Francesca Puglisi, “Non è Francesca”

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Quante contraddizioni vivono in ognuno di noi? Le conosciamo? Le accettiamo? Sappiamo gestirle? Francesca, donna contemporanea, femminista del nuovo millennio, può cucinare, pulire e stirare le camicie del proprio uomo, senza sentirsi immediatamente catapultata nel Medioevo? Può insegnare a una figlia come conquistare il mondo, mentre abbina i calzini spaiati di tutta la famiglia? Può sentirsi una persona per bene, anche se non ha ancora capito dove va smaltito il Tetrapak? Ma, soprattutto, può dirsi realmente appagata e fiera di sé, sebbene da una settimana non pubblichi nulla sui social?

Non è Francesca è in scena al Teatro della Cooperativa di Milano dal 6 al 9 marzo. Lo spettacolo è stato scritto ed è diretto da Francesca Puglisi che ne è anche l’unica protagonista. La collaborazione drammaturgica è di Laura Pozone e Riccardo Piferi.

Intervista a Francesca Puglisi

“Perché questa è una storia di ordinaria contraddizione?”

“E’ ordinaria perché la mia speranza è che le mie contraddizioni intime e soggettive siano condivise anche dalle altre persone. Quindi diventano ordinarie perché l’altro dice che è così anche per lui. Dunque fa parte dell’ordine delle cose.”

“Quali sono i dilemmi che assalgono la protagonista?”

“Ce ne sono tanti. Quello principale intorno al quale ruota la struttura drammaturgica dello spettacolo è il rapporto con il disgraziato. Io lo chiamo così. E’ il mio compagno con il quale non so come rapportarmi. Da una parte vorrei farlo in maniera del tutto paritaria però non ci riesco sempre, perché abbiamo ancora un piede nel passato. In casa lui non sa fare tante cose o magari non è abituato a farle, io invece sì, quindi magari si crea quel vecchio schema ancora diffuso secondo cui la donna fa tutto e l’uomo sta fuori. Si occupa di lavorare fuori casa e basta.”

“In che modo la protagonista si scontra con la società di Instagram?”

“Questa società di Instagram pesa su di tutti e quindi volevo raccontare anche come pesa su di me. E’ l’oppressione di questa vita perfetta, di queste cose, di queste vacanze superfighe quando poi in realtà ci sono tantissime difficoltà. Più che altro è questa esposizione continua, anche di cose negative. L’esposizione mediatica pesa tantissimo sulle spalle. Come attrice io mi sento in dovere di comunicare, fare, apparire, quando invece, al di là degli spettacoli, io vorrei sparire. Non vorrei esserci e invece ci devo essere per pubblicizzarli. Questo mi fa anche piacere. Io vedo che i social vengono anche usati per raccontare cose molto effimere, senza mediazione artistica e questo mi affatica un po’. Io li uso per pubblicizzare gli spettacoli e in quel caso mi fa piacere.”

“Che ruolo ha l’assistente vocale?”

“Io ho messo Alexa nello spettacolo perché in casa con il mio disgraziato avevo il problema che lei parlava e si metteva in mezzo. All’inizio lui la teneva persino in camera da letto. Proprio perché ce l’avevo nella vita reale l’ho messa nello spettacolo perché dava spunti divertenti ed era vero. E poi perché ho pensato che tecnicamente fosse una spalla comica, quindi parliamo di cose terra terra ma in senso buono. Poi invece chi ha letto il copione o ha visto lo spettacolo ha detto che Alexa svolge anche un ruolo simbolico di rappresentazione della società dell’immagine, della perfezione, dell’ossessione e del dovere attraverso di lei. Quindi ha un ruolo importante, quasi anche più del mio!”

  • Intervista di Andrea Simone
  • Si ringrazia Giulia Tatulli
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