Annig Raimondi, “Due poeti per un secolo: Eliot e Pound”

La relazione tra T.S. Eliot ed Ezra Pound è stata davvero una delle grandi amicizie poetiche del XX secolo. Entrambi sono stati figure centrali nel modernismo letterario e hanno avuto un’influenza significativa l’uno sull’altro. Eliot e Pound si sono conosciuti nel 1914 e hanno instaurato un rapporto profondo e duraturo. Pound, in particolare, è stato un mentore cruciale per Eliot, incoraggiandolo e influenzando il suo stile poetico.

Due poeti per un secolo: Eliot e Pound è in scena al Pacta Salone di Milano fino al 19 maggio. Ne è unica protagonista Annig Raimondi, che ha anche firmato la regia.

Intervista ad Annig Raimondi

Che tipo di relazione c’è tra autore e lettore nel caso di questi due scrittori?

Erano autori legati da un’amicizia più connessa alla letteratura. Avevano una parte di relazioni insieme, di movimenti letterari, ma Pound è stato un grande artefice della scoperta dei talenti. Aveva quindi intuito in Eliot una grande capacità e dopo avere scritto The Waste Land, è arrivato a gamba tesa anche sostenendo un’operazione meravigliosa. Era un periodo molto fervido, rigoglioso e la lettura era uno dei modi di rapportarsi. Tutti leggevano tantissimo. Non c’era Internet, però era impressionante la conoscenza. Per Pound era veramente stupefacente il numero di lingue che conosceva. Lui traduceva anche dal cinese e dal giapponese. Ci ha infatti fatto conoscere il teatro orientale che ancora non conoscevamo.

Eliot aveva una vita meno movimentata, per quanto ci fossero grandi incontri. Lavorava in banca per mantenersi nella scrittura. Avevano però questi contatti continui fra letterati, perché gli interessava portare avanti un progetto comune. C’erano molta solidarietà e partecipazione. All’epoca si leggeva tanto la poesia, cosa che da noi è più difficile, anche se sta un po’ rinascendo un interesse. Negli altri Paesi è molto più forte.

Che cos’avevano in comune Eliot e Pound?

Una cosa forte che li accomunava era la consapevolezza di essere portatori di un passato molto forte, di non dimenticarsi che dentro di noi c’è tutto quello che è successo nei millenni, quello che captiamo dell’oggi e siamo già proiettati nel futuro. Significa mettere insieme il passato, il presente e il futuro attraverso il mito. Tutti e due avevano una sorta di approccio attraverso la mitologia, la grande letteratura passata, rivedendo tutto l’oggi. Il metodo mitico è un altro elemento che li ha uniti fortemente. In Eliot possiamo proprio leggere questo percorso attraverso le sezioni de La terra desolata. Le prime quattro sono più legate al mito, l’ultima parte si rifà invece più all’allegoria.

Per quanto siano due scrittori molto diversi nella scrittura, c’è un filo che li unisce fortemente. Erano molto legati alla loro terra, americani che poi hanno vissuto tanto in Europa. Eliot si è fatto naturalizzare inglese e hanno scelto l’Europa, Eliot l’Inghilterra e Pound l’Italia. Scrivevano tanto, avevano un occhio particolare che dalla poesia saltava all’immaginismo. Avevano quindi un linguaggio figurato, quasi cinematografico, con il cut up che ha principiato Pound, ma che poi ha sviluppato ed è diventato famoso per La terra desolata. La letteratura americana lo riprenderà più avanti. Sono stati degli iniziatori, dei grandi maestri. Sono stati anche imitati, hanno creato un percorso.

Cosa emerge dal confronto epistolare tra di loro?

Una capacità di analisi di entrambi della letteratura attraverso il forte sentire e la conoscenza della personalità dell’uno e dell’altro. Sapevano analizzare e andare a vedere come si traducesse in parola poetica. Si conoscevano così a fondo che potevano intervenire l’uno sull’altro sapendo che nessuno era mai prevaricatore.

Perché l’uomo moderno perde la propria centralità?

Ci sono tanti elementi e l’uomo deve essere cosciente di essere una parte del tutto. Gli avvenimenti nei secoli hanno smembrato la figura moderna dell’uomo in modo tale che se non riesce a rigenerarsi, la terrà sarà sterile. Nel 1922 Eliot diceva che si era perso il senso profondo delle cose, che c’erano violenza, prevaricazione ed egoismo. Si parlava di guerre, di distruzione e di uomini grigi che, non riuscendo a trovare un loro senso e un loro obiettivo, deambulano come le immagini della Londra grigia, come uno sciame di persone che dalla City diventano poi figure grigie che sono le migrazioni vere dei popoli.

Già nel 1922 Eliot vedeva le immagini di gente alla ricerca di una terra dove vivere e dove poter rigenerare se stessi e una vita. Infatti in questo senso parte sempre dalla ricerca del Sacro Graal. The Waste Land è come un percorso iniziatico, dove si immagina che c’è una figura eroica che cerca attraverso continui mascheramenti ed esperienze di trovare quella cosa che permetta la rigenerazione a tutta l’umanità, non solo a se stessi.

  • Intervista video di Andrea Simone
  • Foto in evidenza di Emma Terenzio
  • Si ringrazia Giulia Colombo
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