“Quasi quasi ci ripenso”, intervista al cast

Durante il ritiro organizzato per le nozze di Riccardo e Greta, emergono i dubbi sentimentali della coppia. Le loro incertezze, mescolate ai segreti personali di Don Nino, portano i tre a confrontarsi in maniera profonda e inaspettata. Le tensioni e le rivelazioni che scaturiscono da questi confronti innescano una crisi che mette in discussione non solo la decisione della coppia di sposarsi, ma anche la loro visione dell’amore e della fede.

Quasi quasi ci ripenso è in scena al Teatro Martinitt di Milano fino al 2 giugno. Lo spettacolo vede protagonisti Alessandro Tirocchi e Maurizio Paniconi, che hanno anche scritto la sceneggiatura. La regia è di Andrea Palotto. Nel cast c’è anche Valeria Monetti.

Quattro domande ad Alessandro Tirocchi, Maurizio Paniconi e Valeria Monetti

Perché c’è la crisi dei matrimoni religiosi?

Alessandro Tirocchi: Perché c’è una crisi di identità, di valori, di significati. Quindi hanno un po’ perso la connotazione e il valore che fino a una trentina d’anni fa potevano avere. Erano visti forse come l’unico passo per poter vivere in coppia una storia d’amore e per poter formare una famiglia. Fortunatamente siamo nel 2024 e la civiltà va avanti, malgrado qualche potente tenti di farla arretrare. Sposarsi in chiesa non è più dunque l’unico modo per poter ufficializzare un rapporto di coppia e quindi ecco perché pensiamo che ci sia questa sorta di crisi.

Don Nino però è un prete un po’ sui generis, giusto?

Alessandro Tirocchi: Molto. E’ un parroco molto poco canonico, che ha un passato che l’ha formato in un certo modo. E’ cresciuto in strada e la strada lo ha portato a sbagliare. Ha convertito la sua storia in un percorso differente nella sua visione di fare il prete. Il “quasi quasi ci ripenso” di don Nino è riferito alla sua condotta, però è un ragionamento che fanno anche Greta e Riccardo.

Maurizio Paniconi: Il “quasi quasi ci ripenso” spiazza un po’, perché uno potrebbe pensare che non si sposano. In realtà alla fine succederanno delle cose per cui ci renderemo conto che questo “quasi quasi ci ripenso” è visto da un punto di vista completamente diverso.

Quanto è surreale quest’interrogatorio a cui viene sottoposta la coppia?

Maurizio Paniconi: E’ surreale quanto reale, perché il “processetto” è qualcosa che esiste davvero per quelli che si vogliono sposare in chiesa. Si va in canonica con il prete e si risponde ad alcune domande che sono abbastanza arretrate. Alcune di queste domande lasciano un po’ il tempo che trovano, però anche Don Nino sarà obbligato a farle e loro saranno soprattutto costretti a rispondere.

Alessandro Tirocchi: E’ un perenne contrasto tra alcune istituzioni che sembrano – e a nostro avviso sono – superate nella concezione che hanno sempre avuto e nel modo in cui sono nate e si sono sviluppate, e le forti esigenze di oggi. Soprattutto non è una crisi di fede o di riferimento a un amore universale. E’ tutto il contorno che risulta veramente antico e in questa storia ognuno dei protagonisti fa un percorso che rompe e spezza delle regole. Avrà modo di conoscersi molto attraverso le domande sul matrimonio ma anche la vita di loro tre in quei tre giorni, perché si parla di un ritiro prematrimoniale.

Parte tutto da un presupposto che noi abbiamo forzato in una maniera un po’ da fiction: la curia istituisce un bonus da 20.000 euro per sposarsi in chiesa. Greta e Riccardo ne vogliono approfittare, proprio per il vantaggio economico. Si amano, convivono e non ci sarebbe necessità di questo passaggio ecclesiastico. E’ qui la prima incoerenza con tutti questi meccanismi che sono superati. In questi tre giorni loro avranno modo di riconoscersi, di confrontarsi, di capirsi, di comprendere dove sono le incongruenze della loro vita e di fare delle scelte.

Hanno detto che il primo atto è più leggero, mentre il secondo è più impegnato. E’ così?

Valeria Monetti: Nel primo atto conosciamo i personaggi e le loro caratteristiche più estreme, ovviamente sempre nei termini della commedia. Quindi abbiamo il burbero e un po’ arrogante don Nino, poi c’è il buffoncello Riccardo e infine ci sono io. Sono personaggi disegnati in maniera leggera. Nella seconda parte affrontiamo la concretezza della storia, quindi andiamo ad affrontare la tematica che presenta argomenti e riflessioni.

Alessandro Tirocchi: Oltre al racconto che non ci torna in alcune strutture e sovrastrutture, c’è anche quello che non quadra nella vita di ognuno di noi. Tutti e tre i protagonisti hanno qualcosa di non risolto e di non confessato. Vicino al finale si diranno quindi determinate cose che porteranno a una rottura drammatica.

Valeria Monetti: La scrittura nasceva già così. Il nostro regista ha voluto aiutare ancora di più la tematica e il percorso evolutivo della coppia e si nota perché aumenta l’emotività complessiva.

  • Intervista video di Andrea Simone
  • Si ringrazia Lia Chirici
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