Antonella Questa, Valentina Melis e Lisa Galantini, “Stai zitta!”

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Scrive Michela Murgia: «I tentativi di ammutolimento di una donna verificatisi sui media italiani negli ultimi anni sono numerosi… La pratica dello “Stai zitta” non è solo maleducata, ma soprattutto sessista perché unilaterale…

Antonella Questa, Valentina Melis e Lisa Galantini hanno sempre avuto qualche difficoltà a stare zitte e lo dimostrano in questi anni i loro tanti spettacoli, video e libri, che affrontano, con ironia e intelligenza, tematiche sociali e anche femministe. Inevitabile quindi si incontrassero un giorno per dare vita a uno spettacolo comico e dissacrante su quanto la discriminazione di genere passi spesso proprio dal linguaggio. Stai zitta, tratto dall’omonimo libro di Michela Murgia, è in scena al Teatro Carcano di Milano dal 27 al 30 marzo e vede impegnate sul palcoscenico Antonella Questa, Valentina Melis e Lisa Galantini dirette da Marta Dalla Via.

Parlano le tre protagoniste

Quali sono le frasi che non volete più sentirvi dire?

Antonella Questa: Sicuramente il fatto di non usare il mio cognome ed è una pratica che Michela Murgia mette in luce bene nel libro; poi la frase “Fatti una risata” quando vengono fatti un complimento non richiesto, un commento sul corpo, su come mi vesto o sull’età che ho. Queste sono due fra le tante frasi del libro ancora difficili da digerire.

Lisa Galantini: A me è molto caro il tema dell’essere una donna determinata, a volte con un atteggiamento un po’ sopra le righe ma che nel mio caso, siccome sono donna, viene scambiato per aggressività, per il fatto di avere le mestruazioni o di non prendere abbastanza pisello. Queste sono le cose che più mi fanno arrabbiare, perché quello che in un maschio viene considerato tipico di una persona forte, determinata e di un atteggiamento giusto per essere leader di un gruppo, in una donna viene sempre giudicato come isterismo, mai come forza del proprio pensiero. Quando una donna ha un pensiero forte, lo difende. Spesso questo modo di proteggerlo viene discriminato in maniera sessista. A me è successo spesso, quindi questo tema mi è caro.

Valentina Melis: La frase che non sopporto più che mi venga detta e che mi viene ripetuta da quando ero una bambina delle elementari è proprio il titolo dello spettacolo ovvero “Stai zitta”, il fatto cioè di venire zittita da sempre e soprattutto in quanto donna. Lo fanno perché le donne chiacchierano troppo e non ce la fanno a stare in silenzio. Invece il sistema patriarcale, in cui tutte e tutti siamo immersi fin dalla nascita, ci vuole come brave bimbe, educate, indifese, silenziose, che sorridono sempre, che sanno sempre stare un passo indietro e al loro posto.

Ecco, io non ci sono mai stata perché ho sempre voluto parlare e replicare. Quindi mi sono sempre sentita dire di stare zitta. Questa cosa continua tuttora, visto che dà il titolo al saggio di Michela Murgia dopo che lo psicologo Raffaele Morelli la zittì durante un’intervista radiofonica. E’ il mantra della mia vita ed è la frase che più di tutte non tollero più.

Il libro di Michela Murgia presenta una carrellata di personaggi e situazioni surreali. E’ uno spaccato della società contemporanea?

Antonella Questa: Assolutamente sì. Tra l’altro, per parlare del mio personaggio, Letizia senza cognome, ho scelto di lavorare su una donna in carriera che crede di avere il potere, ma a cui in realtà è solo stato prestato. A dire il vero, sta solo proteggendo l’egemonia patriarcale. Questo lo vediamo, ahimè, tutti i giorni. Basta guardare alla politica. In questo momento credere che si raggiunga una posizione solo per meritocrazia è in realtà una falsa credenza. Il personaggio, soprattutto il mio, è assolutamente conforme a quello che troviamo nella società oggi.

