e quattro: come sta oggi secondo voi la comicità in Italia?

Antonio Cornacchione: L’ho vista ieri e non stava benissimo!

Max Pisu: La commedia funziona sempre, anche se il pubblico è fatto spesso di gente abbastanza adulta. Come comici cabarettisti, rispetto a qualche anno fa, noi facciamo un po’ più di fatica a capire cosa faccia ridere oggi i giovani.

Laura Curino: Il problema è che c’è poco da ridere, quindi per il comico è molto più difficile. Eppure è proprio nei momenti complessi che abbiamo bisogno dell’energia della risata, proprio perché intorno a noi c’è poco da stare allegri. Il lavoro del comico diventa ancora più difficile e sottile in questi momenti.

Rita Pelusio: Secondo me, oggi la comicità attraversa una strana situazione: è un momento storico in cui non c’è niente da ridere. Noi attori di commedia però possiamo veicolare contenuti importanti anche con la risata. Io ho un sogno: che l’arte comica possa essere nobilitata. Sono infatti un po’ stanca di vedere cartelloni teatrali dove lo spettacolo che fa ridere è sempre considerato di serie B. Io mi auguro che la categoria dell’arte comica venga inserita nei più prestigiosi premi teatrali, perché – ahimè – non c’è!

Laura Curino: Eppure anche dal punto di vista sanitario aiuta! Pare infatti che le risate facciano aumentare i globuli rossi. Tale incremento porta maggiore ossigenazione al cervello e si spera che questo ci faccia fare meno stupidaggini!

  • Intervista video di Andrea Simone
  • Si ringraziano Maurizia Leonelli e Manola Sansalone
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