Gabriele Pignotta, “Ti sposo ma non troppo”

Dopo il successo di Scusa sono in riunione… ti posso richiamare? torna in scena “la ditta Incontrada – Pignotta” con un nuovo travolgente spettacolo, Ti sposo ma non troppo. Il testo, che mescola con abilità la leggerezza della commedia con un mood romantico, vede protagonisti quattro individui che, superati i quarant’anni, fanno i conti con una situazione sentimentale ancora precaria: Andrea è una donna affascinante delusa dall’amore, Luca è un divorziato dall’eterna giovinezza che si rifugia in storie superficiali e prive di impegno, Carlotta e Andrea, sposati da dieci anni, sono una coppia stanca e demotivata.

Ti sposo ma non troppo è in scena al Teatro Manzoni di Milano fino al 2 febbraio. Lo spettacolo è stato scritto ed è diretto da Gabriele Pignotta, che ne è anche protagonista con Vanessa Incontrada, Siddharta Prestinari e Fabio Avaro.

La parola a Gabriele Pignotta

Quali sono le caratteristiche più importanti di Luca, il tuo personaggio, e Andrea, quello di Vanessa Incontrada?

Sono due reduci d’amore, nel senso che entrambi vengono da un fallimento sentimentale. Sono tutti e due separati. Soltanto che mentre Luca, il mio personaggio, è in una fase di rinascita e ha già metabolizzato la separazione nonostante abbia una figlia, perché probabilmente questa decisione è dipesa più da lui, Andrea, il personaggio di Vanessa, è invece fresca di separazione ma l’ha subita, perché il marito l’ha lasciata per un’altra donna. Quindi è nella fase traumatica. Ciò non toglie però che la comunanza di queste esperienze sarà uno dei motivi per cui iniziano a condividere un momento forte e dunque a trovare la sintonia.

Perché i protagonisti hanno una situazione sentimentale precaria?

Chi non ce l’ha? Hanno una situazione precaria perché a questo punto non si fidano più dei propri sentimenti. Noi raccontiamo un amore che non può essere assoluto. In questa commedia lo facciamo in modo realistico. L’amore è altalenante, c’è, ci sarà ma non si può quantificare per quanto tempo. Magari poi si finisce per stare insieme tutta la vita ma a che prezzo? Quindi cerchiamo di raccontare l’amore in modo realistico. Esiste a prescindere dalle relazioni. Dunque è questo il significato che rimane alla fine e vale la pena inseguirlo.

Quanto sono imbarazzanti gli equivoci in cui rimangono coinvolti i protagonisti?

C’è sempre un garbo nelle commedie che faccio, quindi è l’imbarazzo teatrale funzionale a regalare una bella e sana risata. Dunque è un imbarazzo piacevole.

C’è una resa dei conti finale a cui vanno incontro i personaggi?

Sì. Fanno i conti tutti e quattro con la realtà e con se stessi. Cercano di affrontare i loro sentimenti. C’è sempre una resa dei conti in amore. Essendo una commedia romantica, la risposta è sì.

  • Intervista video di Andrea Simone
  • Si ringrazia Manola Sansalone
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