Antonio Syxty e la sua compagnia presentano “Porcile”

Porcile è uno spettacolo ambientato nella Germania del dopoguerra, che racconta del giovane Julian Klotz, figlio di un potente industriale, e del suo silenzioso e drammatico rifiuto del mondo borghese in cui vive, affiancato da Ida, una giovane compagna.

Attraverso dialoghi serrati, frammentati e spesso volutamente astratti, Pasolini rappresenta un universo ideologico dominato dal potere economico, dall’autoritarismo paterno e dall’ipocrisia delle convenzioni sociali. Julian non si oppone apertamente ma sceglie un’esistenza muta, marginale, inaccettabile fino alla sua tragica fine, consumata nel silenzio e nell’indifferenza.

Lo spettacolo, scritto da Pier Paolo Pasolini, a cura di Antonio Syxty e Susanna Baccari e in scena al Teatro Litta di Milano dal 7 al 12 ottobre, vede protagonisti Mario Caruso, Federica De Maio, Tommaso de Rienzo, Elena Dell’Oro, David Gestra, Riccardo Orrù, Veronica Rinonapoli e Aline Webster.

La parola ai registi e al cast

Perché il protagonista rifiuta il mondo borghese in cui vive?

Tommaso de Rienzo: Perché è un ragazzo giovane che non appartiene più ai sistemi dei genitori e non si ritrova nei valori dei giovani borghesi che vanno a manifestare con i soldi dei padri. Queste erano le critiche mosse da Pasolini e Julian trova una soluzione individuale in cui si aliena totalmente da queste scelte.

E’ una critica alla società quella fatta da Pasolini o non c’è giudizio?

Tommaso De Rienzo: E’ un enorme e palesissima critica, che muove l’opera, alla società.

Susanna Baccari: C’è critica perché non c’è giudizio, è ancora peggio.

Quanto si avverte nello spettacolo il contesto storico del secondo dopoguerra?

Elena Dell’Oro: Tantissimo. Un po’ per creare questo parallelismo con il fascismo come se fosse la continuazione della società di consumi oggi. E’ una critica che non appare solo in Porcile, ma in tutta la letteratura di Pasolini, nella sua idea e nella sua filosofia. C’è quindi un forte richiamo di quel periodo e dunque della protesta, che Julian porta avanti da una parte con uno stile completamente fuori da ogni canone, proprio per distaccarsi sia dall’una che dall’altra proposta umana e sociale. Dall’altro lato c’è Aida, una ragazza borghese che perpetua la rivoluzione dei giovani.

Aline Webster: Però il contesto storico, nonostante si avverta tantissimo, è anche estrapolabile. E’ più universale e adattabile a tutte le situazioni, anche a quelle che stiamo vivendo attualmente.

Veronica Rinonapoli: Noi l’abbiamo vissuta così.

Siamo di fronte a un’opera di teatro politico e filosofico?

Veronica Rinonapoli: Assolutamente sì.

Antonio Syxty: Anche a un teatro di poesia perché è scritto in endecasillabi sciolti.

Tommaso De Rienzo: La natura di Pasolini è quella di esprimersi politicamente.

Veronica Rinonapoli: Mi sembra che usi un linguaggio poetico per comunicare un contenuto politico e filosofico.

  • Intervista video di Andrea Simone
  • Si ringrazia Alessandra Paoli
  • Clicca QUI per iscriverti al canale YouTube di Teatro.Online e vedere le nostre video