Valentina Melis: Direi che in realtà il libro di Michela Murgia non presenta assolutamente personaggi surreali, bensì figure che purtroppo noi vediamo e conosciamo tutti i giorni. Siamo anche noi stesse. Noi nel riprendere il saggio abbiamo creato tre personaggi assolutamente aderenti alla realtà. Il mio si chiama Martina ed è una mamma che in virtù del proprio ruolo ha dovuto rinunciare alla sua realizzazione personale, ai suoi sogni e ai suoi sacrifici, proprio perché ancora oggi questa società non permette alle donne che scelgono di diventare madri di potersi realizzare anche nella propria carriera, perché purtroppo o si è madri o si è lavoratrici professioniste, visto che le madri che lavorano devono fare le funambole per incastrare carriera e famiglia. Ancora oggi non ci viene permesso.

Lisa Galantini: Il pubblico che ci viene a vedere dimostra che questo spettacolo è assolutamente necessario e parla dei nostri giorni e della nostra vita. E’ una pièce che ha un seguito impressionante. Anche queste date che facciamo al Carcano sono piene. Io non riesco neanche ad invitare gli amici. Se c’è questo desiderio di venire ad ascoltare queste parole, da un lato ci sono una grande devozione e affezione condivise totalmente nei confronti di Michela Murgia, un’autrice, una donna e una politica che mi manca enormemente, ma viene tanto pubblico anche perché c’è proprio la necessità da parte delle donne e degli uomini di sentirsi spiegare bene che cosa si intende oggi per femminismo e che cos’è l’uguaglianza che si chiede.

Ce ne rendiamo conto ogni sera, perché le persone che ci guardano e che ci ascoltano sono interessate ed emozionate; ci scrivono il giorno successivo. Questo è proprio un argomento che ha necessità di essere divulgato, quindi ha bisogno di esistere. Nel mio caso, il personaggio che non ho scritto io ma che è stato inventato da Teresa Cinque e che io interpreto, nella finzione è un’insegnante e decide con i suoi studenti di portare avanti determinati argomenti e di diffondere e proporre certi pensieri. Il pubblico che viene a vederci ovviamente ci sceglie e se ci sceglie, è perché c’è l’esigenza di capire meglio.

Quali indicazioni vi ha dato la regista Marta Dalla Via?

Antonella Questa: Nei primissimi giorni di lavoro Marta ci ha chiesto che cosa volevamo noi dallo spettacolo. Innanzitutto, come hai fatto tu all’inizio, ci ha domandato quali erano le frasi che ci interpellavano e sulle quali avremmo avuto piacere di lavorare e di approfondire per creare i nostri personaggi e poi quello che avremmo voluto. Personalmente sottolineo quello che ha appena detto Lisa: io avevo esplicitato il desiderio di mandare via le persone e in effetti le date che stiamo facendo sono sold out nel 98% dei casi, quindi con liste d’attesa molto lunghe come sta avvenendo al Carcano. Volevo soprattutto far sì che qualcuno, uscendo dal teatro, diventasse femminista.

C’è un uomo o un personaggio pubblico a cui vorreste dire “Stai zitto!”?

(ridono tutte e tre in coro) Lisa Galantini: La lista è lunga, forse c’è bisogno di un altro podcast. No, perché non vogliamo rifare gli stessi errori che fanno i maschi. Però ci sono tanti uomini a cui vorrei dire “Ascolta!”.

Valentina Melis: Io mi sento un po’ più radicale in questo e penso che in realtà vorrei tanto zittire alcuni uomini perché loro non sono stati abituati più di troppo per secoli ad ascoltarci. Però io direi un bello “Stai zitto!” a tutti quegli uomini che cercano di insegnarci cose che noi conosciamo benissimo. Mi sono capitati spesso individui di sesso maschile che mi hanno insegnato come allattare, come abortire o come mettermi un assorbente. Vorrei dire a tutti loro per una volta di tacere, di ascoltarci e che sappiamo anche noi cosa fare.

  • Intervista e podcast di Andrea Simone
  • Si ringrazia Cristiana Ferrari
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